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losangelista

USA: Mr. Colbert Goes to Washington

http://www.youtube.com/watch?v=NDOZPvNlsXk
Abbiamo gia’ parlato su queste pagine di Stephen Colbert – e del suo degno compare Jon Stewart, i comici pseudo-telegiornalisti che negli ultimi anni si cono confermati  principali “aggregatori” del pathos progressista americano sdoganando al contempo l’ironia come registro politico efficace – una volta, chissa’,  si sarebbe detto perfino rivoluzionario. L’ultima di Colbert (nel video sopra) e’ stata la testimonianza fornita l’altroieri al “sottocomitato parlamentare sui problemi dell’immigrazione” che ascoltava testimonianze sullo sfruttamento dei braccianti agricoli – il 50% dei quali si stimano essere “clandestini” (anche se tutti sanno che la cifra e’ asssai piu’ vicina al 100%). Ai siffatti hearings di commissioni vengono normalmente invitati esperti sull’argomento in questione: studiosi, professionisti, imprenditori, persone con conoscenza dei fatti insomma (ricordiamo ad esempio la testimoninza di Sean Penn sul terremoto di Haiti o quella di Frank Zappa sulla censura dei testi rock). Cosi’ venerdi’ c’erano legali e sindacalisti e attivisti per i diritti civili dei campesinos centroamericani  che raccolgono la verdura degli americani a condizioni da terzo mondo, passibili di deportazione sommaria quando i venti dell’espedienza lo consiglino a questa o quella autorita’ politica. Eppoi c’era Colbert – cioe’ il comico nelle vesti del suo personaggio satirico di pundit arciconservatore –  ad offrire lo spettacolo assolutamente situazonista di una “maschera” satirica davanti ad un comitato di senatori che lo interrogavano. Gia’ quattro anni fa Colbert aveva messo a asegno uno scoop dadaista  quando alla cena dei corrispondenti di Washigton aveva fatto com’e’ pratica consueta dell’associazione un monumentale falso elogio del presidente in carica mentre a George Bush seduto a pochi metri da lui sembrava essere andato di traverso il buffet. La sua testimonianza parlamentare (o meglio quella del suo personaggio) era basata su uno sketch in cui  Colbert provva per un giorno il lavoro da bracciante per dimostrare che e’ ora di “riprenderci” il lavoro che ci rubano gli stranieri” salvo fallire miseramente come uomo di fatica.  La sua successiva perfomance in parlamento e’ l’ultima geniale ibridazione in cui la satira sconfina nella “realta’” creando un cortocircuito instabile e sovversivo che e’ forse la risposta piu’ idonea all’odierna retorica politica.