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Horror Vacuo

Abraham Lincoln: Vampire Hunter

A un certo punto, i libri di storia ci risparmieranno la lotta allo schiavismo intrapresa da Abraham Lincoln: nell’Ottocento, la corsa alla liberazione degli afrostatunitensi ammarò in favore della battaglia contro il vampirismo dilagante. Luna all’orizzonte; massa grumosa che somiglia a un bambino che non trova l’aquilone; testa china, sepolta sotto un cilindro “yankee doodle dandy”. E’ il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America mandato in avanscoperta a cacciare le creature della notte, vampiri. Per inciso, gli schiavi erano destinati non alla forza lavoro ma alle pance dei non-morti. La lotta, presa così di petto, si fa ancora più incandescente: il presidente/sicario, armato d’ascia e rancori – sua madre è morta per mano di uno di quei mostri – da’ vita a una leggenda incolta, calligrafica e malevola, ma ancora più gonfia d’effetti di un prodotto tv per teenager come Buffy, l’ammazzavampiri e lunghe cavalcate nel buio in 3D. Il cinema anni Quaranta delle fattezze rugose decade in La leggenda del cacciatore di vampiri, dove Benjamin Walker (l’attore, non il soldato della guerra di indipendenza Americana) presta il proprio corpo cresciuto a Eastwood e Juilliard School.

Lincoln contro Dracula, nelle nostre sale dal 20 luglio, porta le firme di Timur Bekmambetov alla regia, Seth Grahame-Smith (scrittore e sceneggiatore) e Tim Burton alla produzione. E’ tratto da un romanzo omonimo che alla prima tiratura ha già venduto oltre 200 mila copie: chi lo ha scritto, Grahame-Smith, prima si è licenziato dal network Cbs poi ha deciso di esplorare la saggistica esortando l’ex presidente Bush a dedicarsi unicamente alle gaffe. Forse perché alla gente il riso piace ben cotto, l’autore ha cambiato nuovamente strada, e infine… l’intuizione: miscelare fiction con romanzo popolare storico. E’ cominciata da lì, da quel punto, la rivisitazione storica in chiave “bizzarro” che, in un primo tempo, ha partorito con una certa cura Orgoglio e pregiudizio e zombie (siglato con Jane Austen per merito di una casa editoriale indipendente di nome Quirk Books), e successivamente, è arrivato (anche in Italia, casa editrice Nord) Laleggenda del cacciatore di vampiri, imprevisto best seller dopo le scale mobili di test ed editori implacabilmente increduli. Il “pastiche” (chiamarlo così ricorda un po’ l’appropriato “mash-up” cibo e carne umana tritati insieme inSweeney Todd di Burton) ha stregato subito Nathalie Portman che ha comprato i diritti di “Orgoglio e pregiudizio e zombie” (uscita cinematografica prevista per il 2013).

Il genio dietro “Abe”, leader di una cospirazione mondiale di ammazzavampiri, frulla tutto il tirannico repertorio dei paletti di frassino: Murnau, Polanski, Herzog, Bigelow, Badham, Holland, Wenk. E lo mette in tasca fra sbadigli e prodigi. Timur Bekmambetov, del Kazakistan, viene da I guardiani della notte e Wanted – Scegli il tuo destino: i 69 milioni di budget devono aver dato, a lui e a Burton, la sensazione di poter considerare per la vita del film solo territori già battuti o lubrificati da “flow-motion” in stile Matrix. Qui nasce la diffidenza: dopo i primi momenti di “divertissement”, ecco emergere i baracconi del tiro a segno. Sequenze strappate al desertico immaginario di Guy Ritchie e verbosità che ti vien voglia di materializzare il cantante Di Palma (“Ho un appuntamento con la luna, fuori città… ba’ ba’, bidì, bidauo… ba’ ba’, bidì, bida’…”).

Lincoln per 40 anni, fino alla morte, sfugge alle saette del tempo ma flamenca un po’ troppo con la stessa materia visiva di cui è intriso il film, senza mai offrirci il vero cuore dello stadio dove si gioca la partita “vivi contro morti”. Retaggio dell’ultimo Burton: in Dark Shadows, seppur di ottima fattura, lo spettatore corre il rischio di rimanere invischiato nelle ossessioni glicemiche di un autore, quando quel piovasco tra terra e celluloide sarebbe meglio restasse segreto o si tramutasse in gesto autarchico, non programmato.

La leggenda del cacciatore di vampiri è iperstrofico nella smania di ricercare un approdo, uno stile libero, e quel che è peggio teme che la prossima trasposizione ibrida gli sopravviva (perché Lincoln è soltanto un preludio al filone storico-pulp nelle sale dal 2013). Il viaggio breve verso la storia infinita di Abramo contro tutti, quest’anno, prosegue anche nel videoclip di Richard Shenkman, Abraham Lincoln vs. Zombies, sino all’atteso “biopic” di Steven Spielberg (con Daniel Day Lewis), passando per figurine, fumetti, gadget, memorabilia, maschere (accanto a quelle più visionarie e contemporanee di Berlusconi, Obama e Merkel), commedie scorrette e scorreggione (FDR: American Badass! di Garrett Brawith), stampe del dollaro americano con un Lincoln dai capelli Emo e depressi, poi Abe Lincoln: the steam-powered emancipator, Lincoln robot e androide, e infine il piccolo grande spoiler di tutti i tempi: nel terzo Dark Knight diretto da Christopher Nolan, dietro la maschera potremmo trovare proprio il sedicesimo presidente d’America. Cavaliere oscuro oscurissimo.

  • Paolo1984

    a me il film incuriosisce

  • Moreno

    Non ne sapevo niente e l’ho visto intrigato dalla “copertina”. Ho sbadigliato tutto il tempo. Lungo, piatto, mortale; meglio una telenovelas. Ma… ho imparato un po’ di storia. (1)Come dice Filippo i neri non servivano per le piantagioni e le “domus” ma come cibo per vampiri, che (2) guarda caso, si identificavano con i confederati; ma la chicca è che i nativi americani (i “pellerossa”) non sono stati sterminati dai soldati blu, ma, molto prima, dai vampiri-confederati stessi.