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Poltergeist

Vita da Americani

The_Americans

L’incontrastato dominio sui mezzi di comunicazione di massa è per l’America un’arma quanto una falla di vulnerabilità. Se è vero che i servi parlano sempre dei padroni e i padroni parlano sempre di loro stessi, è altrettanto vero che un padrone che si denudi davanti a un servo ne perde il rispetto.
Grazie a una continua esposizione a tutto ciò che è americano, alle espressioni della sua proverbiale “way of life”, alla struttura del suo sistema politico e alla rappresentazione della sua forma di società, da Hong Kong a Stoccolma ogni singola persona pensa di sapere esattamente cosa e chi sia un americano, quali i suoi sogni, i suoi desideri e le sue paure.
Come il proverbiale re che si presenta nudo davanti al popolo, l’America si è resa vulnerabile agli sguardi di tutto mondo e ora appare svergognata e tremante – chi parla troppo rischia di arrivare a tradire i propri segreti.
Succede dunque oggi che un giovane appassionato di House of Cards conosca a fondo come funziona il sistema politico americano, continuando a ignorare molte cose di quello del suo paese e questo gli dà la possibilità di arrivare a conclusioni personali su questioni e fatti di politica interna americana che altrimenti non avrebbe gli strumenti per decodificare. Del resto, le vicende elettorali americane vengono seguite ovunque con una passione e in un modo che ricorda molto l’atteggiamento che si ha verso le serie tv: in questo momento la diatriba Hillary Clinton – Donald Trump è la sitcom di maggiore successo sugli schermi nostrani. La televisione è riuscita a invertire i ruoli poiché, anche se è nata come mezzo di rappresentazione della realtà, ha poi gradatamente trasformato la realtà in televisione, come se il soggetto della rappresentazione (la realtà) si fosse trasformato in oggetto, in un contenuto da diffondere.
Si intitola “Gli Americani” la bellissima serie, sicuramente la migliore in circolazione sui canali che non siano i colossi HBO e Showtime, che parla di due spie russe.
Strappati alla madre russia poco più che ventenni dal KGB, Elizabeth e Philip (Nadezhda e Misha) vengono spediti in America alla fine degli anni Settanta e qui si sposano, hanno due figli e conducono una vita apparentemente normale e qualunque come proprietari di una piccola agenzia di viaggi, che altro non è che una cortina di fumo per mascherare la loro affiliazione alla cortina di ferro.
Molti critici hanno indicato la loro duplice vita come elemento fondamentale di questa serie: The Americans presenta la vita quotidiana di queste spie in abiti americani sempre in bilico tra le lezioni di nuoto dei figli e il sanguinoso assassinio di un deputato, la passione per la Bibbia della figlia e il massacro di un’intera famiglia di loro amici da parte del controspionaggio, la coda in strada durante le ore di punta e le lunghe serate teatro della seduzione di una segretaria dell’FBI per riuscire a nascondere delle cimici negli uffici dello stato maggiore di Washington.
Alcuni hanno visto dell’ironia – addirittura comicità – nel ritratto che la serie fa degli anni Ottanta e della lotta silenziosa che fanno i personaggi al consumismo in nome dei principi del comunismo a cui si aggrappano come un animale braccato che digrigni ferocemente, eppure la serie è in realtà poco spiritosa e raramente concede spazi per trarre un respiro di sollievo o rialzare il capo dalla cupezza dell’ambientazione e dell’atmosfera.
I protagonisti, professionisti della menzogna, chirurghi del mascheramento, non sono tuttavia mai rappresentati come fossero delle maschere univoche, semplicemente accerchiate da un modo di vivere opposto alla loro ideologia, un modo di vivere allettante, colorato, pieno di seduzione.
Forse sta proprio in questo la natura della serie, nell’essere una costante torsione tra l’ideale e la realtà, la nostalgia e la manipolazione dei desideri, un po’ come in fondo vivono gli americani. Assediati dalla materialità dell’esistenza, sono constantemente spinti a vivere la vita in forma ideale; la Patria è un concetto astratto ma è anche fortemente presente, il Bene è qualcosa di materiale che si può quasi conteggiare, il Desiderio è una moneta di scambio. Gli americani, quelli veri, hanno sogni di terra e di sangue, istinti che palpitano di vita, paure alte e vere come le montagne rocciose. Ed è nell’incrollabile fiducia che gli Americani della serie hanno verso la patria tanto lontana da sembrare immaginata che somigliano agli americani della realtà, e in questo la serie ne fa uno spietato ritratto.