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Vendola indagato a Bari, favorì il primario migliore

La saga della malasanità pugliese non smette mai di produrre nuovi episodi. Dopo gli ex assessori Frisullo e Tedesco stavolta nel mirino dei pm baresi finisce direttamente Nichi Vendola.


Il governatore di Sel ha ricevuto ieri un avviso di garanzia (conclusione indagini) da parte del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dei pm Desirè Digeronimo e Francesco Bretone. Vendola è accusato di concorso in abuso d’ufficio insieme all’ex «Lady Asl» Lea Cosentino per la nomina di un primario, Paolo Sardelli, al reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. L’annuncio ai giornalisti l’ha dato lo stesso governatore in una conferenza stampa a Bari.

La vicenda è ben nota e ha fatto più volte capolino nelle numerose inchieste pugliesi di questi anni sulle lottizzazioni politiche ai vertici delle Asl. Nel 2008 Vendola chiese a Cosentino di riaprire i termini di un concorso già avviato per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi.

E’ lo stesso Vendola a leggere le parole agli atti di Cosentino di fronte ai giornalisti: «Nel 2008 era andato in pensione il professor Campagnano (…). Bandimmo il concorso e Vendola mi chiese di procedere velocemente e sponsorizzò la nomina del dottor Sardelli del policlinico di Foggia, suo amico e secondo lui molto bravo: espletai il concorso ma il dottor Sardelli non presentò la domanda confidando di poter essere collocato presso il Di Venere in un istituenda unità complessa. Quando Sardelli appurò tramite Francesco Manna, già capo di gabinetto diVendola, che l’istituzione dell’unità di chirurgia complessa del Di Venere non si sarebbe realizzata, Vendola mi chiese insistentemente di riaprire il concorso per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi».

«Io – continua Cosentino – a fronte di tali richieste e nonostante fosse stata già composta la commissione che non si era ancora riunita, riaprii i termini del concorso, anche se non ero d’accordo, con la scusa di consentire il massimo accesso a tutte le professionalità. Era chiaramente una forzatura ma Vendola mi disse di farlo perché mi avrebbe tutelata». Alla fine «vinse Sardelli, poiché in effetti era il più titolato».

I verbali di questo interrogatorio erano già filtrati in passato. Un articolo del Giornale del 22 dicembre 2011, in particolare, contiene già tutti i passaggi citati dal governatore. Un’inchiesta, quella del quotidiano berlusconiano, condotta in più puntate e sempre con ottime fonti in procura. Pochi mesi prima, però, lo stesso Giornale pubblicava il 15 ottobre il verbale di un interrogatorio di Cosentino in cui al pm che le chiedeva se avesse mai ricevuto pressioni da Vendola l’ex dirigente rispondeva: «Non è il tipo che fa pressioni. Io però lo informavo di tutto, anche di dissapori e ritorsioni operate da Tedesco» (ex assessore Pd oggi senatore).

Con in mano l’avviso di garanzia il governatore si dice «sereno» e contrattacca: «Chiunque, qualunque direttore generale sa che i miei unici interventi, rari, relativamente ai concorsi sono stati sempre mirati alla raccomandazione che potesse vincere il migliore». E nell’ambito di questa indagine – ribadisce – «si appura che effettivamente il professor Sardelli era comunque il migliore».

Secondo Vendola Lea Cosentino è animata da «risentimenti»: «Mi accusa una persona che io ho licenziato al momento del suo coinvolgimento nelle inchieste» (è rinviata a giudizio in un processo, ndr). Tanto arrabbiata da «aver fatto causa alla Regione chiedendo un risarcimento di tre milioni di euro». Paradosso definitivo: oggi Cosentino e Vendola sono parti opposte in sede civile mentre domani, in caso di rinvio a giudizio, potrebbero essere considerati complici dal giudice penale.

dal manifesto del 12 aprile 2012

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