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FranciaEuropa

Una “Carta della laicità” affissa in tutte le scuole

Da oggi, in tutte le scuole pubbliche francesi, dalle elementari al liceo, è stata affissa una Carta della laicità. Il ministro dell’Educazione nazionale, Vincent Peillon, ha voluto questa messa a punto delle regole del “vivere assieme”. I sindacati degli insegnanti sono soddisfatti, perché nel ricordare queste regole di base vengono “riconosciuti dei problemi di cui non si parla”, spiega un professore di storia. La Carta contiene 15 articoli, scritti in modo semplice: ricorda l’articolo primo della Costituzione, che dice che la Francia è una Repubblica, indivisibile, democratica, sociale e laica. Ricorda che in Francia c’è la separazione dello stato dalle religioni. L’intenzione è di trasmettere l’idea che “laicità” non è repressione delle religioni, ma significa libertà di coscienza per tutti, nel rispetto reciproco. In altri termini, la carta spiega che “laicità” significa “neutralità”, dove ognuno è libero di credere o di non credere, ma non deve imporre agli altri le proprie credenze.  L’insegnamento è laico, ma anche l’atteggiamento degli allievi deve esserlo. Cosi’, l’articolo 12 dice: “nessun allievo puo’ invocare una convinzione religiosa o politica  per contestare a un insegnante il diritto di trattare una questione in programma”. Dal creazionismo al rifiuto della piscina mista, le contestazioni dei programmi si sono moltiplicate negli ultimi anni. La carta accenna anche alla legge del 2004 che proibisce “i segni ostentati di appartenenza religiosa” all’interno degli edifici scolastici. Dalil Boubakeur, presidente del Consiglio francese del culto musulmano, pur dichiarandosi laico convinto, vede pero’ in questa Carta “uno sguardo obliquo sull’islam”, per il richiamo alla legge del 2004, comunemente battezzata “legge sul velo” e il riferimento all’eguaglianza tra i sessi, vissuto come una critica implicita ai musulmani.  Ma Peillon risponde: la laicità “unisce”, “libera” e “protegge” e che la questione della laicità “non significa per nulla ossessione dell’islam”. Dal 2015, nelle scuole ci sarà anche un insegnamento della “morale e civico”.  La carta è in genere bene accolta, ma degli specialisti della scuola sottolineano che è un po’ una foglia di fico che nasconde l’impotenza a far fronte alle diseguaglianze scolastiche, tra buoni istituti nei quartieri ricchi e scuole delle banlieues, dove mancano investimenti e di fatto diventano dei ghetti sociali.

  • lina

    Penso anch’io che quella iniziativa sia poco più di una foglia di fico.

    Fino a quando la “cultura ” della sinistra europea non avrà compreso e digerito i motivi per cui nell’immaginario collettivo musulmano – da Rabat a Sumatra – una donna vale meno di un uomo, come del resto ha accennato anche Dalil Boubakeur, giriamo in tondo sul tema del rapporto islam-civiltà occidentali.

    Il fatto di attribuire un altro ruolo della donna è un principio non accettabile per un musulmano, poichè richiama a situazioni e immagini che esistevano prima dell’islam, quando il sesso femminile riempiva il pantheon degli dei di allora. Riabilitare la figura della donna sarebbe come “tornare indietro” nel tempo , quasi al paganesimo in cui gli arabi vivevano prima di Maometto.
    Un atto di pura apostasia.
    Intollerabile e quindi NON trattabile.
    Che i “laici! e gli “atei” occidentali se ne facciano una ragione !

  • Spartacus

    Personalmente non ritengo l’insegnamento della morale laica una foglia di fico, ma un piccolo passo, per favorire la diffusione del principio di cittadinanza.
    Boubaker è sempre stato molto prudente nelle sue affermazioni, ed ha più volte sottolineato l’uguaglianza uomo-donna (ma investe la donna di un ruolo prettamente familiare e sostiene il “velo di pudore”). Mi piacerebbe sapere in quale intervento Boubaker avrebbe dichiarato che la donna vale meno dell’uomo.
    L’Islam non è coniugabile con la concezione europea di cittadinanza, né più e né meno delle altre religioni monoteiste. Non dimentichiamo che ci sono volute delle rivoluzioni e un’azione politica dispiegata su più di un secolo, perché il cristianesimo non sia più nella pretesa di guidare la morale della società tutta intera e d’influenzarne le scelte politiche (senza dimenticare le aperture di Leone XIII e di Giovanni XXIII). Anche se la legge sul matrimonio per tutti, sembra aver risvegliato un’aggressività che ci pareva di aver lasciato dietro di noi.
    L’ebraismo, largamente minoritario in Europa, presenta a. mio avviso, aberrazioni simili a quelle dell’islam. Ciò non ha certo impedito agli ebrei di essere “buoni cittadini” (se cosí posso esprimermi).

    Intanto mentre i nostri sguardi scrutano il nemico musulmano, cinesi e indiani stanno fagocitando l’economia europea.
    E l’Europa stessa non riesce a darsi un minimo d’unione e di coesione.
    Dove siamo? Sta a noi darci delle risposte, invece che cercare nella demonizzazione dell’altro una risposta che non sappiamo darci.
    I musulmani non sono tutti degli integralisti, pardi.