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Lo scienziato borderline

Val di Susa direnişi: Piazza Taksim scrive al NOTAV.

Internazionalismo, compagni. Puro e semplice. Dalla Turchia in lotta scrivono al movimento NOTAV. Me la sono riletta, questa piccola lettera, e me la sono covata come un grandissimo tesoro. Rappresenta, ai miei occhi, uno dei momenti più belli e più alti della nostra lotta. E per certuni, una sconfitta peggiore di cento battaglie perdute.

Prima di riportare la stupenda lettera dei Resistenti turchi ai Resistenti Valsusini, due punti devo rimarcare, di opposto segno:

Dicono: “La vostra resistenza e’ la nostra resistenza e questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!” e questo, credo, renderà meno simpatici i resistenti turchi ai vari giornalisti di regime che ora fanno tanto i  solidali con la resistenza turca, che è bella lontana, ma che poi davanti alla resistenza locale in Valsusa e da altre parti nel loro paese sono costretti – dagli stipendi che prendono e dalle veline del potere (pardòn, “direttive editoriali”) ad assumere le posizioni che sappiamo. Non esiste una stampa libera in questo paese, salvo poche eccezioni, così come non esiste in Turchia. Schiavi degli USA, della NATO, dei poteri forti del finto centro-sinistra inciuciato col centro-destra. Quando va detto, va detto: SERVI, VERGOGNATEVI.

Dicono: “…la fiducia gli uni negli altri. In questi giorni a Gezi abbiamo imparato a lottare insieme nonostante le nostre molte differenze interne:…“. Che lezione, che SCHIAFFO MORALE, per tutti quelli che, arrivati da poco, senza aver capito nulla di una lotta ultraventennale che proprio sulla condivisione ha basato la propria forza, vogliono dividere il movimento e giocano a “io sono più puro e rivoluzionario di te”, per dirigere il movimento secondo i propri stereotipi improntati all’esclusione, preoccupati soltanto che gli amati riflettori della ribalta non vengano puntati altrove, e ben lieti se il movimento perderà, ma in maniera pura e dura e fedele alla linea.  Sentendo queste parole – dette da chi ha iniziato ieri a lottare ma che ha già capito tutto e incredibilmente proprio al NOTAV, quello vero,  si ispira – dovrebbero vergognarsi così tanto da sprofondare sottoterra.

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I ragazzi di Piazza Taksim (it.euronews.com)

I ragazzi di Piazza Taksim (it.euronews.com)

Cari compagni No TAV,
fratelli di lotta;

la Resistenza in Val di Susa, come la Resistenza per Gezi park, e’ una resistenza contro un sistema di interessi e poteri; un sistema di valori che vorrebbe toglierci cio’ che e’ nostro – lo spazio, la valle, il parco, e la possibilita’ di viverci – in nome di un “progresso” che, nei fatti, vuol dire solo il profitto dei pochi che ci investono. Questo profitto e’ una forma di oppressione del quale la polizia, i lacrimogeni, la censura mediatica, i tribunali, le accuse di vandalismo sono soltanto l’espressione piu’ esterna.
La vostra solidarieta’ ci onora. Non soltanto per il prezzo che continuate a pagare con la vostra resistenza ma soprattutto per quello che voi, come ora noi, avete imparato dalla resistenza: la riappropriazione di cio’ che ci appartiene, il coraggio di restare, l’occupazione, l’autorganizzazione, la fiducia gli uni negli altri. In questi giorni a Gezi abbiamo imparato a lottare insieme nonostante le nostre molte differenze interne: contro i lacrimogeni, si’ ma anche contro la pioggia che ci allagava le tende. Insieme si vince una piazza, insieme si montano le barricate; e insieme si distribuiscono le coperte, si organizza il cibo, si smaltisce la spazzatura, si monta una radio, ci si reinventa una nuova quotidianita’. Come avete fatto voi in questi anni di occupazione in valle.
Mentre i nostri compagni ad Ankara, Antakia, Adana, Izmir vengono attaccati in queste ore ancora una volta da quei poteri forti che noi di Istanbul abbiamo lasciato al di la’ delle barricate appena una settimana fa, noi in questa piazza che ora e’ nostra stiamo imparando a restare uniti e ad avere fiducia nella lotta che ci ha fatti incontrare. Non sappiamo quanto riusciremo a restare qui, non sappiamo ancora che ne sara’ della nostra resistenza dopo questi pochi giorni. Ma abbiamo imparato a lottare insieme. E che da qui si puo’ soltanto imparare ancora di piu’. E siamo sicuri che in questo vi siamo fratelli, nonostante la nostra distanza geografica.

La vostra resistenza e’ la nostra resistenza e questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!

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