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Street Politics

Un saluto commosso ad Ahmed Seif el-Islam

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Ahmed Seif el-Islam, avvocato per i diritti umani e direttore del Centro legale Hisham Mubarak, è mancato ieri all’età di 63 anni. Ricoverato da due settimane, era entrato in coma da qualche giorno. Suo figlio, l’attivista socialista, Alaa Abdel Fattah, in carcere per scontare una condanna a 15 anni per aver violato la legge anti-proteste, era riuscito a fargli visita.

Lo ricordiamo con una delle ultime interviste al Manifesto dopo la condanna a morte di 528 Fratelli musulmani da parte della Corte penale di Mynia.

Il Cairo, 25 marzo 2014

«Sisi vuole fare tabula rasa dei Fra­telli musul­mani per con­trol­lare il sistema poli­tico e impe­dire le can­di­da­ture degli isla­mi­sti alle pros­sime ele­zioni par­la­men­tari», dichiara al mani­fe­sto Ahmed Seif El Islam, fon­da­tore del Cen­tro legale per la difesa dei diritti umani Hisham Muba­rak. «Ora Morsi (ex pre­si­dente depo­sto lo scorso 3 luglio con un colpo di stato mili­tare,ndr) e l’intera lea­der­ship della Fra­tel­lanza rischiano la pena capi­tale», pro­se­gue l’avvocato com­men­tando la sen­tenza di lunedì della Corte di Minia, capo­luogo dell’Alto Egitto, che ha con­dan­nato alla pena di morte 528 espo­nenti della Fratellanza.

Secondo Seif, Sisi sta facendo un uso poli­tico della giu­sti­zia in vista della cam­pa­gna elet­to­rale. «La scioc­cante con­danna a morte som­ma­ria di Minia è un’iniziale cam­pa­gna elet­to­rale per le par­la­men­tari. Ormai Sisi non si pre­oc­cupa più della vit­to­ria alle pre­si­den­ziali che dà per certa. Ma intende impe­dire a coloro che sono stati con­dan­nati a morte di potersi can­di­dare alle ele­zioni», con­si­dera Seif.

«In altre parole, nel periodo di Sisi, il sistema legale egi­ziano diventa uno stru­mento per impe­dire la par­te­ci­pa­zione poli­tica. A que­sto punto Sisi è parte del pro­blema e non ci può essere una solu­zione poli­tica se Sisi con­ti­nua a svol­gere le sue fun­zioni», denun­cia Seif. Per que­sto la crisi poli­tica con­ti­nua ad aggra­varsi men­tre la repres­sione dell’opposizione avanza. «In que­sto modo Sisi rende impos­si­bile ogni solu­zione poli­tica della crisi.

Eppure esi­ste un disac­cordo tra gli espo­nenti del governo su come agire nei con­fronti della Fra­tel­lanza dopo le ele­zioni pre­si­den­ziali: se met­tere la parola fine al movi­mento o con­ti­nuare a porre osta­coli poli­tici per non risol­vere la crisi», spiega Seif.

Sor­prende poi la giu­sti­zia a oro­lo­ge­ria che, da una parte, ha con­dan­nato oltre 500 per­sone, tra cui i lea­der del movi­mento, Moham­med Badie e Saad al Katatni, alla pena di morte e, dall’altra, ha con­cesso la libertà su cau­zione all’attivista di sini­stra Alaa Abdel Fat­teh, figlio di Seif El Islam.

«Le due sen­tenze hanno un col­le­ga­mento. Si tratta di un mes­sag­gio poli­tico chiaro da parte di Sisi: «La nostra bat­ta­glia è con­tro la Fra­tel­lanza». Que­sto ha deter­mi­nato la deci­sione di por­tare l’una e l’altra causa ad una certa camera di Con­si­glio con lo scopo di ren­dere impos­si­bile una solu­zione poli­tica con la Fra­tel­lanza ma di tenere a bada l’opposizione seco­lare», aggiunge Seif.

Que­sto richiama alla mente il grave defi­cit demo­cra­tico che attra­versa il sistema giu­di­zia­rio egi­ziano. «Dal 2006 ci bat­tiamo per l’indipendenza reale della magi­stra­tura dall’esecutivo. Ora i giu­dici dipen­dono ancora dall’apparato di sicurezza.

E la giu­sti­zia viene usata come stru­mento poli­tico con­tro il nemico del regime. E così i giu­dici ora ope­rano per com­pia­cere Sisi. In alcuni casi lo fanno anche senza atten­dere ordini spe­ci­fici dall’alto ma sol­tanto per ser­vire il regime. É solo dalla rior­ga­niz­za­zione del ruolo dell’esercito nella vita poli­tica che può cre­scere una nuova società demo­cra­tica», con­clude Seif.