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La rete nel cappio

Un cloud computing democratico e di sinistra

Nel film Social network, Mark Zuckeberg comunica l’idea di inventare quello che sarà Facebook a un giovane che ha la

massima aspirazione di entrare in una delle gilde più esclusive del mondo. Una volta ammesso, dice, tutte le porte si apriranno come per incanto, introducendolo nel mondo che conta, che ha il potere di modificare il corso degli eventi. E di assicurargli, nel contempo, un lavoro retribuito con cifre a sei, sette zeri. Poi la storia ci racconta della sua emarginazione, fino al patteggiamento con Zuckeberg di lasciare Facebook con una buonuscita da assicurargli un roseo futuro. Le critiche verso il suo compagno di avventure sono infarcite di tanti buoni sentimenti, di richiamo all’etica. Insomma, un “uomo in carriera” con una morale. Forse per questo si è impegnato moltissimo nello staff che ha portato Barack Obama alla presidenza nel 2008. Nella campagna elettorale ha più volte sostenuto che era un liberal che univa fiducia nella capacità del capitalismo di essere equo e compassionevole. Una visione agli antipodi di Zuckeberg, che è sovente descritto come il simbolo di quel capitalismo libertario che vota repubblicano. E dopo l’elezione di Obama, il novello agit prop non è tornato a casa, ma ha fondato la fondazione filantropica Jumo. Bene, nei giorni scorsi quell’uomo, che corrisponde al nome di Chris Hughes, ha organizzato un incontro con Eli Pariser e Peter Koechley per mettere a punto un social network che promuova idee e progetti «progressisti», mettendo in relazione uomini e donne animati da passione civile e fiducia nella possibilità di costruire una società più equa di quella attuale.

Eli Pariser è il fondatore e animatore di MoveOn, un gruppo di pressione liberal che ha scelto la Rete per amplificare, promuovere iniziative legislative e politiche leftish. MoveOn, va ricordato, è il gruppo che dagli inizi di questo nuovo millennio ha sempre appoggiato i candidati democratici più a sinistra. Composto prevalentemente da giovani ha inoltre organizzato una raccolti di fondi per Barack Obama utilizzando proprio la Rete, facendo affluire nelle case del candidato afroamericano milioni e milioni di dollari con donazioni che di pochi dollari. Il meccanismo di MoveOn è stato più volte indicato come una forma di finanziamento di massa e popolare, contrapposta a quelle donazioni fatte da uomini, donne miliardari o di imprese che versano denaro a tutti i candidati, influenzando così a loro favore l’operato del sistema politico statunitense.

Il terzo personaggio, Peter Koechley, è direttore del magazine satirico Onion. I tre si sono incontrati per porre le basi, appunto di un social network progressista, ma anche per dare vita a un «incubatore» di media presenti solo in Rete facendo leva sia su giornalisti che di uomini (e donne) della strada. Insomma, un esperimento ibrido di citizen journalism. La società che i tre vogliono mettere in piedi si chiamerà Cloud Tiger Media. E cloud significa «nuvola», quellla tendenza molto forte in Rete avviata da imprese per rendere fedeli gli utenti a una piattaforma software e usare i contenuti che producono «gratuitamente» come merce da vendere al miglio offerente, sia che si tratti di profili che di manufatti software che innovano programmi già esistenti. Un fenomeno che Eli Pariser ha analizzato nel libro di successo Filter Bubble, dove il fondatore di MoveOn critica Google e tutte i social network per la tendenza, appunto, a mercificare la cooperazione sociale presente in Rete.

Per il momento di Cloud Tiger Media poco si sa. Ma è sicuramente un progetto da seguire con attenzione. E’ infatti la prima volta che viene affermato di voler sviluppare un social network politico che funzioni secondo una logica commerciale sia come aggregatore che come habitat per produrre informazione.