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Vendola, no a Monti: “Il futuro è Vasto”

Prc e Sel festeggiano l’addio di Berlusconi e criticano Monti. E il governatore aspetta il Pd

Nella sinistra fuori dal parlamento le premesse sono identiche. Ma opposte le conclusioni. Sia Rifondazione comunista che Sinistra ecologia e libertà festeggiano la fine del governo Berlusconi. E, non potrebbe essere altrimenti, criticano la nascita del governo Monti. Ma le strategie – e i giudizi di merito – restano diversi.

Paolo Ferrero non vede sfumature: «Il programma di Monti è quello della Confindustria, della Merkel e della Bce. Proseguirà sulla strada delle misure già varate da Berlusconi: c’è un cambio di stile, di toni, ma non di contenuti politici, con questo programma la crisi si aggraverà».

L’analisi di Nichi Vendola è simile. Ma il governatore pugliese non straccerà la foto di Vasto: «Non ci penso proprio, archiviare quella speranza sarebbe un delitto. Rispettiamo le scelte del Pd e di Napolitano – spiega alla fine della direzione di Sel – ma l’alleanza di centrosinistra è l’unica speranza per chi aspetta il cambiamento. Dopo la quaresima tecnocratica di Monti arriverà la resurrezione della politica. E da oggi lavoreremo ancora di più e ancora meglio alla costruzione del centrosinistra di governo. L’Italia che vogliamo è quella di giugno, dei referendum e delle tante vittorie alle comunali».

Alla direzione di Sel hanno ascoltato tutti insieme, in religioso silenzio, il discorso di Monti in senato. E visto il tilt improvviso e un po’ fantozziano della televisione proprio all’inizio, se non fosse spuntata una vecchia radiolina a pile collegata al microfono, nessuno avrebbe potuto giudicare il debutto del governo dei rettori. «Festeggiamo la fine di uno stile, non ancora di una politica», dice Vendola ai suoi. E poi: «Prendiamo finalmente congedo da un ceto politico commercial-pornografico».

Nel governo Monti ci sono scelte buone: la nomina di Andrea Riccardi, per esempio, e altre «molto problematiche», come quella di Corrado Passera, già dipinto sui giornali inglesi come l’industrial overlord della politica italiana.
Vendola esulta per la «fine del provincialismo, delle piccole patrie, del leghismo». Per il «ritorno all’austerità della parola e del decoro istituzionale». Ma non basta. Non può bastare.

«Il discorso di Monti ha deluso, non c’è nessun coraggio sulla patrimoniale, non c’è l’Italia reale, quella che sprofonda nel fango e vede piovere sempre sul bagnato», l’Italia segnata «dalla povertà e da un’ingiustizia sociale clamorosa».

In sintesi: c’è una svolta nello stile, ma non c’è una svolta nella politica. «La bussola del nuovo governo è la lettera di Berlusconi all’Europa, troppa continuità con le politiche del passato. Si intravedono troppe scelte tipiche di un governo schiettamente conservatore».

Esempio immediato: «Indicare la riforma Gelmini come il primo terreno operativo non è il modo migliore per intercettare l’immensa volontà giovanile di cambiamento». E poi ci sono obiezioni di fondo. Non solo Monti vuole introdurre il pareggio di bilancio nella Costituzione, vuole anche un authority indipendente che vigili sulla sua applicazione. «Ma indipendente da chi? Dai cittadini?», si chiede Vendola. E poi: «parlare di crescita e sviluppo, nel 2011, senza mai pronunciare l’aggettivo ‘sostenibile’ è come minimo inquietante».

La rotta nell’immediato è stretta ma nel futuro non tanto. «Berlusconi non è fuori da questa stagione – avverte Vendola – cerca di rifarsi una verginità e manda la Lega in avanscoperta». Attorno al governatore quasi tutti scommettono che Monti non durerà fino al 2013. A porte chiuse si ragiona su un possibile «election day» (amministrative e politiche) a primavera. Un appuntamento al quale Sel vuole arrivare senza farsi mettere nell’angolo. Lavorando fuori dal Palazzo ma in raccordo con l’Idv senza strappare col Pd.

«Quello che manca in Italia – sottolinea il presidente pugliese – è la sinistra. Lavoreremo per la costruzione di questo soggetto e soprattutto per cercare di rendere percepibili dalla gente le nostre proposte per l’alternativa di governo. Se una critica si può fare alla fotografia di Vasto – conclude – è che è arrivata troppo tardi».

Di sicuro Vendola e compagni non lasceranno i democratici in balia degli eventi. Per Franco Giordano, ex segretario del Prc, una «scomposizione e ricomposizione delle forze politiche» è «inevitabile». Ma se da questo travaglio nascerà un «grande centro» tecnocratico e neo-democristiano o «un nuovo Pd» non è un esito scontato.

In senato, Nicola Latorre, ex dalemiano e uomo di collegamento vendoliano nel Pd, ci tiene a far sapere che i contatti con Vendola sono quotidiani: «Con Nichi abbiamo la stessa linea», dice sorridendo sotto i baffi. Certo, per chi deve votare la fiducia in parlamento criticare il governo che nasce è un po’ difficile. E Vendola (che non ha di questi problemi) lo può fare apertamente.

dal manifesto del 18 novembre 2011

Il video integrale del confronto di Vasto alla festa dell’Idv tra Bersani, Di Pietro e Vendola (16 settembre 2011).

httpv://www.youtube.com/watch?v=c71llSTX67k