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Napoli centrale

Un popolo si, di merda no

nopasaran

Mario Adinolfi, ex parlamentare del Pd ha scritto su Twitter che i napoletani sono un popolo di merda. Ha ragione? Ma dov’era quando dal 2002 (circa) al 2006 (circa) gli acerrani insieme ai napoletani, ai campani protestavano contro l’inceneritore? Solo il 30 agosto del 2004 in una manifestazione oceanica, con bambini che avevano portato i palloncini, i contadini le loro mucche, le donne tantissimi fiori, finì tutto in una repressione di lacrimogeni e cariche. Anche il primo cittadino venne manganellato, si chiamava Espedito Marletta, gli spaccarono la testa. Io c’ero.

Il partito con cui è stato eletto al parlamento Adinolfi, all’epoca rappresentato dall’Ulivo nel frattempo continuava a spingere e sostenere l’Impregilo che pure verrà poi indagata per gravi mancanze nel ciclo dei rifiuti e per aver creato la cittadella della munnezza a Giugliano, 6 milioni di ecoballe. Proprio Prodi chiuse un accordo (alias firmò un decreto) per la società che prevedeva l’impiego dei Cip6 (una sorta di truffa per far passare come fonte energetica rinnovabile la termovalorizzazione) solo per la Campania.

Dov’erano i politici quando sempre nel 2004 la rivista Lancet coniò la definizione del triangolo della morte da parte degli studiosi  Kathryn Senior e Alfredo Mazza? Dopo quasi 10 anni ci siamo dovuti sentire dall’ex ministro Balduzzi che da noi si muore 3 volte tanto di tumore perché abbiamo uno stile di vita sbagliato.

Dov’era Adinolfi quando nel 2008 Lucia De Cicco si è data fuoco proprio davanti al sito di stoccaggio di Giugliano? Dov’eranp quelli che fanno finta di non sapere nel 2008 durante le sollevazioni di Chiaiano dove è stata aperta la più grande discarica cittadina tra i palazzi. Nel maggio di quell’anno gli abitanti vennero picchiati, malmenati, alcuni perfino arrestati. Anche i giornalisti (tra cui Romolo Sticchi) furono bastonati. L’ordine l’aveva dato Gianni De Gennaro, oggi a capo dei servizi segreti, perché quello era stato dichiarato sito militare e chi protestava era sottoposto a leggi speciali. Dov’era dunque Adinolfi a Pianura, a Quarto a Pozzuoli, alla famosa “Rotonda” contro le discariche nel parco del Vesuvio?

E’ una storia lunga. Io c’ero e so che chi ha osato dissentire contro l’avvelenamento dei nostri territori è stato trattato come oggi i no tav: camorristi (invece di terroristi), estremisti, attentatori dell’ordine precostituito ecc ecc.. E’ facile offendere per “categorie”, rom, migranti, arabi, Lgtb, e in Italia i napoletani oggetto dei più sprezzanti commenti. Bisogna stare molto attenti a soffiare sul fuoco dell’odio “etnico”.

Allora resta da dire solo una cosa si è vero siamo un popolo, ma di merda no. La testa l’abbiamo sempre alzata. E siamo stati governati dalle stesse persone.

Adinolfi comunque si giustifica così: http://www.napolitoday.it/cronaca/adinolfi-popolo-di-merda.html

  • marco cerioni

    Ho letto quanto ha scritto Adinolfi nel link che riporta a Napolitoday. Purtroppo è il sintetico, quanto mai fedele, ritratto del popolo italiano.

  • francesca

    mah!

  • Sara

    Si ma che a napoli non ci sia una societá civile, che é una cittadinanza che si autopercepisce come popolo, comunitá, grande famiglia come fa d’altronde questo articolo, che i napoletani siano individui aggressivi, permalosi, ignoranti, bugiardi. Che sia la cittá piú qualunquista d’italia. Che sia l’unica metropoli europea che non accoglie altri europei. In cui la lingua italiana é sconosciuta. In cui c’é un’egemonia culturale di tipo etnico e cioé interclassista, in cui di conseguenza i problemi vengono sempre attribuiti allo stato ai Savoia ecc. In cui se si manifesta lo si fa col col prete in prima fila, in cui c’é un cattolicesimo totalizzante. Dov’é la novitá? Un popolo colonizzato da tutti, sempre sottomesso alle potenze straniere. Sanfedista quando sono arrivati i liberatori nel 1799. Una cittá che ha saputo dei rifiuti tossici grazie a una trasmissione come le Iene, quando tutta l’italia sa bene da molti anni. Ma smettetela, su. Guardatevi una buona volta allo specchio. La cittá con una sparatoria al giorno. Una cittá che sta un giorno si e uno no in prima pagina su quasi tutti i giornali. Una cittá profondamente razzista (evito il lungo catalogo di espisodi). Una cittá che si ribella violentemente giusto alla ztl. Ma cosa c’é da difendere? La cittá dei cesaro, dei Cosentino, dei de gregorio, delle 18enni che la danno a Papi. Una cittá che é pure un mostro urbanistico, a parte una strada al vomero, e forse due a chiaia e a posillipo. scrivere cosí acriticamente di Splatteropoli non sarebbe stato possibile nel manifesto di un tempo.

  • francesca

    Cara Sara che dirti, che dirti— questo commento è talmente qualunquista che proprio non saprei nemmeno dove iniziare a rispondere. Il fatto poi che tu veda sprazzi di civiltà solo a chiaia, al vomero e a posilipo la dice molto lunga. un saluto. molto cordiale.

  • Sara

    Cara Francesca, il qualunquismo é proprio determinato dall’assenza di una societá civile, in senso gramsciano. L’abiezione morale napoletana conseguente é sotto gli occhi di tutti (napoletani esclusi, visto che non amano informarsi). Non é con l’omertá che se ne esce. Magari leggiti Raffaele La Capria, capirai quanto la ‘napoletanitá’, come elemento egemonico della cittá creato dopo la decapitazione della borghesia locale (1799), é un elemento che mantiene Napoli al suo livello splatter. E magari non dimenticare che il Fronte del’Uomo Qualunque é stato prodotto proprio a Napoli. D’altronde non é certo un caso che Napoli produca sistematicamente leader populisti. Proprio perché non c’é filtro tra cittadini e istituzioni, cioé appunto la societá civile. E appunto il sentimento napoletano, la napoletanitá, diventa un elemento ideologico che serve a mantenere la pace sociale dentro la cittá e a stornare il malessere verso l’esterno, senza avvedersi che intanto sottoterra, a sentire Saviano, ci sono una quantitá di rifiuti tossici pari due volte al monte everest: un campo di sterminio. Probabilmente per te questi sono ragionamenti nuovi, abituata a confrontarti con individui che in massa credono alla verginitá di Maria o a Gesú che cammina sulle acque o al sangue di San Gennaro. Ed é altrettanto ovvio che, come ogni persona ‘culturalmente’ cattolica, sei costretta a ridurti all’insulto personale. Sei da manuale, come la maggiorparte dei napoletani, un “popolo” tanto ottuso che rischia l’autoestinzione. Un’altra cosa: non ho parlato di “sprazzi di civiltá” a Chiaia, vomero e Posillipo. Ho capito che vuoi darmi della borghese nemica del popolo buono nel presepe che hai in testa forse tu. Ho detto altro, ho detto che la bellezza di Napoli, a parte qualche lato affascinante, é un falso mito funzionale alla pace sociale. come vedi era un ragionamento lineare. Si tratta del narcisismo infantile dei napoletani che danno la colpa all’esterno dei propri guai. Invece di prtendere una cittá normale ci si inventa una cittá meravigliosa che é tale, guarda caso, solo per i napoletani. Grazie anche a giornalisti come te che informazione non ne fanno proprio, e si limitano alla propaganda prona all’attuale amministrazione di palazzo san giacomo. Se poi pensi che siamo tutti scemi e che questo non sia evidente….

    Cordialitá

  • Sara

    Cara Francesca,
    io sono una qualunquista, e una sfascista, e una terrorista, e una squilibrata, ma sono soprattutto una che sa bene che chi è cresciuto tra dogmi quali la verginità di Maria, Gesù che cammina sulle acque e San Gennaro che sanguina non ha molti altri argomenti che buttarla sul personale, con quanto di penoso concerne a questo atteggiamento.

    Vorrei ricordarti che: il qualunquismo, cioè il Fronte dell’Uomo Qualunque, è un prodotto locale napoletano, come le sfogliatelle e i babà. Ed è un senso comune attuale determinato dalla perdurante assenza di una società civile, in senso gramsciano (mettici assenza di una borghesia e dismissione industriale come cause principali a quest’assenza), problema storico d’altronde di tutto il meridione. Con in più la mentalità passiva cattolica che aspetta il miracolo in ginocchio.

    Vorrei invitarti a non distorcere le mie parole: quando affermo che i luoghi affascinanti di Napoli sono pochi, citando poche strade di qualche quartiere (se vuoi ci aggiungo la Pignasecca e Spaccanapoli), non intendo fare una distinzione di classe, cosa che tu vorresti attribuirmi. Intendo semmai affermare che il mito della bellezza di Napoli è appunto un mito, falso, che, nato da un paio di secoli, ha lo scopo di proiettare all’esterno i mali della città e garantire la pace sociale al suo interno. Magari leggiti Raffaele La Capria sulla costruzione del mito della ‘napoletanità’.

    In ogni caso, con una quantità di rifiuti tossici che secondo Roberto Saviano ammonta approssimativamente a due volte l’Everest, ossia nella situazione in cui Napoli è diventata un campo di sterminio per tumore, prendersela con una frase contro i napoletani (il che è pure dubbio, perché Adinolfi ha fatto un discorso più generale) e non battere il tasto su questo, magari per non disturbare la precarissima giunta di De Magistris, se a te fa fare di me una qualunquista, cosa dovrei dire io della tua omertà? :)

    Se tu pensi di aiutare Napoli mettendo l’abiezione sotto il tappeto, sappi che è una lotta contro i mulini a vento: le notizie sullo stato comatoso di Napoli emergono dappertutto. D’altronde se i problemi non vengono messi in evidenza non si pongono le basi per una liberazione dalle infinite emergenze che la città e la provincia vivono. Se invece lo fai perché a libro paga (in senso diciamo metaforico) di Palazzo San Giacomo, ti bruci come giornalista perché gli anni in cui non si doveva parlare di cronaca, di come stessero le cose veramente, di come si dovesse far apparire la realtà migliore di quell’obbrobrio che era, furono gli anni del ventennio fascista. Ed è un approccio giornalistico che, come dire, si nota facilmente.

    Cordialmente.

  • Sara

    sono usciti due commenti, accidenti. pensavo il primo non l’avesse preso. comunque preferisco il mio secondo.

    di nuovo

  • francesca

    Cara Sara, carissima Sara che poi credo non sia nemmeno il tuo vero nome. Io ci metto la faccia in ogni cosa che scrivo. Il mio “libro paga” è un registro aperto. Altri prima di te mi avevano attribuito di essere al libro paga di diversi politici e credimi sono molto divertita, come lo sono stata in passato proprio perché nella mia vita ho sempre guadagnato quanto un metalmeccanico o anche meno. Ho fatto sempre scelte di campo, libera come è questo giornale di dire quello che penso. Il prezzo e non stare sul mercato. Ma detto questo, metti in colonna una serie di luoghi comuni che disvelano la disconoscenza della realtà napoletana e con tutta la pazienza che mi è concessa non starò qui a spiegarti che è molto pericoloso etichettare un popolo che tu praticamente definisci di aggressivi, permalosi, ignoranti, bugiardi, colonizzati, sanfedisti, razzisti vabbè ecc ecc. Ti chiedo per l’ultima volta, ma ti rendi conto di quello che scrivi o dietro lo schermo della virtualità riesci solo a incolonnare una serie di banalità ingiuriose ??? Ripeto è molto pericoloso soffiare sull’odio “etnico”:

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
    e fui contento, perché rubacchiavano.
    Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
    Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
    Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
    Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare. (B.B.)
    P.s. In realtà stento a credere che tu sia una nostra lettrice

  • Sara

    Cara Francesca, è passato un giorno e la mia replica non è stata pubblicata: ti dai alla censura? piccoli deliri di onnipotenza con cui nascondere il tuo senso di inadeguatezza confermato dal fatto che il tuo blog non lo commenta mai nessuno? Viene da pensare che chissà di quanti altri piccoli deliri di censura sarai preda. Ma d’altronde, opportunista come sei, tu non rispondi alla verità ma al ceto amministrativo. Noto adesso che non c’è nel blog una tua parola sulle polemiche di Saviano o di Realfonzo con De Magistris. Non una parola sulle mire nepotiste sul forum delle culture. Ma mica penserai che i cittadini italiani sanno quel che c’è da sapere su Napoli grazie a una sconosciuta come te? Anche il delirio di onnipotenza ha un limite :(

    Comunque, non c’è da prendersela con te, ma con chi ti fa ancora scrivere.

    cordialmente, irritante servetta delirante

  • Annibale

    Condivido il contenuto. C’è una piccola imprecisione. Il prefetto de gennaro adesso non è più ai servizi segreti ma è stato piazzato a fare il presidente di Finmeccanica!!!! Altro che meritocrazia

  • Spartacus

    ” non sarebbe stato possibile nel manifesto di un tempo” : se permetti, Sara, questo lo dico io.
    Il tuo commento è semplicemente vergognoso (come del resto la frase di Adinolfi), e un lettore del manifesto “di un tempo” non solo non l’avrebbe scritta, ma non l’avrebbe neanche pensata.
    È costernante dover leggere cose come quelle che scrivi su un blog legato al manifesto.

    La tentazione sarebbe ricordarti le metastasi che sono Milano o Torino, la storia dell’amianto, le beghe processuali di Formigoni, l’inquinamento terrificante del Po, i natali meneghini del superladrone Berlusconi, il razzismo pane quotidiano al nord degli Appennini, la Lombardia che invia i suoi rifiuti in Campania, ecc. ecc., ma in fin dei conti sarebbe rispondere all’insensatezza con l’insensatezza.

    Perché perdere tempo e spazio con lobotomizzati del tuo genere?
    Forse per evitare che l’orrore si banalizzi.