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FranciaEuropa

Un Anello della Memoria per 580mila morti della Prima guerra

François Hollande oggi è ben solo a Notre Dame de Lorette, nel Pas de Calais. Nel giorno di commemorazione dell’armistizio dell’11 novembre 1918, nell’anno del centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale, il presidente inaugura vicino a Ablain Saint-Nazaire un monumento dedicato ai caduti sul fronte della Fiandre francesi e dell’Artois, che avrebbe potuto riunire gli europei in un momento di dubbio e di nazionalismi risorgenti. Ma i paesi invitati sono rappresentati solo a livello ministeriale. Né Merkel né Cameron hanno accettato di venire. L’Anello della memoria – un grande anello sospeso di placche d’acciaio di 345 m. di perimetro – è un monumento unico: sono scritti, in ordine alfabetico, 579.606 nomi di caduti su questo fronte, senza distinzione di nazionalità né di grado. Sono ragazzi che venivano da una quarantina di paesi, Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio, Portogallo, Russia, Stati uniti e dalle colonie dei paesi europei. Sono stati inviati a combattere su fronti opposti, per ragioni politico-economiche che non li riguardavano personalmente. L’Anello della Memoria, opera dell’architetto Philippe Prost, sorge vicino alla necropoli dove sono sepolti 45mila soldati francesi, morti anch’essi nel grande massacro europeo della Prima guerra.

Non è stato facile per il comitato scientifico che ha realizzato l’opera ottenere l’accordo dei paesi coinvolti. In particolare la Gran Bretagna si è fatta pregare per consegnare le liste dei caduti nelle Fiandre, che sarebbero stati ricordati in ordine alfabetico accanto ai nemici tedeschi. Colpiscono le serie di nomi simili o eguali, di cittadini di paesi diversi costretti a combattersi tra loro. Hollande vorrebbe che l’Anello della Memoria fosse un “messaggio di speranza eminentemente attuale per tutti coloro che lottano oggi perché la pace e il diritto trionfino dappertutto nel mondo”. Ma la stessa Europa non sembra essere in grado di ricordare il massacro per trarne una lezione per il presente. All’inizio di quest’anno, addirittura, la Commissione aveva deciso di rinunciare a una celebrazione comune del centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale. C’è stato un incontro a Sarajevo, a giugno, passato un po’ in sordina, poi qualche progetto locale. Ma nessuna celebrazione comune di un certo rilievo, come se ancora cent’anni dopo, in un periodo di crisi, gli europei non riescano a superare le tragiche divisioni di allora. Ogni paese pensa a se stesso, ai propri morti nel più grande massacro della storia europea. La Francia al Musée de l’Armée a Parigi ha aperto uno spazio dedicato ai fucilati, i 639 soldati che sono stati condannati a morte per disobbedienza, che possono essere considerati tra i primi europeisti, coloro che hanno rifiutato di combattere contro  altri europei.