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losangelista

Veterans Day: reduci nel paese della guerra

war dead


Scuole banche uffici pubblici chiusi ieri in tutta America per Veteran’s Day, uno dei due giorni dedicati ai caduti in guerra sul calendario di una nazione con una indisputabile vocazione guerrafondaia ben incarnata dagli attuali conflitti (l’altro e’ il Memorial Day che a maggio provoca il medesimo rigurgito retorico patriottico). Il giorno prima, Obama era stato a Fort Hood per commemorare le tredici vittime dell’attacco omicida della scorsa settimana. Occasione che comprensibilmente ha provocato nel paese una grande commozione. Un sentimento che e’ spiccato pero’ anche per il contrasto col tono prosaico che denota all’osservatore casuale quantomeno la diffusa tolleranza di questo paese super-interventista per le perdite in guerra. La apparente indifferenza ad esempio che accoglie i continui bollettini di morte dal fronte sembra impensabile in altri paesi. Appena due settimane fa ad esempio la morte di 14 soldati in Afghanistan in un incidente di elicottero seguita il giorno appreso da altri 8 decessi per esplosioni di mine talebane sono stati notati col prosaico  rammarico e encomio dovuto a chi onorevolmente “did their job” come recita l’espressione corrente nei media.

soldiers killed

Cioe’ con l’automatismo di chi ricorda chi faceva bene il suo mestiere – anche quando questo il mestiere e’ la guerra. E’ una terminologia inuietante che ricorre fra i militari ma anche fra la gente e che secondo Barbara Ehrenreich riflette una sorta di perversione dell’ottimismo di una nazione il cui pragmatismo e’  fondato in parte sulla mitologia del conflitto e della conquista.