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Vendola, oltre i no global la generazione “glocal”

Età media 39 anni, un terzo donne. Nel caleidoscopio di alleanze locali, il filo rosso che lega le varie candidature di Sinistra e libertà è sicuramente quello del ringiovanimento della propria classe dirigente a livello locale.

Attenzione, però, non si tratta di ventenni tutto Web e vergini di esperienza candidati come una meteora da Beppe Grillo. Spesso hanno 30-40 anni, un’età che della Prima Repubblica fa ricordare bene solo Mani pulite e che è maturata politicamente nella lunga transizione «berlusconiana». Una generazione ibrida tra vecchio e nuovo, di mezzo, che solo in Italia viene ancora chiamata «giovane» (vedi Marco Mancassola qui).

Come molti grillini, i candidati vendoliani hanno spesso alle spalle professioni creative o intellettuali. A differenza dei «cinque stelle», però, quasi tutti hanno già alle spalle una certa esperienza in partiti o movimenti.

Il caso simbolo può essere Massimo Zedda, vendoliano di 35 anni che alle primarie di Cagliari ha battuto un cardinale del Pd sardo come Antonello Cabras. Zedda dovrà vedersela con l’omonimo Fantola, 62enne «segnista» (nel senso di Mario) doc. A Cagliari è una sfida impossibile: la sinistra non ha mai governato e la destra dal ’92 vince al primo turno. Ma Zedda (classe 1976) non è una meteora: «Fa politica da quando aveva 10 anni», racconta chi lo conosce bene. E’ il figlio di Paolo, l’ultimo segretario cittadino (amendoliano) del Pci. E con il Pds Zedda ha guidato la Sinistra giovanile cagliaritana ai tempi dell’università mentre a 29 anni era il più giovane consigliere comunale.

Una storia simile ma più «glocal» è invece quella di Marta Testa, 33enne candidata di Sel a Iglesias dopo primarie vinte sull’Idv e un litigiosissimo Pd. Economista ambientalista con tanto di master «alla Bocconi», ha vissuto per oltre dieci anni tra Milano e il Cile. Racconta che per lei la politica è una «scoperta recente»: in Lombardia era un manager Ikea e nel 2008 è tornata in “patria” per lavorare alla regione (si occupa di formazione e finanziamenti europei).

Tornare a casa, in provincia, dopo essersi formati altrove per anni è un tratto in comune con un altro possibile sindaco: Salvatore Scalzo, il 27enne che a Catanzaro sfida un “boss” locale e deputato del Pdl come Michele Traversa. Laurea a Roma, master a Maastricht, dottorato a Torino, un contratto da funzionario all’eurocommissione di Bruxelles e adesso candidato sindaco in Calabria. Anche Scalzo è un esempio di pratica dal basso e di un nuovo tipo di «militanza».

Sono storie apparentemente minori. Nascoste dalle grandi scelte di Sel nelle città-chiave di queste elezioni, dove i candidati (Fassino, Pisapia, Morcone, Merola, De Luca) sono certamente molto diversi tra loro ma di sicuro sono tutti maschi esperti e ben sopra i 40.

Le primarie tanto invocate non sono state un pranzo di gala per Sel. In qualche caso sono state vinte, in altri perse (come a Bologna e a Napoli con Mancuso). Rischiano però di essere la prova del nove per Bersani. Se nelle due città simbolo (Napoli e Milano) il Pd dovesse arrivare al ballottaggio con due candidati non suoi come Pisapia e De Magistris gli effetti saranno dirompenti a prescindere dal risultato finale.