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losangelista

Urban Safari

un residente di Los Angeles contempla i vicini - foto: Fabrizio Laurenti

Anche se tecnicamente e’ composta di una novantina di municipalita’ amministrativamente distinte (Santa Monica, Beverly Hills, West Hollywood… e via dicendo attraverso l’hinterland) all’occhio nudo – o dal finestrino di un aereo che per sorvolarla impiega facile una ventina di minuti – Los Angeles appare come una metropoli sterminata. Una pianura di 100km x 100km uniformemente ricoperta di casette,  l’archetipo di sprawl orizzontale a bassa densita’ attraverstato dalle autortrade urbane. LA e’ il capostipite del modello suburbano copiato da molte citta’ moderne in America e ormai altrove, che dilagano nel territorio decentrando comprensori e snodi di consumo in paesaggi posturbani, suburbani ed exurbani. Il modello a volte denominato di losangelizzazione ha generato un intero campo di studi critici urbanistici e sociali e un annessa bibliografia, dal fondativo Architecture of Four Ecologies di Rayner Banham all’ Ecology of Fear di Mike Davis. Un altro libro, lo splendido saggio fotografico  Los Angeles, Portrait of a City edito quest’anno da Taschen, rivela attraverso una stupefacente collezione di foto storiche come questo archetipo (sub)urbano abbia appena 150 anni, come a meta’ dell’ottocento cioe’ al posto della megalopoli  ci fossero vergini  colline di macchia mediterranea e poco piu’  (tutta l’odierna rigogliosa vegetazione urbana di LA, a partire dalle topiche palme, e’ stata importata successivamente per effetto “scenografico”). Le immagini dimostrano che la dimensione piu’ stupefacente della metastasi urbana losangelese sia stata l’accelerazione nel tempo di questa citta’ amorfa che ha colonizzato l’immaginario globale. Una caratteristica che con la bassa densita’  spiega in parte la sussitenza di una florida “fauna urbana”. Le colline che attraversano la citta’ e i limitrofi giardini delle case sono condivisi  dai losangelesi e da decine di specie di animali selvatici – oltre al solitario coyote di cui sopra  e miglaiai di suoi consanguinei, da cervi, serpenti, scoiattoli, raccoon (orsi lavatori), puzzole e opossum  che la sera e’ normale vedere razzolare nei bidoni della spazzatura, sgattaiolare dietro l’angolo o attraversare di soppiatto la strada. Il comune e la provincia mantengono diversi enti  preposti alla loro “gestione”, un controllo del tutto illusorio naturalmente e fin quando i californiani bipedi continueranno a spingersi  sempre piu’ addentro agli habitat degli abitanti originali del territorio e’ forse piu’ logico il progetto della National  Wildlife Federation che offre consigli su come meglio allestire nel proprio giardino un habitat idoneo anche agli animali selvatici, certificando gli ambienti “amichevoli” con questo diploma.