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Popocatépetl

Un grido di Dolores

Il Grito nel murale di Juan O'Gorman

   

Questo 15 settembre, come tutti gli anni, si é celebrata la cerimonia del Grito, il grido di indipendenza dalla Spagna che il cura Hidalgo, prete scomunicato, lanció dalla cittadina di Dolores, nello stato di Guanajuato, il 16 settembre del 1810. Sará stato il clima piovigginoso, o anche la parola d’ordine “non c’é proprio niente da celebrare”, ma la festa quest’anno é stata fiacchissima.

Non solo. Quando il presidente Calderón (che si é beccato qualche “buuuuuu”) ha esaurito la lista dei padri della patria a cui inneggiare, sigillandola con un triplice “Viva México!”dal balcone del Palazzo, si é aggiunto un chiaro e forte “Viva El Chapo!” dalla folla.

Orbene, Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, detto El Chapo, é il  capo del maggior cartello di narcos del Messico, compare fra i miliardari di Forbes ed é uccel di bosco dal 2001, quando, entrando Vicente Fox alla presidenza, El Chapo uscí subito di galera, evadendo da un carcere di alta sicurezza in un camioncino della biancheria. Il penitenziario di Puente Grande fu chiamato da allora Puerta Grande en el decennio del Pan alla presidenza – prima con Fox (2000-2006), ora con Calderón (2006-2012) – il potere del cartello di Sinaloa,che é quello del Chapo Guzmán, si é tremendamente rafforzato.

Su un personaggio come El Chapo, che ha stimolato molta cronaca e tanta letteratura e produzione discografica, é ormai difficile districare leggenda e realtá. C’é chi dice di averlo visto cenare tranquillamente, e in buona compagnia, in ristoranti di lusso di Cittá del Messico, Monterrey e Guadalajara. Il vescovo di Durango, Héctor González Martínez, ha affermato piú volte che “il capo dei capi” vive indisturbato in una dellesue proprietá vicino Guanaceví, un villaggio nello stato di Durango, ma che nessuno osa bussare alla sua porta. Sará?

Ugualmente misteriosa é l’origine del grido “Viva El Chapo!” lanciato nello Zocalo di Cittá del Messico a ridosso dell’allocuzione presidenziale. Una battuta scherzosa? Una provocazione? Una constatazione? Piú che chiarirne l’eziologia, il seguente articolo di Pedro Miguel, tratto dal quotidiano La Jornada, ne spiega il contesto.

PS: Ha voglia Calderón a girare spot di 50 minuti per promuovereil turismo in Messico. Ha voglia a incazzarsi con i giornalisti perché danno una “mala imagen” del paese e a istruire gli ambasciatori perché facciano un po’ di buon marketing all’estero. I 35 cadaveri scaricati a Veracruz a pochi metri da una conferenza nazionale di procuratori sono difficili da tappare. Ma ci si puó sempre consolare dicendo, come fa il presidente: “In Messico la delinquenza organizzata non é piú forte dello Stato come in altri paesi. Certo, fa piú morti.”

A río revuelto, ganancia de pescador: nel gran casino é meglio approfittare. L’ultimo progetto di legge presidenziale consiste in una riforma del codice di procedura penale che consente, tra l’altro, alle forze dell’ordine di perquisire senza mandato – basterá una denuncia anonima – qualunque domicilio sospetto.

una vignetta di Hernández

“VIVA EL CHAPO!”

di Pedro Miguel

Potete vederlo in Youtube, se non lo tolgono prima: http://www.youtube.com/watch?v=UdiQ4PWIPuU. L’esclamazione burlona esplode subito dopo che il signore del balcone ha finito di lanciare degli evviva compatti, con la lista degli eroi patri ridotta al minimo indispensabile, quasi una commissione rappresentativa. Di sotto, fra la gente comune che é venuta fin qui alloZocalo, si risponde all’esortazione con fischi e grida di “Buuuuu!” e “Rottinculo!”, peró mano a mano che avanza l’enumerazione dei nomi, la gente si disciplina e lancia gli evviva in coro. Ma appena l’ometto con la bandiera smette di gridare e sta per suonare la campana, qualcuno aggiunge: “Viva El Chapo!”

E’ chiaro che non si tratta di un narcogrito, ma di uno scherzo privo di gusto, peró fa ugualmente male e ferisce: la menzione del criminale di alto bordo, dell’uomo che molti reputano il narco favorito e perció scomodo – di due presidenze, quello che evade con Fox e si sistema con Calderón, rimane incastrata fra i nomi di Hidalgo, Morelos, la Corregidora, Allende, Aldama e Matamoros. Dopo l’indipendenza e il nome della nazione,“viva El Chapo”. Come sapere se l’autore di quel grido anonimo si stava solo burlando del cerimoniale, o se si é sentito insultato, a sua volta, dalla vacuitá e dall’estrema sfacciataggine delle esortazioni civiche che piovevano dal balcone presidenziale e ha deciso di farsi specchio del cinismo intrinseco, o se sapeva qualcosa sull’argomento e si é preso la libertá di speculare su quello che in realtá voleva gridare il governante, o se invece era solo ubriaco?

Poche ore prima, quella mattina, Calderón aveva parlato delle virtú della democrazia, della pertinenza di contare i voti, della necessitá di evitare che il potere pubblico faccia campagna per qualche candidato. Tutti ricordano come fu imposto a forza alla presidenza, tranne lui, che se n’é scordato. Poi, in serata, lo si é sentito applaudire all’indipendenza nazionale; lui, che si é tanto adoperato – e con ottimi risultati – per distruggerla; lui, che é stato piú vendipatria di tutti i suoi predecessori messi insieme; lui, che tramite il ministro García Luna ha consegnato i servizi di intelligenza messicani alle agenzie di spionaggio degli Stati uniti; lui, che riscatta con i nostri soldi

le imprese speculatrici spagnole con problemi (si riferisce al recente riscatto di Repsol effettuato da Pemex, ndt). Lui, che ha firmato l’iniziativa Merida per subordinare le forze militari e poliziesche del nostro paese ai piani del governo di Washington, alleato di chiunque partecipi alla narcoguerra in Messico, a qualunque bando appartenga.

L’esasperante cinismo espresso da quel grido emblematico il 15 settembre nello Zocalo é uno dei saldi del progetto politico-economico imposto al Messico a partire dagli anni ’80. Dai vertici istituzionali é possibile promuovere valori nella societá ma anche miserie, e non solo economiche. Per tre decenni il nostropaese é statosottoposto a una sistematica opera di demolizione, presentata come costruzione di un Messico migliore. Il regime – che sia stato del Pri o del Pan – si é impegnato a inculcare nella popolazione il disprezzo per gli altri, lo smantellamento dei principi di solidarietá, lo svuotamento del significato della storia nazionale. Il massimo omaggio ufficiale ai padri dell’indipendenza é consistito nell’esibizione necrofila dei loro teschi, quasi un revival dell’esecuzione monarchica.

Quando Salinas de Gortari si prende il disturbo di criticare il neoliberalismo che lui stesso ha imposto a sangue e corruzione nel paese, quando ci dicono che se ci stanno uccidendo é per il nostro bene, quando si afferma che l’economia nazionale é solida e va nella direzione corretta, non c’é niente di male a includere il nome di qualche narcotraficante alla lista degli eroi che hanno fatto la patria.

Per fermare questo cinismo si richiedono molti sforzi e un’attivitá che trascende la mera lotta política. Per esempio, raccontare giorno per giorno, in tutti gli angoli del paese, la storia nazionale, restituirle il suo significato, vincolare le gesta dell’Indipendenza, della Riforma e della Rivoluzione con il momento attuale.

E visto che il sistema educativo e l’apparato propagandistico dello Stato, cosí come l’insieme delle istituzioni, sono stati sequestrati da criminali reazionari, il lavoro debe essere fatto dal basso. La vera pubblica istruzione– di bambini e di adulti -dipende dalla capacitá della societá di organizzare questo compito cosí necessario.

María Félix, maestra appassionata
  • numerio

    Retorica, certo forse migliore di altre, ma pur sempre sterile retorica. spiegami come puo un popolo, esempio, in terra caliente, dove ho vissuto un anno, come puo organizzarsi, quando quotidianamente siamo terrorizzati annichiliti, massacrati; ogni giorno sono abbandonati corpi privi di vita, nella peggiore solo resti di corpi carbonizzati o teste decapitate, stiamo parlando di uno stato, Guerrero, che ha storia e tradizione di resistenza. una volta era il regime a massacrarci, vedi Atoyac… ora sono i “narcos” e chi viene trovato privo di vita non é un essere umano ma un “narco” questo in uno stato governato da un uomo del PRD che ancora prima era del PRI… come ti organizzi nel caos?

  • numerio

    si! il commento l’ho lasciatoma da una settimana e non c’e traccia… bravi e democratici, spero che questo almeno lo pubblicate.

  • fabio roda

    Grande Gianni, siempre al pendiente de todos los desmadres que pasan en el ex lindo y querido Mexico. Volviste a casa entonce, me refiero a Sancri?
    Hasnos saber
    Ciaaaaaaaaaaaaaooooooooo-ooo