closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Antiviolenza

Violenza, femmicidio e deontologia

Pochi giorni fa il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, sullo stupro di Pizzoli – dove due mesi fa una ragazza ventenne ha subito uno stupro che le è costata 48 punti di sutura per ricostruzioni vaginali e anali – ha dichiarato: “Non si può avere dubbio alcuno che il soggetto che si accompagnò alla persona offesa e la ridusse in quelle condizioni fu l’odierno indagato, né alcuna spiegazione alternativa si presenta minimamente possibile o configurabile”. La tesi accusatoria accettata dal Tribunale del Riesame dell’Aquila parla di un “abuso messo in atto in maniera cruenta”, tesi che ha spinto il collegio giudicante a tenere in carcere il militare Francesco Tuccia. Come riportato da ilcapoluogo.it, per i giudici “non si può non pensare che la ragazza avendo riportato gravi lesioni non abbia avuto atroci dolori tali da chiedere al giovane di fermarsi nella prosecuzione dell’atto sessuale”, smantellando completamente la tesi dell’avvocato della difesa che aveva sostenuto come la ragazza fosse stata “consenziente” a un rapporto di “sesso estremo”. Francesco Tuccia, unico indagato per lo stupro, fu fermato con la camicia sporca di sangue dal padrone della discoteca che aveva trovato la ragazza seminuda sulla neve, mentre due amici-colleghi del militare si allontanavano dal luogo, con la fidanzata di uno dei due, in macchina. Ora, ad aggiungere nuovi elementi alla inquietante storia della ragazza di Tivoli è stata una puntata della trasmissione “Chi l’ha visto?” su Raitre (condotta dalla bravissima Federica Sciarelli), dove una giovane in incognito ha raccontato di essere stata aggredita dall’amico di Francesco Tuccia (non indagato), un episodio che la ragazza provò a denunciare e su cui le stesse forze dell’ordine le “consigliarono di lasciar perdere”. La ragazza è andata in tv dopo l’appello del padre della studentessa stuprata che qualche puntata fa aveva chiesto: “chi sa parli”, e ha rivelato elementi che potranno essere utili alle indagini, dimostrando come l’informazione e i media possano aiutare con le loro inchieste le stesse indagini giudiziarie senza fare “processi mediatici”. Allora la domanda è: perché non si fanno inchieste specifiche e ben fatte anche su argomenti che trattano la violenza di genere (e ce ne sono di argomenti) oltre a fare fiction e salotti televisivi? perché non esiste un format come per esempio l’ottimo “Report” (condotto da un’altra super, Milena Gabanelli) su argomenti legati alla discriminazione delle donne?
Alle volte penso che la violenza sulle donne sia diventata una prassi di relazione tra i sessi in una cultura che invece di combattere, asseconda e sostiene la cultura dello stupro dando idea agli autori di poter rimanere impuniti, da una parte, e facendo risuonare le trombe (e i tromboni) quando le cose si mettono male (“troppa violenza, troppi omicidi”), senza capire in profondità le gravissime conseguenze sociali e collettive di questo comportamento. Denunciare questa prassi è compito anche dei media che continuano a trattare questa violenza come se fosse un argomento d’opinione su cui tutti, ma veramente tutti, esprimono un giudizio che a ben vedere è un parere del tutto personale e soggettivo, e alle volte anche un po’ troppo “pesante”. Articoli, reportage, talk show, trasmissioni, docu-fiction, che mostrano quanto l’Italia sia indietro sulla questione di genere facendo di quello che è un problema di emergenza nazionale (ormai siamo a quasi 50 femmicidi in Italia dall’inizio del 2012) un argomento da salotto, un fenomeno su cui indignarsi per una serata, uno spunto per dire “la propria” da parte di chiunque, o un’occasione per fare un pessima figura. Come l’articolo di Massimo Fini sul “Fatto” in cui il giornalista cita tre ragazze stuprate – di cui due uccise – come “ragazze sculettanti”, un episodio gravissimo che, oltre le scuse che il giornalista ha messo per iscritto, dovrebbe anche prevedere un richiamo disciplinare da parte dell’Ordine dei giornalisti nonché un richiamo ufficiale da parte del direttore. Quello che manca infatti, oltre alle competenze dei singoli che a volte arriva alla violenza verbale, è un quadro deontologico chiaro che dia direttive precise  a chi si accosta a fatti che riguardano violenza di genere e femmicidio, che non sono argomentabili come semplici fatti di cronaca e che devono essere “maneggiati” con una certa cautela. Il fatto di non avere, non dico un desk (magari), ma una o un professionista all’interno delle redazioni che abbia profonda conoscenza sull’argomento – non solo sulla violenza o sul femmicidio ma su tutte le questioni di genere, dato che la violenza è inscindibile dalla discriminazione culturale e sociale subita dalle donne – e che possa affrontare la questione con strumenti adatti evitando di dire banalità o di essere fuori luogo dando un’informazione corretta, è una doppia discriminazione. Perché non dare delle pagine ai diritti delle donne, alla violenza di genere, al femmicidio come si fa con gli esteri o con gli spettacoli? Perché non trattare certi argomenti con la stessa metodologia delle inchieste giornalistiche su temi trasversali? La risposta è sempre quella: finché non si affronterà il problema culturale della discriminazione delle donne in tutti gli ambiti, una mentalità profonda e radicata in tutta la società, nessuno si porrà il problema di fare un giornalismo corretto e deontologicamente adeguato all’argomento.
  • alex1

    La tesi accusatoria e le motivazioni del giudice del tribunale di L’Aquila, a mio parere non fanno una grinza. Brutta figura quella per Massimo Fini, che pero’ si e’ scusato per iscritto e tanto puo’ bastare. Non bisogna esagerare nell’estrapolare tesi sulla discriminazione delle donne, che a mio avviso, non esiste piu’ nelle relazioni private. Non credo che in base ad un malinteso femminismo bisogna creare allarmismi o clima di sospetto o addirittura guerra fra i sessi. Non credo debbano essere dedicate trasmissioni a questo, un atto di sopraffazione e di violenza deve restare confinato ad un fatto di cronaca. Ma sopratutto deve essere trattato con equilibrio senza tesi sociologiche precostituite.

  • Paolo1984

    “Alle volte penso che la violenza sulle donne sia diventata una prassi di relazione tra i sessi”

    No, questo non posso crederlo. Considero comunque importante parlare di violenza sulle donne, senza allarmismi o facili sociologismi certo, però è giusto parlarne, è giusto raccontarla

  • Silvia84

    Temo che la violenza sulle donne sia diventata una prassi di relazione tra i sessi. Per quanto pesante, e spaventoso, sento di aver trovato in queste parole una verità che in modo più o meno consapevole cercavo.
    Ovviamente la violenza di cui si parla non arriva sempre ai livelli dello stupro di Pizzoli, né all’omicidio. Ma è un’onnipresenza asfissiante, asfissianti sono le parole che condannano la “mostruosità” (è ancora tale, alla lettera, se avviene con frequenza quotidiana?), asfissiante è la Rai che programma una serie sul “tema” della violenza contro le donne… non c’è rarità, non c’è stupore, c’è un “di nuovo, ancora, ma basta” che suona nella mia testa.
    Non voglio promuovere alcuna guerra tra i sessi, non mi pare ci fossero intenti di questo tipo nell’articolo. Ma l’esigenza di puntare lo sguardo su una questione troppo pressante, e troppo spesso affrontata in modo tutt’altro che adeguato.

  • Amara

    Cito da alex1: “Non bisogna esagerare nell’estrapolare tesi sulla discriminazione delle donne, che a mio avviso, non esiste piu’ nelle relazioni private. Non credo che in base ad un malinteso femminismo bisogna creare allarmismi o clima di sospetto o addirittura guerra fra i sessi.”

    50 donne in tre mesi è un po’ più di un fatto di cronaca, a mio avviso. Una donna ogni 2-3 giorni ogni anno non è allarmismo. Si tratta di fatti. Di sicuro non di guerre tra i sessi. Per lo meno: le donne non sono in guerra. Forse il genere mschile, invece, sì, data la pluridimostrata combattività.
    Parlando seriamente: il problema culturale esiste ed è grave. Basta solo pensare ad una cosa: se venisse aggredito ed ucciso un —– (sostituire con “ebreo”, “persona di colore”, “cinese”, “senzatetto”) ogni 2 giorni, nessuno starebbe qui a tentare di spiegare che c’è un problema, perché sarebbe evidente…

  • Valentina

    Alex1 mi dispiace ma temo che le discriminazioni esistano eccome, specialmente nelle relazioni private (oltre che in quelle pubbliche, mediatiche e istituzionali). Partiamo da un esempio che non riguarda la violenza, la condivisione del lavoro domestico e la cura dei figli. Aldilà della tanto sbandierata parità questo lavoro incombe ancora all’universo femminile. Tutto ciò avviene in modo abbastanza “naturale”, nel senso che in una coppia le persone si posizionano automaticamente nei ruoli che sono socialmente attribuiti ai sessi, riproducendo ciò che hanno conosciuto tramite la famiglia e l’immagine che la società proietta sul loro sesso. In Francia questo retaggio lo chiamano “la doppia giornata di lavoro”, nozione che indica proprio il peso del lavoro femminile che oggi si svolge sui due piani, il pubblico e il domestico. Con questo non si vuole asserire che tutti gli uomini lasciano le incombenze domestiche alle loro compagne, nè Luisa vuole accusare tutti gli uomini di essere violenti. Non è una guerra tra i sessi, piuttosto un invito a interrogarsi su schemi culturali che persistono nella definizione dei ruoli. Le lotte femministe degli anni 70 sono ancora recenti e le loro revendicazioni non furono sempre accolte con favore, anzi molte provocarono delle reazioni virulente da parte della società, poichè il femminismo le chiedeva di confrontarsi a se stessa e alla sua struttura.

    Un cambiamento recente non implica una totale inversione di tendenza e può essere oggetto di resistenze più o meno manifeste (il caso dei movimenti per la vita nei consultori per farti un esempio). Se una cosa è vietata o consentita per legge ciò non implica un assenso totale della società civile, e questo è tanto più vero quando si tratta di leggi che tentano di abolire una struttura fondata sulla discriminazione della donna. Per quanto riguarda la violenza bisogna ricordare che non corrisponde solo alle botte, ma a quel meccanismo di svilimento della donna in quanto persona in una coppia, al fatto di criticare il suo stesso modo di pensare, il suo modo di vestire, il suo modo di essere (cioè esistere). E temo che questo meccanismo sia molto più diffuso di quanto non si creda.

    E penso al contrario che ci vogliano tesi sociologiche per trattare questo argomento, come molti altri (già agli inizi del 900 Durkheim prese il suicidio come fatto sociale), per poterne definire le manifestazioni e delimitare ciò che è violenza di genere e ciò che non lo è. Siamo animali sociali per definizione, viviamo e ci riproduciamo in una società fatta di leggi, di morale, di usi e costumi, ci siamo evoluti (nel senso darwiniano del termine) con la società e l’uomo non sarebbe UMANO senza di essa, tant’è vero che ogni società ha dei termini per definire gli umani e i non-umani, dove gli umani sono i membri della società e i non-umani gli stranieri. Davvero non capisco questa avversione per la sociologia.

    In conclusione sono d’accordo con Luisa, finchè i femminicidi e gli stupri rimarranno puro fatto di cronaca (apprendo ora che un documento dell’Unesco del 1995 dava già le linee guida per lavorare sui media e la parità)non si farà nessun passo avanti, anzi assisteremo a un numero sempre più alto di femminicidi. Già 50 donne ammazzate dall’inizio dell’anno dovrebbero far riflettere!

  • Paolo1984

    “Ma è un’onnipresenza asfissiante, asfissianti sono le parole che condannano la “mostruosità” (è ancora tale, alla lettera, se avviene con frequenza quotidiana?), asfissiante è la Rai che programma una serie sul “tema” della violenza contro le donne… non c’è rarità, non c’è stupore, c’è un “di nuovo, ancora, ma basta” che suona nella mia testa.”

    Non capisco: sarebbe meglio che la Rai non ne parlasse? Sarebbe meglio che non avesse fatto le fiction? se è così non concordo.
    Sui lavori domestici e la cura dei figli, fermo restando il rispetto per coe ogni coppia vive, io sono d’accordo con una divisione il più possibile paritaria

  • Paolo1984

    anche perchè pensando ai padri separati e alle loro proteste…mi chiedo se durante il matrimonio avevano tutta questa voglia di stare coi figli o erano ben contenti che se ne occupasse solo la moglie?

  • alex1

    No care mie femministe. Oggi alle donne non e’ preclusa la possibilita’ di diventare manager, professori universitarie, presidenti della camera e addirittura ministri, per non parlare delle discutibili “quote rosa”. Le discriminazioni appartengono oggi ad alte categorie, immigrati (regolari e non) disoccupati, portatori di handicap, licenziati in non piu’ verde eta’ e via dicendo sia che siano donne sia che siano uomini. Nelle relazioni private il discorso e’ piu’ complesso, ma molto e’ dovuto alla responsabilita’ dei singoli. Una volta la donna lavorava da sola per casa e si occupava dei figli, ma era l’uomo ad andare in miniera, in fabbrica ed a combattere le guerre. E si sacrificava per loro, non dimentichiamo che i superstiti del Titanic erano per lo piu’ donne. Nessun rimpianto per quell’epoca, ma le giuste rivendicazioni del 68 sono arrivate di fatto a conclusione con le giuste leggi sulla maternita’, sul divorzio e sull’aborto. Nelle relazioni private la donna e’ piu’ libera oggi, ma maggior liberta’ vuol dire anche assumersi maggiore responsabilita’. Non si puo’ pretendere di essere sempre giustificate. Ad esempio sposarsi vuol dire anche assumersi degli impegni e dedicarsi alla famiglia che verra’. Oggi una donna che lascia il proprio uomo “ha seguito il suo cuore”, e le leggi le permettono quasi sempre di tenersi i figli, spesso anche la casa e pretendere anche un assegno. Non riesco a vedere le discriminazioni nelle relazioni con l’uomo. Qualche mese fa il figlio del tenore Mario Del Monaco e’ stato accoltellato dalla sua donna, ed il caso e’ stato trattato giustamente come cronaca. Cosi dovrebbe essere quando a cadere vittima di violenza e’ una donna, senza creare allarmismi o inutili sociologismi.

  • UomoFiero

    “Femmicidio” ? LOL.

    Faceva bene Ernest Belfort Bax a definire le femministe “supreme idolatre del proprio sesso”. Una persona viene uccisa, ed è omicidio. Ma una Sacra Donna viene uccisa, ed è “femicidio”.

    Vorrei sapere dalle Supreme Idolatre del Proprio Sesso se la mattanza di bambini uccisi dalle madri ogni anno si possono chiamare “bambinicidio”. Oppure le torture che i bimbi subiscono ogni giorno in molti asili d’Italia da parte delle Sacre e Innocenti Donne…

  • Paolo1984

    “e le leggi le permettono quasi sempre di tenersi i figli, spesso anche la casa e pretendere anche un assegno”

    no, le leggi dicono che il coniuge economicamente più bisognoso ha diritto ad un assegno di mantenimento, se nella realtà dei fatti questo coniuge è molte volte (ma non sempre) la moglie non è colpa della legge. I figli hanno il diritto sacrosanto di restare nella casa coniugale col coniuge economicamente più bisognoso, questo dice la legge che stabilisce anche l’affidamento congiunto a meno che non ci siano provate situazioni di violenza e abusi. La legge tutela i figli e il coniuge più povero senza distinzioni. Poi la legge stabilisce che il coniuge più “ricco” non può cedere più di un quinto del reddito dichiarato quindi se gli ex mariti sono “perseguitati” da richieste di denaro troppo esose possono tranquillamente rivolgersi alla magistratura. Comunque gli uomini hanno da sempre seguito il proprio cuore, è giusto che possano farlo anche le donne

  • Paolo1984

    “Comunque gli uomini hanno da sempre seguito il proprio cuore”
    e qualche volta seguiamo i nostri desideri sessuali e le donne fanno altrettanto..non vedo niente di strano, e io credo nell’amore romantico e nella monogamia e nel tenere viva la passione ma so anche che le cose possono andare diversamente, a volte l’amore finisce

  • Chiara

    Uomo fiero sei il solito negazionista.
    Un troll, ormai si sa.

    Le donne vengono uccise e sono vittime di femminicidio solo quando vengono uccise in quanto donne.
    Gli omicidi che riguardano le donne sono anche di altro tipo (incidenti, mafia, rapine ecc.) Ma i dati statistici CERTI dicono che il 90% delle donne vittima di omicidio è vittima di FEMMINICIDIO, vittima di violenza domestica.

    Quanto alla “mattanza” come tu stesso la definisci di bambini da parte delle madri, occorrono dati certi.
    Dimmi, dall’inizio del 2012 in ITALIA, quante madri hanno ucciso i propri figli e quante maestre hanno torturato i loro alunni?

    Intanto nella mia città un padre violento ha ammazzato DAVANTI AI SUOI FIGLI la sorella, il fidanzato della sorella, nonché la madre. Allora, in quel caso il padre è stato VIOLENTO:

    La finiamo di parlare di cose che non c’entrano niente con la violenza contro le donne??????

    Scrivi un articolo su quel che interessa TE e vedi se trovi un giornale che te la pubblica e non venire qui a fare il troll.

    GRAZIE

  • alex1

    Caro Paolo, non ho capito bene da che parte stai, ma un uomo che lascia la propria donna, oggi (sottolineo oggi) e’ quasi sempre, a torto o ragione, un maschilista infame. Ecco l’asimmetria. Inoltre io fra i tanti separati non ho mai dico mai saputo che i figli venissero assegnati al marito. Una mia lontana parente e’ scappata con uno piu’ ricco, portandosi via i figli e ricevendo per anni anche l’assegno dal marito il quale e’ stato cornuto e mazziato insomma. Fra i tanti uomini che subiscono una tale umiliazione, ci puo’ essere una minoranza che non lo accetta? e fra le liti che possono nascere in un contesto del genere, puo’ uscirci un atto violento? Se si vuole fare un analisi seria, bisogna vedere anche le cause, non solo gli effetti. Il femminismo inteso come rivendicazione di un sesso contro l’altro e’ stata la causa di molte famiglie sfasciate e di una morale individualista. Un atto criminale resta un atto criminale, il femminicidio non esiste in quanto tale se non come azione di qualche squilibrato.

  • Paolo1984

    Caro alex1, io non sto dalla parte di nessuno, semmai sto dalla parte del principio che donne e uomini sono moralmente e intellettualmente pari nel bene e nel male.
    Detto questo, oggi come oggi l’affidamento esclusivo viene dato solo in presenza di seri e comprovati abusi, l’affidamento congiunto è la regola. Se un genitore non rispetta i diritti di visita dell’altro ci si può rivolgere alla magistratura.
    L’uomo che lascia non è sempre un maschilista cattivo e la donna che lascia non è sempre una cattiva avida che c’ha l’amante ricco. Ti faccio notare poi che gli omicidi di cui parliamo non hanno giustificazioni e possono nascere anche dopo aver rotto un fidanzamento o una convivenza e là certo non ci sono assegni di mantenimento, c’è solo il fatto che certi uomini vivono l’essere lasciati come una intollerabile umiliazione, non accettano l’abbandono, non sono capaci di soffrire nè di amare in maniera sana. Stare male per essere stati lasciati è normale, uccidere colei che si diceva di amare non lo è

  • Paolo1984

    vedi alex io sono pure a favore di vedere le cause degli atti di violenza ma uccidere una donna solo perchè non vuole più stare con te è inaccettabile

  • alex1

    Dal nome sembri un uomo, ma sembri sempre dalla parte delle donne nei contenziosi, piu’ realista del re. Dici addirittura “Non sono capaci di soffrire in maniera sana” riferito soltanto agli uomini, come se il soffrire per colpa di una decisione unilaterale e non sempre motivata fosse sano.Una separazione, peggio se iniziata da un tradimento, e quando si e’ sposati e ci sono in mezzo dei figli puo’ distruggere una vita ad un uomo, sopratutto in certi ambienti. Amicizie perse, stima che crolla, spesso il lavoro salta, la casa non c’e’ piu’ ed i figli lontani (affidamento condiviso vuol dire si e no un giorno a settimana per l’uomo).Una volta c’era addirittura il delitto d’onore, che credo siano in pochi a rimpiangere, oggi si e’ passati all’estremo opposto. Credo che sia opportuno richiamare un po’ di responsabilita’ e se fare violenza non e’ mai giustificabile e’ necessario che la morale comune, ma anche amici, parenti e tutti facciano la sua parte nel cercare di limitare questi abbandoni ed a gestire meglio anche la fase seguente.

  • Paolo1984

    @alex1
    sono uomo e non sto affatto “dalla parte delle donne” ho già detto da che parte sto e confermo che chi uccide la ex “colpevole” di averlo lasciato non sa gestire la sua sofferenza. “limitare gli abbandoni” che significa? Se lei non ti vuole più non è che la puoi tenere a forza..a volte succede pure di tornare insieme ma a volte no. Semmai si può gestire meglio la fase successiva, questo sì, ma vorrei dire che esistono pure coppie separate che hanno rapporti civili.

  • Paolo1984

    “sono pure a favore di vedere le cause degli atti di violenza” a meno che non si cada in cavolate tipo “portava la minigonna” o “è colpa dei film violenti” o cose del genere

  • alex1

    Non ho detto che la deve legare fisicamente alla casa o tantomeno al letto, ma nel caso la separazione non sia consensuale o porti traumi nella famiglia, amici e parenti dovrebbero fare di tutto per convincerla a restare, a meno che non ci sono motivi particolari (marito ubriaco che la picchia, o che abusa dei figli, o che le fa mancare i benche’ minimi mezzi di sussistenza). Invece a volte capita il contrario, che si aizzi a fare come gli pare, a fare la guerra al proprio ex partner(quante volte succede?) in nome di una liberta’ femminile ed “emancipazione”. Cosi’ molti dei drammi e violenze familiari sarebbero evitati.

  • Paolo1984

    X alex1
    Quindi si può divorziare solo se lui la massacra di botte? In tutti gli altri casi si deve restare insieme pure senza amore? è una visione un po’ triste

  • alex1

    x Paolo. Nessuno obbliga ad unirsi o sposarsi, la famiglia ed i figli non possono dipendere da infatuazioni o capricci sentimentali. L’unione e’ anche imparare a sacrificarsi, scordandosi di cercare sempre di meglio. Questo deve essere insegnato e ricordato, ed oggi lo si fa poco.

  • Paolo1984

    ok, io ho una visione più romantica continuo a credere che donne e uomini debbano restare insieme per amore e non perchè “ci sono i bambini”..ma ti chiedo: i 2sacrifici” di cui parli valgono solo per le donne?