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losangelista

United States of War

Balneazione difficoltosa ieri sulla spiaggia di Santa Monica dove i bagnanti accorsi per l’ondata di caldo hanno dovuto dribblare le croci piantate per commemorare i caduti della “war on terror”, diventate ormai migliaia da quando una associazione di reduci ha cominciato a curare l’istallazione. Un cimitero simbolico con un sottotesto pacifista  – fino a un certo punto. Come e’ norma qui ogni manifestazione che ha a vedere coi morti di guerra e’ avviluppata in un alone di patriottismo “super partes”:  la solidarieta’ indiscutibile col “sommo sacrificio per la patria”  che e’ parte intrinseca della mitopoietica  e della cultura diffusa di un paese fondamentalmente guerrafondaio. Cosi’ nella ricorrenza del memorial day – una di due feste nazionali dedicate ai caduti in guerra – ieri c’e’ stato il consueto rigurgito di retorica patriottica, bandierismo, inni nazionali  negli stadi e omaggi agli eroi ‘in prima linea per la liberta’. Categoria da cui esulano presumibilmente gli “equipaggi” che dalla base aeronaitica di Creech in Nevada, telecomandano i droni reaper – pubblicamente accusati di incompetenza l’altro giorno dal Generale McChrystal per la recente ennesima strage di civili inermi a diecimila chilometri di distanza). Ma questo e’ un altro discorso; quello di oggi riguarda la propensione antropologica degli Stati Uniti d’America per “l’inizativa miltare”. Un’eccezione americana che ha tenuto impegnato il paese in guerre piu’ o meno dichiarate in giro per il mondo con impressionante costanza dalla fondazione nazionale ad oggi. La pagina wikipedia che riguarda la suddetta voaczione e’ di per se impressionante e emblemtica del concetto di guerra  “normlizzata” nella storia americana.