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FranciaEuropa

Università: mille ore di girotondo degli ostinati

Oggi, alle 5 del mattino, sono scattate le mille ore del “girotondo degli ostinati” di fronte all’Hotel de Ville a Parigi. Dal 16 marzo, ricercatori, professori, studenti, ma anche passanti o turisti hanno girato in tondo, giorno e notte, a volte molto numerosi a volte in pochi, per protestare contro la riforma dell’univesità che il governo vuole imporre. Ieri, hanno lanciato un nuovo ultimatum

Il girotondo degli ostinati di fronte all'Hotel de Ville

Il girotondo degli ostinati di fronte all’Hotel de Ville

alla ministra della ricerca, Valérie Pécresse: abbiamo difeso “un’università aperta all’avvenire, popolare, democratica” contro un governo “intestardito su una posizione ideologica che ammette come solo predicato il rendimento immediato, che stigmatizza il rischio del pensiero come un lusso inutile e ogni libertà di ricerca come un privilegio”. Gli ostinati non intendono cedere: continueranno fino a quando il govero non darà una risposta soddisfacente, cioè ritirerà la riforma per discutere con i diretti interessati sul futuro dell’università. Gli ostinati preparano altre azioni: dal 1° giugno, delle marce da tutte le università convergeranno verso un unico “punto di girotondo”. Siamo “intensamente ostinati e l’infinito è dalla nostra parte” affermano.

Ma il governo sta preparando  la mano dura. Frédéric Lefebvre,  portavoce dell’Ump (il partuito di Sarkozy),  minaccia  “denunce legali” contro gli insegnanti che impediscono il regolare svolgimento degli esami. La protesta, che è ormai entrata nella 14esima settimana, suscita difatti grosse polemiche. In alcune università ci sono stati scontr tra studenti che sostengono il movimento e altri, che pensano al loro anno scolastico. Pécresse ha affermato che non renderà valido automaticamente il secondo semestre di quest’anno universitario. In realtà, solo il 4% degli studenti, seondo un sondaggio Csa, chiede un “voto politico” per non perdere l’anno. Il 52% chiede degli esami, ma semplificati, il 42% vorrebbe che tutto si svolgesse come in un anno normale, per non avere dei diplomi squalificati. L’appello del coordinamento di lotta a non organizzare gli esami di fine anno è  giudicato  “choccante” dai presidenti di università.  La ministra è con le spalle al muro e, per salvarsi, gioca la carta della drammatizzazione e afferma che con questa protesta l’università francese sta perdendo il prestigio internazionale.