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Ceci n'est pas un blog

Una bella giornata non cancella il quotidiano

Archiviata la partecipatissima manifestazione del 28 febbraio, che ha visto 30 mila romani e non riempire le vie del centro, frutto di una campagna cittadina che ha coinvolto un po’ tutte le aree di movimento ognuna con le proprie caratteristiche e modalità, il quotidiano ci riporta alle prese con il razzismo e l’intolleranza, spesso alimentato da quegli stessi media che hanno provato ad offuscare sia la manifestazione antirazzista e anti Matteo (sia Salvini che Renzi) che il flop della manifestazione fascioleghista incapace di riempire anche solo metà Piazza del Popolo.

Premesso che nessuno crede che una manifestazione, per quanto riuscita, possa spostare chissà di quanto un’opinione pubblica ormai tendenzialmente razzista e xenofoba, desolante è vedere che neanche a distanza di 24h il circo mediatico intorno a Salvini e ai fascioleghisti è ripartito se non identico a prima con molto più vigore. Evidentemente visto il flop bisogna spingere ancor di più il Matteo lombardo a diventare l’unica vera alternativa a Matteo Renzi, per la felicità di entrambi i Matteo.

La mattina dopo il 28 febbraio, sulla home del Corriere della Sera, che dedicava pochissimo spazio alla manifestazione dei Movimenti, c’era un articolo decisamente ridicolo: “Social: Salvini raddoppia i fan e lancia la sfida a Renzi“. Eppure la piazza reale ha abbondantemente dimostrato di essere qualcosa di completamente diverso e non di complementare a quella virtuale ma a Via Solferino probabile non gli sia arrivata voce. Tanto quanto a via Solferino non si sono accorti dei continui appelli a chiamare e a molestare quelle strutture che ospitano i migranti pubblicandone il numero di telefono. Nel frattempo Salvini ieri sera appariva a Porta a Porta da Vespa mentre Buonanno, famigerato europarlamentare leghista che fa del razzismo una pratica politica, si esibiva in uno squallido show anti-rom nello studio del “democratico, antifascista e probabilmente di sinistra” Corrado Formigli, non nuovo dall’ospitare personaggi “dubbi”. Uno spettacolo indegno, conclusosi con il leghista che urlava contro una donna rom. Ma il problema è Buonanno che si può permettere di urlare “feccia” contro una donna perché rom o chi lo invita ad esibire questi disgustosi teatrini da terzo reich? Di sicuro il problema è anche che Buonanno interpetra una parte di opinione di questo paese, quella dei razzisti. Compresi quelli del “non sono razzista ma…” e ne trovate alcuni splendidi esemplari tra i commentatori della notizia del circo Buonanno, sulla pagina del Corsera.

Che in italia si sia perso il senso e il valore dell’antirazzismo e antifascismo lo avevamo capito già da un po’. E lo si è perso anche perché quelle forze che si presentano come “sincere democratiche” sono le prime ad averlo abdicato a favore di politiche populiste che danno consenso. Altrimenti un Chaouki Khalid che ieri sera urlava su twitter di cacciare dallo studio di Formigli il suo collega Buonanno non si sarebbe scagliato sabato via facebook contro “estremisti e violenti che pensano di fronteggiarsi sulla pelle della nostra città.“. Già. Per Khalid, responsabile immigrazione del PD, la manifestazione multietnica, antirazzista e antifascista che partiva da piazza Vittorio era pari a qualche centinaio di fascisti che si era radunato sotto Casapound per poi raggiungere Piazza del Popolo. E’ evidente, ancora una volta, come il razzismo non è semplicemente una questione di pelle o di paese di provenienza, bensì una questione di classe. Comunque complimenti vivissimi al deputato democratico visto che magari in quello stesso corteo avranno trovato rifugio e spazio anche degli elettori del PD che a questo punto spero si interroghino vivamente su come esercitano quel diritto.

Del resto, la prova che il clima di intolleranza è generale e generalizzato, colpisce i migranti, i diversi, i poveri, spesso grazie a causa di un clima creato ad arte, dove la lotta al “degrado” e la difesa del decoro diventano il territorio per sedicenti bloggers che infiammano una città già infiammata e incattivita di suo. Dice bene Tamara Hitch autrice del libro “Contro il decoro. L’uso politico della decenza” quando afferma che “Povertà e disagio sono produttori di insicurezza, sia per chi è povero, sia per chi ha paura di diventarlo (un ceto medio oggi pericolosamente sul bilico del baratro). E dunque si tracciano, o si cerca di tracciare, confini tra chi è ancora “dentro” e chi già sta “fuori”. Alcuni di questi confini sono materiali: muri, gated communities, ecc. Altri sono simbolici, e si rifanno precisamente alla retorica del “decoro”, con la quale si dividono i “perbene” dai “permale”. Paura e insicurezza sono sentimenti reali e diffusi, e, come molte ricerche mostrano, hanno a che fare con processi che hanno mutato in profondità le condizioni di vita di moltissimi di noi (precarizzazione del lavoro, disoccupazione, migrazioni, ecc.). Questi sentimenti tendono a venir veicolati, come spesso succede, verso capri espiatori (i migranti, gli “zingari”, le prostitute di strada…). Se leggiamo le giustificazioni di molte ordinanze sindacali, vediamo benissimo che i sindaci sono consapevoli di dover affrontare non tanto l’insicurezza, ma la sua percezione da parte dei cittadini. Ossia, sanno che l’insicurezza diffusa non ha a che fare con la consistenza reale della microcriminalità, con le minacce reali all’incolumità delle persone e dei loro beni: tant’è che parlano, appunto, di insicurezza ‘percepita’.”

E allora non sorprendiamoci se oggi sul Messaggero il pestaggio di un clochard nel quartiere Trastevere viene relegato alla “movida violenta” come se non fosse il frutto di una intolleranza generale e viva che esiste nel paese reale tanto quanto in quello virtuale, dove trae forza e argomenti, dove si carica emotivamente pronta poi a sfogarsi col malcapitato di turno bensì degli eccessi del sabato sera. Meno di un’ora fa sempre Salvini scriveva su facebook “Norme più severe contro l’accattonaggio e la carità molesta, e più poteri ai Sindaci. Vittoria della Lega”. Appunto.

Riuscire a decostruire quest’immaginario razzista costruito da media e politica, diventato terreno e opinione politica, è una sfida enorme. Lo si può fare solo attraverso la politica, nei quartieri popolari, sui posti di lavoro, nelle scuole dove migranti e italiani lottano per gli stessi diritti, senza che i secondi si sentano insediati dai primi, dove ricomporre quella componente di classe che crea appartenenza più del tifare la stessa squadra di calcio. Questa è la sfida da raccogliere.

  • SecondoMe

    Per decostruire si impiega il doppio in impegno, lotte, insegnamenti, diffusione.
    Credo ci si dovrà impegnare invece alla costruzione nuova, nuova via, una linea anche mutuata da passati successi.
    La linea della paura vince perché il nemico di chi ha paura è sempre da qualche parte. Hanno trovato il plot del romanzo sociale.
    Troviamone anche noi.