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La rete nel cappio

Una vita da hacker fatta a strisce


Un libro a fumetti sull’epopea di Julian Assange per l’editore Becco Giallo

L’ultima vicenda che ha visto protagonista Wikileaks è la diffusione della password per accedere alla parte riservata del sito

da parte di un giornalista del quotidiano «The Guardian», che è uno dei giornali che diffonde il contenuto dei materiali riservati arrivati al gruppo fondato da Julian Assange. Come è noto, Wikileaks verifica i cablo «postati» e poi li rende disponibili ai giornali con i quali ha stabilito un accordo per la loro diffusione su carta stampata. Ovvia la reazione rabbiosa del sito. Il portavoce di Wikileaks ha infatti annunciato azioni legali contro il giornalista e il quotidiano britannici. La notizia ha tuttavia suscitato perplessità sulle norme di sicurezza del sito, già messe a dura prova dopo che nei giorni scorsi ci sono state «incursioni» da parte di hacker, che Assange ha subito qualificato come mercenari al soldo delle imprese e dei governi coinvolti nella diffusione dei «materiali riservati» che li vede protagonisti di azioni e scelte molto poco presentabili all’opinione pubblica.
La lotta contro il segreto intrapresa da Julian Assange gli ha certo provocato molti «nemici», ma è indubbio che Wikileaks è stato un vero e proprio tsunami nella Rete. Nell’arco di pochi anni, il vecchio motto della cultura hacker che «l’informazione deve essere libera di circolare» ha ridisegnato la geografia politica e culturale di Internet. Molti regnanti, e governi, sono stati messi a nudo. Molte operazioni sporche compiute da imprese sono state svelate. In nome della trasparenza e della libertà, Wikileaks ha diffuso video e informazioni che molti cancellerie e top manager avrebbero voluto che rimassero segreti. Ma questa è già storia. Il fatto che desta il terrore dei governi e delle imprese è che Wikileaks ha ancora una quantità enorme di materiale in suo possesso e che ha tutte le intenzioni, dopo averle verificate, di diffonderle. Il ministro degli interni italiano, Franco Frattini, in vena di iperboli ha parlato di Wikileaks come un altro 11 Settembre contro l’Occidente. Il Pentagono ha più volte equiparato l’azione di Wikileaks a un’operazione terroristica. E giudizi altrettanto ostili sono stati espressi dal governo francese, inglese, russo, per non citare quelli africani o mediorientali, complici di operazioni «segrete» di governi occidentali o corrotti da multinazionali per inquinare o appropriarsi delle riserve naturali (il petrolio, ovviamente).
Wikileaks e il suo fondatore, Julian Assange, hanno l’indubbio merito di aver cercato di applicare quel principio sulla libertà di informazione, ritenuto uno dei capisaldi della democrazia. Molto si potrà apprendere sul funzionamento e l’organizzazione di Wikiliaks dall’annunciata biografia di Assange (in Italia dovrebbe uscire nel mese di Ottobre per Feltrinelli). Di eguale interesse è però la biografia a fumetti di Dario Morgante e Gianluca Costantini mandata in libreria da Becco Giallo (Julian Assange. Dall’etica hacker a Wikileaks, pp. 143, euro 15). Il volume ha il pregio di offrire tutta la vicenda di Assange da quando decise di diffondere un video dell’esercito americano che testimoniava l’uccisione da parte di soldati statunitensi di alcuni giornalisti e civili iracheni ritenuti dei «terroristi». Nulla viene omesso. Comprese quelle zone d’ombra nel comportamento di Assange rispetto ai medi mainstream o il suo non sempre limpido rapporto con le donne. Il fondatore di Wikileaks è stato infatti accusato dalla magistratura svedese di stupro, accusa respinta e ritenuta un tassello di un complotto americano per stroncare l’attività dio Wikileaks.
Strisce dallo stile essenziale, dove l’immagine spesso sostituisce le parole, contribuendo ad alimentare l’aura del combattente per la libertà che molto è amata da Assange, in quel risvolto egocentrico e talvolta paranoico che gli viene spesso addebitato come uno dei suoi limiti maggiori.
Ma al di là dei limiti della sua personalità, Julian Assange e Wikileaks hanno davvero cambiato quell’equilibro tra libertà di espressione e affari che ha caratterizzato la Rete. Difficile, infatti, pensare al mediattivismo presente e futuro senza tenere in mente che Wikileaks è riuscita a costruire un «dispositivo» per la diffusione di materiali sgraditi ai governi e al business così ampia che qualsiasi progetto di informazioni indipendente non può che fare tesoro della sua esperienze. Inoltre, Wikileaks ha modificato il concetto stesso di opinione pubblica, mettendo a nudo come le tecniche di manipolazione rendono a Rete non quella terra promessa della libertà come alcuni teorici dei media hanno sostenuto negli anni passati. Wikileaks, infatti, ha fatto leva su media mainstream per amplificare la portata delle sue rivelazioni. In altri termini, la produzione di opinione pubblica vede un intreccio tra business e informazioni difficile da sbrogliare.
È però indubbio che Julian Assange e Wikileaks hanno svelato che la produzione e la circolazione di informazione è sempre l’esito di un’attività economica, ma anche di un conflitto attorno al modi di produzione e alla successiva interpretazione dei contenuti. È questo conflitto ad aver avuto la forza di uno tsunami dentro e fuori la Rete. Uno tusnami che continua ancora a irrompere nella discussione pubblica e a mettere in crisi cancellerie e consigli di amministrazione.
Articolo apparso su il manifesto del 1 settembre