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L'urto del pensiero

Un altro mondo è indispensabile!

filosofia politica

Abbiamo imparato da un po’ di tempo, o forse in fondo abbiamo sempre saputo, che la verità non esiste. Una, certa, indiscutibile, possibilmente rispondente ai nostri convincimenti e desideri, non c’è.

Ci piacerebbe, certo. A volte riusciamo anche a illuderci per un certo lasso di tempo che possa esistere (con risultati spesso ridicoli, a volte tragici). Ma poi arriviamo inesorabilmente a dover prendere atto del fatto che non esiste la verità.

Il bravo filosofo, tuttavia, o anche soltanto la persona di buon senso, sa però che l’esistenza umana acquisisce un senso, nonché una dimensione più percorribile, se solo ci si accontenta di approssimarsi non «alla» verità ma ad «una» verità.

Insomma, si cerca di individuare ciò che, in settori diversi, può rappresentare un ideale da perseguire (mai definitivo e sempre migliorabile), e a quel punto si cerca di approntare la propria opera per farla avvicinare quanto più possibile a quell’ideale.

METAMORFOSI DELLA FILOSOFIA E DELLA POLITICA

Oggigiorno, di questo atteggiamento ispirato al buon senso e alla fiducia nella costante migliorabilità dell’umano esistere ed agire dobbiamo registrare il penoso venir meno.

Lo si può vedere osservando la metamorfosi tanto della filosofia quanto della politica (le due dimensioni, per chi conosce Gramsci, sa che sono intimamente intrecciate).

Nella prima, filosofi o sedicenti tali ottengono successo, riscontri e attenzione soltanto nella misura in cui non esprimono opinioni o idee che tentano di approssimarsi a un ideale di verità (possibilmente argomentato e coerente), ma in quella in cui riescono a colpire, creare l’effetto, suscitare dissenso e polemiche.

Insomma, a «bucare lo schermo», tanto per usare un espressione che rende bene il modo in cui la logica spettacolare e televisiva si è impossessata di quella politica e sociale.

Quella logica per cui trionfa chi sorprende, non importa come, a che prezzo e seguendo quale coerenza. Non certo chi argomenta.

In questo modo si finisce col proliferare di «pensatori» che discettano su tutto e tutti, coprendo qualunque campo dell’umano accadere e soprattutto ispirati da un unico leit-motiv di base: stupire, colpire, spiazzare, provocare, polemizzare, distruggere.

Ben lontani, insomma, da quello stupore e meraviglia descritti da Platone, da cui nasceva filosofia come disciplina che vedeva l’uomo spingersi alla ricerca di un ideale di verità quanto più coerente, virtuoso, «bello» possibile.

La stessa logica, neanche a dirlo, la ritroviamo nella politica. Dimensione in cui, oramai, a trionfare sono esclusivamente quei leader (che hanno preso il posto delle idee, relegate a residuo della storia) che sono pronti a offrire la soluzione immediata a qualunque problema del consesso sociale.

Ingabbiati all’interno di una logica ristretta e basata esclusivamente sul «qui e ora», senza ormai alcun contatto con le storie passate e soprattutto senza alcuna dimensione di prospettiva futura, i politici che trionfano nel mainstream mediatico sono quelli che risultano più smart, più risoluti e persino sbrigativi, naturalmente più spregiudicati, provocatori, abili nel suscitare e cavalcare la polemica.

Il più delle volte, bisognerà pur dirlo, a spese di una visione coerente di fondo, ma soprattutto di una visione prospettica che fornisca almeno un’idea vaga del paese che intendono costruire, su quali fondamenti e nel rispetto di quali ideali e valori di fondo.

Come se non fosse una questione loro quella di governare un intero Paese.

ECLISSI DEL PENSIERO E DELLA RAGIONE POLITICA

Forse perché non è di un governo che abbiamo bisogno, perché le linee generali e i dogmi da seguire sono stabiliti in ben altra sede rispetto a quella politica.

Ecco, allora, che possiamo prendere atto dell’eclissi tanto della filosofia quanto della politica. Almeno come le abbiamo conosciute fino in tempi recenti.

L’una ha abdicato al pensiero, possibilmente coerente, rigoroso e ispirato a ideali alti ed alieni dal mero interesse della visibilità personale di questo o quello.

Il pensiero in fondo è pericoloso, specie perché ha quella pessima tendenza, laddove coltivato e concimato, di prediligere l’autonomia, la critica, la messa in discussione di dogmi che in genere servono a costituire il potere di alcuni e la subordinazione dei molti.

L’altra ha abdicato al governo, perché quest’ultimo è ormai delegato alle agenzie internazionali della tecno-finanza, che vogliono e ormai impongono soltanto leader che siano pronti a battersi non per il benessere della popolazione che si trovano a governare, ma per il rispetto di diktat impersonali che promuovono gli interessi delle banche e delle grandi multinazionali.

Il punto, quello vero, è che una filosofia che smette di coltivare il pensiero autonomo, rigoroso e coerente è tanto inutile e irrilevante quanto una politica che rinuncia a governare in seguito alla costruzione di un programma complessivo, coerente e ispirato a una logica di interesse collettivo e di lungimiranza temporale (tenendo conto anche delle generazioni a venire).

Certamente la soluzione a ciò non può essere rappresentata da un ritorno indietro, visto che per troppo tempo abbiamo assistito a leader che, apparentemente forniti di fondamenti ideali e ideologici, hanno fatto affondare il Paese in seguito all’inazione e incapacità più stagnanti.

Ma anche rassegnarsi a questa politica del giorno per giorno, del fare le riforme tanto per fare e poter dire di aver portato un risultato a casa (incuranti degli effetti futuri), mentre la tecno-finanza impone i suoi dogmi indiscutibili, non sembra aprire la strada a tempi migliori né a una visione del Paese ampia e credibile.

Occorre darsi da fare, e molto. Soprattutto in quella costellazione ampia che chiamiamo sinistra, dove si spera che l’interazione stretta e fruttuosa tra filosofia e politica, o se si preferisce fra teoria e pratica, può e deve avere ancora un senso.

Altrimenti nessun altro mondo sarà possibile, per riprendere uno slogan tanto mediaticamente efficace quanto sterile all’atto pratico.

Mentre oggi, sempre di più e sempre più persone si rendono conto che un altro mondo è indispensabile!

  • Giulia Penzo

    I politici non hanno, spesso, quella cultura anche filosofica che serve per amministrare bene e per il bene comune. Sarebbe opportuno che lavorassero a fianco, proprio per non dimenticare la finalità cui sono chiamati, ossia il bene di tutti i cittadini. Però mi chiedo, ora, per il bene di quali cittadini? I cittadini del mondo o del territorio che sono tenuti a amministrare? Se ci pensiamo, ognuno potrebbe in questo senso fregarsene del resto del mondo e coltivare il proprio orticello. Si potrebbe dire che governano male, se tutto nell’orticello cresce bene, mentre nel campo a fianco c’è magari qualcuno che fa la fame?
    Il Mors tua vita mea è solo un detto medievale?
    La politica dovrebbe gestire il qui e ora, concentrarsi sui problemi emergenti e cercare di risolverli, mentre le argomentazioni filosofiche richiedono tempo e sono difficilmente risolvibili. Se ci interroghiamo su cosa sia la giustizia non ne veniamo più fuori, però non possiamo dimenticare quale sia l’idea di giustizia che vogliamo applicare. Alla fine bisogna decidere e i filosofi non lo sanno fare. I filosofi rovinano la politica, ecco la conclusione!

  • Silvano Fasan

    verità? lo spirito umano continuerà per sempre a farsi domande, quindi la continua ricerca della verità è il sale della vita dell’umanità. ogni uomo, ha l’obbligo morale di non accettare una verità costituita, ma cercare sempre la propria variabile verità. Il punto sta nel definire le cose con il loro significato originario, e non accettare significati variati dal potere per auto consolidarsi. Sacro = bene comune forza = servizio potere = mancanza di forza ( conseguente utilizzo della forza altrui ) Dio onnipotente = bestemmia Per dono = regalo incondizionato, e così via. Cose volutamente dimenticate nel nome degli interessi. Politica ormai è diventato specialmente in Italia, sinonimo di necessità di non conoscere realmente i problemi. i veri tecnici sono ormai diventati dei rompipalle da mandare all’estero.