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Napoli centrale

Una Resina per il riciclo zigano

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A Berlino li si vede andare in giro ben vestiti, sono italiani, spagnoli e spesso tedeschi, frugano nell’immondizia e raccolgono plastica che poi rivendono per il riciclo. Lo fanno nei paesi dell’ Ex-Yugoslavia i rom raccolgono anche i cartoni delle uova perché con pochi soldi vengono riutilizzati. Nei paesi scandinavi ci sono addirittura dei distributori per cui ogni 20 bottiglie di vetro ti danno circa 3 euro. A Napoli nessuno paga per il riciclo e i migranti, soprattutto quelli di etnia rom hanno inventato  un modo originale per riutilizzare la spazzatura, rivendendola tra loro. Per strada a ridosso della stazione centrale. Pratica che va avanti da alcuni anni e che è vista male dai cittadini, agitando anche diverse voci sul fatto che chi fruga nell’immondizia sporca e che le merci esposte diffondono malattie. Un po’ come si andava dicendo nel 500 della peste, quando si sparse la voce che l’epidemia veniva trasmessa da cani e maiali e per questo furono uccisi tutti all’interno delle mura per poi scoprire che non era servito a nulla.

Domenica scorsa a Porta Nolana c’è stata un bagarre tra i residenti  e gli ambulanti delle chincaglierie dei cassonetti. Con gli abitanti a lanciare acqua sporca e bottiglie dai balconi e i venditori  a insultare gli italiani. Qualcuno ha già paventato una nuova Tor Sapienza come se l’effetto emulazione non fosse già pericoloso in sé, o come se non si aspettasse altro visto che a Napoli tutto viene esagerato ed esasperato e una bella rivolta in sala partenopea con i suoi “colori” potrebbe infarcire trasmissioni tv e giornali per un po’ di giorni. Invece dopo l’incendio del campo Rom di Ponticelli del 2008 non vi sono stati episodi di grosse insofferenze e di xenofobia di massa.  Pur essendo presente una destra residuale che ogni tanto ci prova a ravvivare l’odio etnico, con piccoli cortei e proteste nelle periferie dove però non si vuole gran clamore perché la camorra ha i suoi affari e i riflettori è meglio tenerli spenti.  Inoltre i napoletani per indole (e non vorrei essere smentita nei prossimi giorni)  respirano più aria di solidarietà e accoglienza, essendo per primi un popolo di lazzaroni.

Questo second hand market all’aperto però sta creando diversi malumori. Dalla seconda Municipalità lanciano l’allarme perché il clima sarebbe molto teso e dal Comune fanno sapere che aumenteranno i controlli per qualsiasi mercatino abusivo. E’ difficile trovare la ricetta giusta per arrivare a una soluzione. La convivenza di diverse realtà nelle grandi metropoli scorre su un filo di seta e gli equilibri spesso sono precari. Di sicuro non si dovrebbe amplificare e montare un caso come si sta tentando di fare. Basta ricordare che proprio noi napoletani durante la seconda guerra mondiale abbiamo dato vita al mercato di Pugliano, più noto con il nome di Resina dove venivano smerciati oggetti e vestiti rubati agli americani. E chi può dimenticare il tipico olezzo di questo mercato ad Ercolano dove si accalcavano le persone all’alba per l’apertura delle balle nella speranza di trovare soldi e preziosi nelle tasche di quei vestiti che qualcuno aveva buttato.  Forse si potrebbe pensare a una Portobello road napoletana-zigana, anche perché non sono passati poi tanti anni dai tempi d’oro di Resina.