closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Nuvoletta rossa

Uomini forti e uomini qualunque

I fumetti, roba da uomini. Almeno secondo una vulgata irrimediabilmente fuori moda, che però tutto sommato quadra con il medio eroe di carta. Per fortuna, oggi le Nuvolette si possono permettere il lusso di proporre personaggi forti anche prendendo le distanze dal classico stereotipo del role model senza macchia né paura.
La Mano Nera: la cover di Aldo Di Gennaro - © Bonelli

La Mano Nera: la cover di Aldo Di Gennaro – © Bonelli

Per dire. Da Genova 2001 in poi, fare il tifo per un questurino non è cosa. Sì va bene l’Ispettore Callaghan Falcone e Borsellino e tutto quanto, ma come si fa a mettersi dalla parte di chi ragiona con pistole e sfollagente? Semplice: basta pensare a Joe Petrosino. Nella Little Italy del primo Novecento, grazie al suo Italian Branch, squadra di fegatosi con gli occhi fissi sulla Thug Life dell’epoca, questo celebre sbirro diede parecchio filo da torcere alla criminalità organizzata Made in Italy. Una missione intrapresa come si deve, visto che l’Onorata Società lo fece accoppare non appena tornò a mettere piede nella natia Sicilia. Ma non è di questo che tratta La Mano Nera, uscita #54 del bonelliano LeStorie tutta scritta e disegnata da Onofrio Catacchio. In un bel saggio di pop d’autore, il cinquantaduenne autore cuce intorno al poliziotto italoamericano una trama a metà fra cronaca nerissima e leggenda. Il risultato è un prodotto molto lineare, dritto al punto, in perfetto equilibrio fra documentazione e rilettura fantastica. E se il personaggio è più vicino a giustizieri del fumetto come Tex o Dick Tracy che all’Adolfo Celi dei vecchi sceneggiati Rai, a fare la differenza è il mestiere di Catacchio, che nell’approccio narrativo e nella messa in scena omaggia il miglior Magnus. Impareggiabile anche il rapporto prezzo-qualità, con 110 pagine a 3,80 euro: una piccola vetta per una collana da edicola sempre interessante.

Le lacrime della bestia: la cover - © Coconino/Fandango

Le lacrime della bestia: la cover – © Coconino/Fandango

Fra gli altri duri e puri che ultimamente stanno facendo parlare di sé c’è anche Igort, al secolo Igor Tuveri. Lo scrittore e disegnatore attivo fin dalla fine degli Anni ’70 poche settimane or sono ha divorziato da Coconino, fra le prime case editrici italiane a garantire al fumetto le migliori attenzioni possibili in termini di cura redazionale, veste tipografica e qualità delle edizione. Fra le ultime scommesse editoriali di questo padre nobile del fumetto indie c’è la prima edizione italiana dei manga realizzati dal maestro misconosciuto Yoshihiro Tatsumi, Crocevia e il recentissimo Le lacrime della bestia (Coconino/Fandango, € 17,50). Come da inveterata tradizione giapponese, si tratta di storie che sfuggono alle classificazioni di genere tipiche del fumetto occidentale. Ma le storie scritte e disegnate da Tatsumi risultano un unicum anche nella madrepatria, tanto che per definirle si è coniato un termine nuovo: Gekiga, in italiano più o meno “immagini drammatiche”. Drammatiche, appunto, e dolorose, popolate di personaggi condannati alla solitudine per cui è impossibile provare empatia. Uomini fragili, lontanissimi dai canoni dei manga più celebrati e per questo destinati a imprimersi indelebilmente nella corteccia cerebrale del lettore. Come il cannibale Issei Sagawa, citato in un racconto che anticipa di cinquant’anni stilemi grafici utilizzati di recente da altri autori, uno su tutti il nostro Francesco D’Erminio alias Ratigher. (Che in un curioso corto circuito, è il nuovo direttore editoriale di Coconino).

Warhol - L'intervista - © BeccoGiallo

Warhol – L’intervista – © BeccoGiallo

A proposito di cortocircuiti: dopo lunga gestazione, finalmente arriva sugli scaffali Andy Warhol – L’intervista, romanzo grafico dedicato all’artista simbolo della Pop Art dallo scrittore Adriano Barone e da Officina Infernale. Difficile, difficilissimo sfuggire alle trappole del biopic a fumetti, perennemente in bilico fra i due estremi del saggio pallosetto à la Enzo Biagi e del romanzo visionario divertito ma il più delle volte poco attendibile. “L’intervista” risolve brillantemente il problema attraverso il ricorso a due espedienti narrativi perfettamente funzionali allo scopo: il segno espressionista, volutamente scabro e ripetitivo scelto per ritrarre il suo Warhol contemporaneamente stralunato e filologicamente corretto (ah, i multipli…). E i continui battibecchi dell’artista con una “voce off” ora pignola, ora insinuante, ora complice, curiosa o irriverente che detta continuamente il ritmo al racconto. Attraverso questo espediente in stile Scorsese, la complicità con il personaggio scatta a prima vista, e l’epopea artistica dell’artista e della sua Factory diventano un irresistibile flusso di coscienza, uno stralunato monologo teatrale che tiene perfettamente la scena per oltre 200 pagine per € 19. Warhol apprezzerebbe? probabile: qui il lavoro monstre va decisamente oltre il proverbiale quarto d’ora di celebrità.