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FranciaEuropa

Primarie Ump: vince per 98 voti lo xenofobo Copé

Poco dopo le 22,30, lunedi’ sera, più di 24 ore dopo la chiusura dei seggi delle primarie per la presidenza dell’Ump, l’apparato, controllato dal segretario generale Jean-François Copé, ha decretato: il vincente è Jean-François Copé, per 98 voti. Lo sconfitto François Fillon parla di “frattura morale”. Jean-François Copé o François Fillon? Un giorno dopo le primarie dell’Ump per scegliere il presidente del partito e, quindi, il leader della destra, il risultato è rimasto incerto per lunghe ore. I due campi si sono accusati reciprocamente di fronde e si sono dichiarati entrambi vincenti. A sei mesi dalla sconfitta di Sarkozy alle presidenziali, il principale partito della destra francese crolla nel ridicolo.

Ma dietro questa farsa del voto e delle contestazioni si profila una vera e propria crisi della destra francese. A votare sono andati 180mila militanti dell’Ump, una partecipazione un po’ superiore al 50% degli iscritti, con lunghe code per il voto dovute alla disorganizzazione. I sondaggi avevano sempre dato vincente l’ex primo ministro Fillon, ma nessuna inchiesta era stata realizzata presso i soli militanti (Copé, che controlla il partito, non ha mai svelato le liste dei nomi). I “simpatizzanti” Ump avevano scelto il più moderato Fillon, i militanti si sono invece rivelati molto più radicali, la corrente “La destra forte”, guidata dall’ex Fronte nazionale Guillaume Peltier, ha ottenuto ottimi risultati. Ne deriva non solo una spaccatura del partito, che puo’ comprometterne la vita futura, ma soprattutto una distanza crescente tra militanti e popolazione, un po’ come è successo negli Usa con i Tea Party. Copé ha seguito le orme dell’ultimo Sarkozy, sotto la guida dell’ex del Fronte nazionale Patrick Buisson: spostare a destra tutto l’asse dell’Ump, verso i terreni del Fronte nazionale, tra denuncia contro il “razzismo anti-bianco”, accuse ai musulmani di “rubare ai bambini di origine franco-francese il pain au chocolat a merenda durante il ramadan” e desiderio di rilanciare il dibattito sull’ “identità nazionale”. Fillon ha voluto invece incarnare un’ala più moderata, di centro-destra. Ma “tra il 2007 e il 2012”, cioè sotto la presidenza Sarkozy, “il centro è scomparso”, spiega il politologo Dominique Reynié. L’Ump ha accumulato le sconfitte elettorali (locali e presidenziale) e oggi “non sa dire se deve questa sconfitta a un deficit di svolta a destra o, al contrario, a un suo eccesso”, aggiunge Reynié. L’Ump versione Copé significherà un partito sempre più populista, chiuso alla parte più moderna della società, per concentrarsi sulla popolazione bianca dei territori periferici (le zone di villette lontane dai centri urbani), già in buona parte sedotte dal Fronte nazionale.

Hollande puo’ trarre vantaggio da questa confusione, con la speranza di attirare gli elettori moderati. Al centro-destra è poi nato un altro partito, l’Udi di Jean-Louis Borloo, chiaramente alleato dell’Ump, che spera pero’ di recuperare elettori che non vogliono una prospettiva di alleanza con il Fronte nazionale. Ma a trarre vantaggio dalla confusione all’Ump potrebbe anche essere l’estrema destra: “viviamo in diretta il primo crash dell’Ump – ha commentato il numero due del Fronte nazionale, Florian Philippot – un partito spezzato in due, indebolito, che esibisce le sue divisioni”. Philippot conclude: “penso ai militanti di quel partito”, sperando di recuperarne una parte.

Di fronte a questa disastro, è tornato in primo piano Alain Juppé, fondatore dell’Ump 10 anni fa assieme a Chirac, ex primo ministro ed ex presidente del partito. “Stop” ha scritto sul suo blog. Molti giovani lupi dell’Ump avevano prudentemente evitato di prendere posizione per uno o l’altro candidato, pensando già alle presidenziali del 2017: oggi, si presentano come un possibile ricorso, per evitare la catastrofe della spaccatura del principale partito della destra francese, che sei mesi dopo la sconfitta di Sarkozy non nasconde di sperare nel ritorno alla politica dell’’ex presidente.

FINE

  • Spartacus

    Il ritorno di Sarkozy – i cui governi hanno miserabilmente fallito presi nella febrilità gesticolatoria dell’iperpresidente – sarebbe un’ulteriore conferma della crisi profonda che attanaglia la destra francese (ex-gollista).
    Qualsiasi cittadino di buon senso non può non constatare che il quinquennio sarkozysta è stato un fallimento totale, che ha lasciato un paese diviso e indebitato (alcune fonti parlano di 600 miliardi di euri supplementari di deficit pubblico), con un settore produttivo in piena crisi.
    È la prima volta, nella storia della Repubblica Francese, che un presidente in carica non viene rieletto, e ciò è derivato, in parte, non tanto dalle capacità di Hollande, ma dalla delusione (quando non viva opposizione) provocata dalle scelte pirotecniche di Sarkozy.
    L’abbraccio con l’estrema destra, cominciato già con Sarkozy, rischia di essere esiziale per una formazione politica nata dalle ceneri del gollismo.
    E se una parte del partito decidesse di tornare a De Gaulle?
    Sarebbe la rottura “morale e politica” della quale ha parlato, in maniera sibillina, Fillon?

  • Anna Maria

    anche Valéry Giscard d’Estaing non fu rieletto nell’81

  • Spartacus

    È vero, faccio ammenda, Giscard non è stato rieletto. E forse neanche Chirac sarebbe stato rieletto, se non ci fosse stato un secondo turno “anomalo” con Le Pen.