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Lo scienziato borderline

Io sto con gli studenti della “Verdi 15” sgomberati a Torino

Strano destino quello degli studenti meritevoli, nella mia Torino, Piemonte, Italia.

All’Università di Torino, lo scorso anno (anno accademico 2011-12) studenti esterni alla Regione e meritevoli hanno vinto, con regolare domanda e graduatoria, posti-letto e borse di studio gestite, come da decenni ormai, dall’EDISU, l’ente regionale del Piemonte per il diritto allo studio. Peccato che questi posti, queste borse di studio, non si siano mai concretizzati: l’EDISU, in grave crisi economica per i terribili tagli voluti dalla Regione Piemonte, ha tagliato quei posti e non ha concesso quelle borse. E gli studenti, in mezzo a una strada, si sono mobilitati. In Via Verdi 15, a Torino, c’è stata fino all’anno scorso una residenza universitaria da 200 posti letto per studenti fuori sede, e doveva chiudere. Gli studenti hanno iniziato una bella esperienza di autogestione, trasformandola in “Verdi 15 occupata” e sostituendosi alle istituzioni che volevano chiuderla e renderla un fantasma.

Manifestazione Verdi 15 Occupata

Manifestazione Verdi 15 Occupata (foto di Irene Gittarelli)

Sono passato a trovarli, qualche volta, la scorsa primavera, i ragazzi della “Verdi 15”  ed ho pensato – ricordando “i miei tempi” della fine anni ’70  – che davvero le cose cambiano: una autogestione “pulita”, attenta anche alla conservazione del luogo, che ospita tantissimi studenti da tutto il mondo. Molti docenti ed esponenti della cultura torinese – e non – hanno fatto una visita, hanno tenuto una lezione o un seminario alla “Verdi 15”.Che però era diventata qualcosa di più di un buon posto dove dormire: gli studenti ne avevano fatto un progetto culturale, un luogo di incontro tra diverse culture, un’opportunità per tutti di fruire liberamente dei saperi. Molti “laboratori” e seminari, cineforum, una palestra, un’aula-studio, una ciclo-officina, eccetera. Era – anche solo dal punto di vista di uno studente fuori sede che arriva a Torino – un ottimo studentato in cui andare a stabilirsi, con una atmosfera piacevole. Se insomma il “diritto allo studio” è stato negato dai tagli davvero fatti con l’accetta, gli studenti avevano dimostrato che l’autogestione di ciò che è lasciato all’abbandono o all’incuria può funzionare.

Stamattina, a Torino, Piemonte, Italia, reparti della polizia hanno fatto irruzione all’interno della “Verdi 15 Occupata”, a distanza quindi di molti mesi dall’inizio dell’occupazione. I ragazzi non se lo aspettavano: sono stati costretti ad abbandonare forzosamente l’edificio, dopo ore di tensioni e procedure d’identificazione. Le fonti degli studenti riferiscono – e ci sono prove fotografiche a dimostrarlo – devastazioni di camere e spazi comuni. Mi sembra inutile precisare che la polizia non è intervenuta essendosi svegliata una bella mattina e avendo deciso per passatempo di cacciare i ragazzi della “Verdi 15”: ha ricevuto ordini ben precisi. Ci sono quindi ben precise responsabilità a monte, al di là di come poi “l’ordine è stato eseguito” a valle.

La reazione degli studenti, ovviamente non solo della “Verdi 15”, e di tutte le realtà torinesi – e non solo – in lotta non si è fatta attendere: come era prevedibile, data l’assoluta gratuità, in questo momento, di un intervento di questo tipo. Un presidio di solidarietà al di fuori delle mura della Verdi, si è trasformato in un corteo di centinaia di persone per le vie del centro. Sotto la sede della Regione Piemonte, responsabile dei tagli che hanno originato la crisi, vi sono stati gravi momenti di tensione e violenza, con la polizia che ha caricato diverse volte il corteo. Ancora, davanti al municipio di Torino, i manifestanti hanno pesantemente contestato il sindaco di Torino, Piero Fassino: anche qui, la polizia ha caricato il corteo impedendogli di avvicinarsi all’edificio. Domani (oggi, 31 ottobre) altre manifestazioni sono previste: la sede dell’Università di Torino (“Palazzo Nuovo”) ha visto una partecipatissima assemblea di protesta, mentre presidi si sono avuti in molti posti in Italia, e mi piace ricordarne solo uno per tutti, in Val Susa a Chiomonte da parte del Movimento NOTAV: la “Valle che resiste” ha subito fatto sentire la sua voce contro questo episodio assurdo: i NOTAV sanno sempre – e subito – da che parte stare, senza tanti “se” e “ma”. Anche l’ANPI sezione di Bussoleno-Foresto-Chianocco ha emesso un comunicato di solidarietà che come iscritto ANPI condivido al 100%, senza nessun “distinguo”.
Una mia amica, Rita, ha scritto una lettera a Piero Fassino. Dice all’incirca: “Signor Sindaco, quei ragazzi che protestano potrebbero essere i nostri figli. Certo, più sfortunati, magari perché nati dalla parte sbagliata. Anche lei, da giovane manifestava, è possibile che non ci siano altri modi per dialogare che non lo sgombero forzato con la polizia? Se lei avesse 20 anni, oggi, privato di ogni possibilità, prospettive, in una parola emarginato, che cosa farebbe? Ho sempre votato il vostro partito, votato per disperazione s’intende: l’offerta politica è talmente modesta e nauseante che alla fine voti il “meno peggio”: non fatemene pentire un po’ troppo”.

Io invece dico un ironico, ma serio “grazie” a chi ha deciso questa assurda iniziativa di sgombero.

Certo, è  facile per me dirlo da oltre 10.000 km di distanza, senza aver preso le botte, senza aver subito e sentito sulla propria pelle e sul proprio corpo quei brutali episodi, la tensione, la violenza, l’amarezza dei propri sforzi vanificati in apparenza. Tuttavia, precisato  questo, io dico “grazie”, come a suo tempo ringraziai la signora Gelmini per come aveva fatto ridiventare l’Università italiana un luogo di lotta, che ha allevato una generazione di studenti di nuovo consapevoli che l’università non è un marchionnificio. Proprio come quelli della “Verdi 15” e come tutti quelli che staranno con loro.

Quanto è successo, e chi l’ha ordinato non poteva né doveva attendersi altro, riaccenderà come uno zolfanello buttato sulla benzina la voglia di lottare degli studenti – torinesi e non: già lo si vede dalle moltissime manifestazioni di solidarietà e condivisione, di sostegno e di appoggio concreto, avute dai ragazzi della “Verdi 15” un po’ da tutta Italia. Le mobilitazioni dei prossimi giorni lo dimostreranno.

Se questo sarà il risultato, colpire la “Verdi 15” (che tuttavia non è più da tempo soltanto una residenza con dei letti, ma una realtà culturale e come tale quindi continuerà ad esistere e resistere anche fuori dall’edificio in via Verdi 15) sortirà esattamente l’effetto opposto rispetto a chi sperava di lanciare un segnale che intimidisse e spaventasse: una rinnovata stagione di iniziative, di condivisioni, di lotte.

Grazie, allora, perché dopo decenni non ci conoscete ancora. Perché non li conoscete ancora, quei ragazzi che hanno tutta la mia solidarietà: non molleremo, non molleranno mai.