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Lo scienziato borderline

Ucraina: quanta fatica sprecata!

Ieri sera ho scambiato qualche chiacchera via skype con un amico russo, un collega fisico nucleare di Mosca.

Boris è classe 1925, ma è in piena attività:  abbiamo appena pubblicato insieme un articolo scientifico sul nostro comune tema di ricerca: la fusione termonucleare controllata.

Boris ha fatto la guerra, giovanissimo soldato sovietico. Temevo di chiedergli cosa pensasse dell’agonia dell’Ucraina.

La sua risposta è stata lapidaria: “Quanta fatica sprecata!”.

Boris mi racconta di Kharkov, in URSS, quando nel 1943, dopo quattro grandi battaglie sanguinosissime, l’Armata Rossa riusci a sconfiggere la Wermacht al massimo della sua potenza, iniziando la liberazione dell’Ucraina dal giogo dell’aquila nazista.

Adesso l’aquila nazista è tornata: sostenitori del governo golpista hanno preso i falchi che l’ex-presidente ucraino Viktor Janukovich allevava nella sua residenza a Kiev e li hanno trasformati in simboli viventi di quello che il mondo dovrebbe diventare secondo loro: un emblema nazista vivente, crocefisso in carne viva su un bel labaro.

Il simbolo nazista ritorna in Ucraina, sotto forma di animali crocefissi vivi.

Il simbolo nazista ritorna in Ucraina, sotto forma di animali crocefissi vivi.

Boris mi racconta delle loro guerra civile, quella dei suoi genitori, quella dell’Armata Rossa contro i “Bianchi”, reazionari e monarchici sostenuti dalle potenze occidentali fra il 1918 e il 1923, dove la parte del leone delle atrocità che causarono circa un milione di morti si deve ai Cosacchi, gli stessi cosacchi che – subita la repressione staliniana – si allearono poi con i nazisti e vennero mandati ad occupare l’Italia del Nord-Est nel 1944-45, compiendo atrocità che – chissà come – i revisionisti cristicchiopansini che scavano nelle foibe si dimenticano sempre di “revisionare”.

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Parlando con Boris emerge l’amarezza di vedere un governo appoggiato dalle potenze occidentali che felicemente ha nelle sue file tre ministri del trionfante partito neonazista. Sono i primi nazisti al governo in un paese dell’Europa, dopo che 70 anni fa milioni di persone hanno dato la vita per sbarazzarsi di quella feccia, inclusi soldati americani, inglesi, francesi e partigiani italiani, i cui governi adesso tradiscono quel loro sacrificio assumendo un atteggiamento plaudente o a dir poco ambiguo verso i nuovi “padroni del vapore” ucraini: un paese democratico e antifascista decente dovrebbe invece porre come conditio sine qua non per il dialogo la fuoriuscita di certe forze politiche criminali dal nuovo governo.

Fa poi specie, nei tanti articoli e servizi che appaiono come funghi nei media in questi giorni, che nessuno dica alcune cose BASILARI:

1) L’Ucraina è un paese etnicamente e linguisticamente diviso a metà. Si veda schema qui sotto. In giallo le zone a predominante lingua ucraina, in azzurro quelle a predominante lingua russa.

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Pertanto l’immaginetta santificata dei poveri ucraini oppressi e invasi dai cattivi russi di Putin che i giornalai e i televisionari mainstream ci propinano toujours h24, per fare audience, fa il paio con:

  • I buoni partigiani dell’UCK che nel 1999 lottavano per la liberazione del Kosovo dal dittatore Milosevic (in realtà una banda di tagliagole narcotrafficanti e grassatori assassini appoggiati dalla KFOR e dalla NATO). Tanto è vero che ora il Kossovo è il crocevia della criminalità e del narcotraffico internazionale. Tra l’altro, perché siamo favorevoli all’autodeterminazione del Kossovo e invece l’autodeterminazione della Crimea, a maggioranza russa, è illegale?
  • Le pulizie etniche nel Kossovo stesso per cui “si dovette intervenire umanitariamente per fermare la strage” (in realtà “le stragi di Racak” parlano di circa 200 persone disseppellite, delle quali la metà serbi e la metà kossovari, moltissimi con tracce di polvere da sparo sulle mani. Lo si confronti con i 6000 morti per i bombardamenti nel 99)
  • I pessimi talebani afghani che ospitavano Bin Laden (che era in Pakistan)
  • Le armi di distruzione di massa di Saddam (inesistenti, le hanno invece usate gli americani a Falluja nel 2005, col fosforo)
  • La “rivoluzione democratica del Popolo Libico” che abbiamo dovuto appoggiare coi missili e i bombardamenti (nessuno parla più della Libia completamente in preda all’anarchia e alla guerra fra bande, con il governo-fantoccio appoggiato dagli americani che controlla giusto qualche città)
  • La “resistenza del popolo siriano al dittatore Assad” (dopo il periodo iniziale, la “resistenza” è ora composta da miliziani stranieri di Al-Qaeda e mercenari, ed ora si scannano fra loro)
  • Le “armi chimiche di Assad che hanno ucciso tanti bimbi” (Nessuno poi disse che – mesi dopo – emersero le prove CERTE che le armi chimiche le aveva usate la “resistenza” di cui sopra)
  • E chi più ne ha più ne metta.

2) I “martiri” di Piazza Maidan sono stati uccisi da cecchini, composti da mercenari stranieri e bande neonaziste coperte dal governo golpista.

Il ministro degli Esteri estone Paet – in una telefonata trapelata di recente e da lui stesso poi confermata ufficialmente come veritiera – afferma che  manifestanti e poliziotti ucraini sono stati uccisi dagli stessi cecchini. Paet visitò Kiev il 25 febbraio durante i violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza governative a piazza Maidan. E’ ormai evidente che le violenze erano istigate da cecchini e altri provocatori, come le bande neonaziste e di mercenari stranieri pagate dall’opposizione ucraina. I proiettili che colpirono manifestanti e poliziotti provenivano tutti dalle stesse armi e l’opposizione copriva i cecchini: l’opposizione ucraina probabilmente ha ucciso più di 70 suoi sostenitori e poliziotti ucraini. Gli attacchi dei cecchini sono un’operazione “falsa bandiera” dell’opposizione ucraina, e dei suoi mandanti occidentali, per generare simpatia e sostegno dall’opinione pubblica.
Letterale (Paet): “Tutte le prove mostrano che le persone uccise da cecchini, poliziotti e manifestanti, lo furono ad opera degli stessi cecchini, che uccisero persone di entrambe le parti. … Alcune foto mostrano  stessi segni e stesso tipo di proiettili, e la cosa davvero inquietante è che la nuova coalizione non vuole indagare su ciò che è accaduto esattamente. Così ora si comprende meglio che dietro i cecchini non c’era Janukovich, ma gente della nuova coalizione”.

E’ ormai chiaro – se non agli pseudosinistroidi che tengono mano al governo golpista ed ai giornali e alle tv che non riescono ad andare oltre la superficie e le veline occidentali – che gli avvenimenti in Ucraina sono stati programmati da provocatori professionali, agitatori e specialisti di “rivoluzioni” a tema, delle burocrazie del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Central Intelligence Agency, MI6 inglese e Unione europea.

Ma l’Ucraina è – come ho udito una volta dire Carlo Freccero – “notiziabile”. Ma soltanto cullando e solleticando i cliché della gente, del pubblico, dicendogli quello che si aspetta di sentirsi dire (gli eroi della rivoluzione in Piazza Maidan, i carriarmati della grande potenza vicina che soffocano e occupano la povera Crimea, “venti di guerra”, maledetto sia quello sceneggiato tv anni 80 con quel titolo, ora tutti ripetono questa frase all’infinito) lasciandolo nell’ignoranza di quelli che sono i fatti e le verità scomode, che d’altra parte è ormai educato a non sentire da oltre vent’anni di televisione berlusconiana e da 40 di di televisione democristiana. Professionisti dell’ovvio e dello scontato, capaci di vestire di pizzi e merletti il vuoto montato a neve, o che ricamano interminabili tele su particolari insignificanti che fanno notizia e che distraggono dall’insieme.

Monumento a Lenin lordato dai neonazisti ucraini

Monumento a Lenin lordato dai neonazisti ucraini (fonte: “Terra!”, Retequattro)

Il mio amico Boris, quando ha visto le foto dei monumenti a Lenin abbattuti e lordati dai cosiddetti “rivoluzionari democratici” è rimasto un attimo silenzioso e poi mi ha detto. “Va bene così, gente del genere Lenin non se lo merita. Peccato aver sprecato tanta fatica: vadano dove gli pare, senza però portare dei russi con loro“.