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Nuvoletta rossa

Uomini contro: straordinarie avventure di lotta e di governo

Conflitto, ne abbiamo? Pare proprio di sì: se l’America liberal dagli studenti agli intellettuali ai latinos avvampa di rabbia per l’elezione del Donald più litigioso dai tempi dell’omonimo papero, qui nella vecchia Europa le destre ragliano compatte in nome delle piccole patrie e del “prima gli indigeni”. La narrativa disegnata, more solito, si adegua. Con opere che esplorano l’immaginario del “noi vs. loro” prendendo strade narrative agli antipodi.
Fight Club 2 - La cover di David Mack © Bao Publishing/Dark Horse Comics

Fight Club 2 – La cover di David Mack © Bao Publishing/Dark Horse Comics

Fight Club di Chuck Palahniuk, per esempio, si è guadagnato una meritata nomea di opera di culto a botte di fantascienza distopica à la Vonnegut, bromance e humour nerissimo. Il successo è arrivato molto dopo l’uscita grazie alla trasposizione cinematografica di David Fincher, un mezzo flop nelle sale sorprendentemente riscattato dal successo della edizione home video. Oggi, 20 anni e 15 romanzi dopo, Palahniuk torna sul luogo del delitto sceneggiando in prima persona un romanzo a fumetti disegnato per i tipi della Dark Horse Comics da Cameron Stewart. Spazio dunque al narratore dell’originale, al suo alter ego nichilista e bombarolo Tyler Durden e alla grande falsona Marla Singer, di nuovo in pista per una nuova odissea americana a base di psicofarmaci, cospirazionismo sui generis e colpi sotto la cintura. Dato lo stile nevrotico e non lineare della narrazione, il primo impatto con le 272 pagine del cartonato Fight Club 2 di Bao Publishing può lasciare disorientati: ma qui più che altrove, medium e messaggio sono perfettamente coincidenti, e ogni scelta formale riflette l’urgenza narrativa di un autore che usa la (nuova) dimensione del fumetto in senso diegetico, quando occorre piegando alla provocazione e allo sberleffo anche la natura stessa della pagina disegnata. A farne le spese è ovviamente l’immediatezza del racconto, che proprio come il film di Fincher procede per strappi, interpolazioni, flash ultraviolenti, concedendosi anche qualche ridondanza di troppo. Ma il risultato finale è una piacevole scossa al sistema nervoso. Confezione lussuosa, prezzo da strenna: 25 euro.

Il dizionario illustrato dei #giovanimerda © Magic Press

Il dizionario illustrato dei #giovanimerda © Magic Press

L’eco di una risata sardonica riverbera anche in un oggetto libro che testimonia la rinnovata vitalità di Magic Press, storico editore di tanto materiale super-eroico costretto a reinventare completamente il repertorio dopo la sofferta rinuncia a tante icone del fumetto a stelle e strisce. Ora, in catalogo, vari maestri del fumetto e della Bande Dessinnée, ma anche tanta satira: Per dire, Jenus di Alessandro Mereu alias Don Alemanno o Mario “Nat” Natangelo, sapido commentatore de Il Fatto Quotidiano. A completare il quadro ora arriva Amleto Da Silva, già vignettista per Cuore e Smemoranda, Premio Satira Politica 2000 a forte dei marmi e autore per Enrico Montesano. Titolo dell’ineffabile volumetto di 128 pagine per 14 euro, Il dizionario illustrato dei #giovanimerda. Che è, né più né meno, quello che promette il titolo: un elenco di voci sui (molti) difetti dei millennialsdalla “A” di “Abasia” alla “Z” di “Zuccherare”, accompagnate dalle vignette dello youtuber Boban Pesov. In un mondo di nazivegani, hipster, startupper e influencer, ogni cinquantenne medio non può che ritrovarsi a corto di argomenti: da qui, uguale e contraria, la Reazione. In altri momenti, la scelta dello schieramento sarebbe stata obbligata. Ma fra sopracciglia ad ali di gabbiano, bacche di Goji Bio e Gluten Free e tremende canzoni indie la tentazione di una svolta a destra del compagno Cossutta si fa irresistibile.

L'approdo © Tunuè/Hodder & Stoughton

L’approdo © Tunuè/Hodder & Stoughton

Conflitti attualissimi anche nel gioiello di Shaun Tan L’approdo, fresca ristampa targata Tunuè del lussuoso volume di 128 pagine e 24,90 euro realizzato dall’artista nel 2006. Strano tipo, questo Tan: Australiano di Fremantle, ascendenze asiatiche, padrone di una tecnica di disegno totalizzante e unica il cui unico totem è la matita, sfruttata a fondo in ogni possibile variante di spessore, sfumatura e tratteggio, un Oscar per il Miglior cortometraggio animato e un Premio Astrid Lindgren nel 2011. Credenziali interessanti, che però non rendono minimamente giustizia allo splendido volume di cui sopra. Perché L’approdo è la storia universale di un uomo che lascia moglie e figlia per cercare pane e companatico in un altrove che è familiare nelle dinamiche e assolutamente straniante nell’estetica steampunk primo Novecento. Perché è una storia senza parole, che affida la sua straordinaria potenza grafica e narrativa alle magnifiche tavole che la compongono e a una scrittura essenziale, tutta in levare. Perché sviscera con semplicità innaturale i grandi temi che riempiono le pagine dei quotidiani attraverso il ricorso a un immaginario allegorico che cita (inconsapevolmente?) Topor, Scarfe e Pericoli… un approccio inedito che fa di questo splendido libro-film una lettura imprescindibile per ragazzi e adulti, a dimostrare che va bene il disegno, ma nella nona arte a contare davvero sono le idee.