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losangelista

United States of War

Balneazione difficoltosa ieri sulla spiaggia di Santa Monica dove i bagnanti accorsi per l’ondata di caldo hanno dovuto dribblare le croci piantate per commemorare i caduti della “war on terror”, diventate ormai migliaia da quando una associazione di reduci ha cominciato a curare l’istallazione. Un cimitero simbolico con un sottotesto pacifista  – fino a un certo punto. Come e’ norma qui ogni manifestazione che ha a vedere coi morti di guerra e’ avviluppata in un alone di patriottismo “super partes”:  la solidarieta’ indiscutibile col “sommo sacrificio per la patria”  che e’ parte intrinseca della mitopoietica  e della cultura diffusa di un paese fondamentalmente guerrafondaio. Cosi’ nella ricorrenza del memorial day – una di due feste nazionali dedicate ai caduti in guerra – ieri c’e’ stato il consueto rigurgito di retorica patriottica, bandierismo, inni nazionali  negli stadi e omaggi agli eroi ‘in prima linea per la liberta’. Categoria da cui esulano presumibilmente gli “equipaggi” che dalla base aeronaitica di Creech in Nevada, telecomandano i droni reaper – pubblicamente accusati di incompetenza l’altro giorno dal Generale McChrystal per la recente ennesima strage di civili inermi a diecimila chilometri di distanza). Ma questo e’ un altro discorso; quello di oggi riguarda la propensione antropologica degli Stati Uniti d’America per “l’inizativa miltare”. Un’eccezione americana che ha tenuto impegnato il paese in guerre piu’ o meno dichiarate in giro per il mondo con impressionante costanza dalla fondazione nazionale ad oggi. La pagina wikipedia che riguarda la suddetta voaczione e’ di per se impressionante e emblemtica del concetto di guerra  “normlizzata” nella storia americana.

  • marco cerioni

    Ci sono molti negli USA che pensano sempre alla guerra, questo è vero. Ma c’è da dire che la loro costituzione, bella quanto quella italiana che però in Italia stenta a trovare una realizzazione per l’ottusità del popolo italiano e per il fatto che il popolo italiano pensa ognuno solo al proprio portafoglio e non alla coscienza nazionale, comincia con “We, The People…” e sancisce la sovranità del popolo e l’orgoglio nazionale. Dunque, se da un lato il popolo americano è sempre stato guerrafondaio, io penso che con la stessa energia, se illuminato da un Presidente come quello attuale o come un ex-presidente come Abraham Lincoln, il primo dei quali non vuole la guerra, ma la pace e la prosperità dell’economia nazionale, e il secondo affermava che ogni uomo ha il diritto di raggiungere la felicità, partendo con pari opportunità e secondo le proprie inclinazioni ed attitudini, essendo uguale a tutti gli altri nei diritti e nei doveri e di fronte alla legge, con la stessa energia, appunto, mi auguro che un giorno il popolo americano cambi, e diventi promotore di benessere e giustizia come esempio per il mondo intero. Anche Kennedy, mi sembra, diceva che i problemi sono creati dall’uomo, e l’uomo può risolverli. Il popolo americano conta moltissimo nel mondo, ed è l’ago della bilancia di come vanno le cose anche fuori dai loro confini, in particolare nei rapporti con Israele che si intersecano con tutto il mondo Islamico. In questa proprietà transitiva della matematica, il Presidente Americano ha il potere di gestire il proprio Paese, le guerre o le non guerre, il comportamento di Israele e di conseguenza le reazioni del mondo islamico. Non voglio comunque dimenticare i poveri Palestinesi della striscia di Gaza, massacrati continuamente e lasciati sotto embargo. In questo vorrei un Obama più sensibile! Non voglio più vedere quanto è successo il 31 Maggio a quella nave che portava aiuti alla stricia di Gaza, presa d’assalto con massacri da parte di autorità Israeliane. I responsabili devono pagare, e guai ad Israele se continua così. Il mondo deve accorgersene. Se continua così, allora ha ragione l’IRAN, e penso che questo sia già in mente al Presidente Obama.

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  • marco cerioni

    Penso che se anche secondo me è giusto non stuzzicare troppo l’America e gli americani, in quanto loro possono influenzare il mondo intero, e quindi è bene usare prudenza e cercare di persuaderli sul fatto che hanno sempre sbagliato e che debbono cambiare, anziché maledirli inasprendoli a fare come hanno sempre fatto (ed in questo io ho sempre sperato nell’attuale Presidente, sin dalla sua elezione), debbo più realisticamente rimangiarmi un po’ le mie parole da quando il rappresentante USA alle Nazioni Unite, insieme all’Italia, ha votato NO all’inchiesta internazionale su quanto accaduto alla “Freedom Flotilla”, la nave che portava aiuti umanitari a Gaza assalita con massacro da parte degli Israeliani. Devo con sdegno, ridimensionamento e rassegnazione dire che questa volta Obama mi ha veramente deluso. Quando io lo ritenevo un Presidente che, a differenza di Bush, non puntava alle guerre ma soltanto alla politica economica interna per combattere la crisi e rilanciare l’occupazione all’interno degli Stati Uniti, lo facevo pensando a quest’ultima cosa e anche al fatto che non parlava più di tanto dell’Iran, e pensavo dunque che tenesse in mente anche come si comporta Israele. Da tempo ormai infatti il Presidente Obama non vede di buon occhio Netanhyau. Spero infine che l’invio di ulteriori truppe in Afghanistan servano veramente per accelerare l’emancipazione del governo afghano e il ritiro delle truppe, come già sta facendo con l’Iraq. Sarà veramente un buon Presidente? Lancierà il primo segnale di cambiamento che nella storia altri presidenti raccoglieranno? Avrà cambiato idea, oppure quella votazione all’ONU è solo una sua strategia per avere qualche consenso interno di più, in un momento così difficile per lui vista la situazione nel Golfo del Messico? Staremo a vedere…