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FranciaEuropa

Un maggio 2009?

Sarkozy teme una radicalizzazione dei movimenti sociali che, per il momento, si sono tradotti in due mega-manifestazioni organizzate dai sindacati, per una volta uniti (29 gennaio e 19 marzo), con milioni di persone in piazza. I ricercatori universitari, appoggiati da una buona fetta degli studenti, sono entrati nell’ottava settimana di protesta, anche se il ministro dell’Educazione, Xavier Darcos, e la ministra della ricerca, Valérie Pécresse, hanno fatto marcia indietro sulle riforme che volevano imporre (il concorso per diventare insegnate quest’anno sarà quello tradizionale, senza il master obbligatorio che avrebbe dovuto eliminare l’anno di stage pagato, mentre è bloccata l’introduzione del nuovo sistema di valutazione dei risultati del lavoro di ricerca). Per disinnescare la “bomba” giovani, Martin Hirsch, il neo-segretario alla gioventù, ha promesso 1,5 miliardi di euro per finanziare l’assunzione dei giovani, “le prime vittime della crisi”, secondo l’Eliseo: verrà proposto un sistema per forzare le porte delle imprese, che dovranno assumere dei giovani con un contratto di formazione-lavoro (finanziato in parte dallo stato o dagli enti locali), contro l’impegno del giovane di restare almmeno tre anni nello stesso settore di attività. Il potere, in altri termini, vuole mettere fine ai falsi stages, sotto-pagati e non professionalizzanti, per cercare di limitare la forte disoccupazione della fascia d’età tra i 16 e i 25 anni. “Non possiamo abbandonarli, con le porte delle imprese che si chiudono” ha detto Sarkozy. Il presidente teme un maggio caldo, come nel ’68. Per questo ha ingiunto ai ministri della scuola di disinnescare prima delle vacanze di Pasqua la miccia della protesta dei ricercatori e degli studenti universitari. Inoltre, Sarkozy, spesso brutale nei suoi propositi, ha messo i guanti nelle relazioni con i sindacati. Ha dato ordine ai suoi ministri di “non ridicolizzare” i sindacati, di prenderli sul serio, per timore di perdere l’ultimo baluardo che puo’ ancora impedire che i conflitti degenerino quando una fabbrica chiude (ci sono già vari esempi di esplosione di rabbia). Per il momento, il primo ministro ha affermato che il governo non toccherrà il tanto contestato scudo fiscale, che è costato allo stato 14 miliardi, senza grandi risultati sugli investimenti. Come Obama, il governo ha pero’ fatto pressione sulle società che hanno ricevuto aiuti pubblici e i dirigenti della banca Société générale sono stati costretti a rinunciare (temporaneamente…) alle stock options (ci rimettono centinaia di migliaia di euro). Il Medef, la Confindustria francese, ha approvato, anche se rifiuta di obbligare i dirigenti ad essere meno ingordi. Ma persino l’Ump, il partito di maggioranza, sta riflettendo sull’opportunità di far votare una legge che imponga un tetto massimo alle remunerazioni dei grandi manager.