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Antiviolenza

Uccide il figlio per vendetta sulla moglie

Come poteva essere un “uomo mite”, uno “buono come il pane”, un padre “amorevole”, come lo hanno descritto la maggior parte dei giornali ostentando profili psicologici di un uomo “distrutto dal dolore” per la separazione dalla moglie, quello che ieri ha fracassato il cranio del figlio di 17 anni che dormiva nel letto di casa sua per vendicarsi bestialmente della moglie che lo aveva messo di fronte all’inevitabilità della separazione dopo l’ennesima lite? Come poteva essere un uomo “pacifico”, uno che decide scientemente di uccidere l’unico figlio che ha, prima di togliersi lui stesso la vita lasciando così alla moglie, che si era assentata dopo l’ennesima litigata, la scoperta dell’orrendo delitto consumato in casa sua? Quale pace mai potrà ritrovare questa madre, rosa dal rimorso di aver lasciato il figlio in mano al suo aguzzino travestito da padre amoroso? Ieri mattina in una villetta bifamiliare sulle colline di Giaveno, a Torino, Maria Teresa Chiotti, 47 anni, era uscita di casa alle 6: “Vado da mia madre, poi torno a fare colazione con Willy, così la smettiamo di discutere”, aveva detto al marito. Ma quando è tornata, verso le 8, trovando l’uomo morto in cucina, la donna era corsa in mansarda urlando il nome di Willy che giaceva a letto, massacrato a martellate sulla testa. La donna, uscita in stato confusionale giardino, aveva iniziato a gridare: “Mi ha ucciso il figlio!” attirando l’attenzione dei vicini di casa, e poi si era accasciata a terra. Poche ore prima William Gabriele, 17 anni, aveva finito di vivere, colpito alla testa con un martello da carpentiere per mano del padre, Adriano Maero, commerciante ambulante di 48 anni, che dopo l’atto si era stordito con una boccetta di etere per poi uccidersi con un coltello da cucina. Una storia agghiacciante, che ricorda la vicenda del piccolo Claudio, il bimbo di 18 mesi, buttato nel Tevere in una fredda mattinata e in una Roma coperta di neve, ucciso dal padre che si voleva vendicare della donna che lo aveva lasciato, anche lei, dopo l’ennesima litigata. Violenza in famiglia, violenza domestica, direi una volta per tutte uomini violenti, aggiungendo soltanto che un uomo, per essere violento, non per forza deve essere un delinquente, un tossico, insomma la feccia, perché chi si occupa di violenza domestica e di violenza assistita sa bene che dietro la faccia ben rasata di affermati professionisti, apparenti padri modello, uomini impeccabili e gentili, si può nascondere un uomo violento, che non è un folle ma solo uno che è stato culturalmente educato così.

  • anna

    l’amore non genera morte.la follia non genera vendette.

  • Luca BG

    La violenza e’ una cosa orrenda e va condannata senza se e senza ma. Pero’ categorizzarla a fini razzisti (in questo caso sessisti) mi sembra altrettanto orrendo ed incivile. E certamente inutile e diseducativo.

  • http://www.uominibeta.org Fabrizio Marchi

    Il concetto vale naturalmente anche a parti invertite, mi auguro, altrimenti si sconfinerebbe apertamente nel sessismo. Come esistono uomini violenti, esistono donne violente. Come esistono uomini assassini dei propri figli esistono donne assassine dei propri figli. E se sosteniamo che il gesto di quell’uomo che ha ucciso il proprio figlio e poi si è sucidato non è dettato da un raptus di follia ma è il risultato di un processo culturale, lo stesso assunto deve allora valere anche per una Erica di Novi Ligure o per una Franzoni di Cogne e per tutte quelle donne che uccidono i propri figli cuocendoli in un microonde oppure annegandoli in una vasca da bagno e poi gettandoli in un cassonetto dell’immondizia.
    In un servizio andato in onda su Rai 3 Notte circa un anno fa, la bravissima Giovanna Botteri ci spiegava che negli USA (da ricerche e fonti accreditate) più del 50% degli abusi sessuali e delle violenze sui minori sono commessi da donne e da madri. Si suppone – spiegava la Botteri – che la percentuale sia di molto superiore, perchè è ovviamente molto difficile per un bambino o una bambina, denunciare la violenza subita dalla propria madre.
    Ora, tutte queste donne sono solo delle violente criminali e stupratrici di minori, o forse la questione andrebbe affrontata nella sua drammatica complessità, e quindi con più laicità, lucidità e meno ideologia (rispetto a quella contenuta nell’articolo a firma di Luisa Betti)?
    E se questo modo di procedere è valido per le donne, perchè non dovrebe essere valido anche per gli uomini? Se una donna uccide il proprio figlio è una “depressa”, mentre l’uomo è un assassino? Bè, insomma, mi sembra che ci sia molta ideologia e molto manicheismo in una simile interpretazione delle cose.
    A meno che non pensiamo, come sostiene da sempre il femminismo, che la violenza sia solo e soltanto maschile. Ma questa, per quanto mi riguarda, è appunto solo e soltanto ideologia, e anche profondamente sessista e razzista, pur se camuffata di “sinistra” e “progressista”.
    Vi ringrazio dello spazio e dell’attenzione.

  • Sandro Desantis

    Quando una madre uccide un figlio le condizioni psichiche-emotive e l’intenzionalità condizionano il giudizio e la pena molto di più di quanto non avvenga per i padri che di regola vengono giudicati e condannati in base a dati oggettivi: reato compiuto ed effetti prodotti.

    Già negli anni Settanta, negli Stati Uniti, Philip Resnick osservava una netta tendenza a considerare “malate” più che “assassine” le donne che uccidevano i propri figli, con il risultato che il 68% finiva in ospedale psichiatrico e solo il 27% in prigione. Per i padri assassini la proporzione era invertita: il 72% in prigione o dal boia e il 14% in manicomio.

    Anche in Italia, da uno studio svolto dal Centro Studi Psicologia Applicata sulle perizie psichiatriche disposte per i reati contro la persona nel periodo compreso tra il 1978 e il 1994, emerge l’assoluta prevalenza di femmine (13 contro 5 degli uomini) nell’uccisione dei figli, reato che rappresentava il 54% degli omicidi femminili. In questi casi le femmine non erano mai giudicate capaci di intendere e di volere mentre gli uomini risultavano in possesso delle proprie facoltà, dunque imputabili, nel 40% dei casi.
    Stessa violenza, due pesi e due misure.
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    Per inciso: studi condotti negli USA, dimostrano che le madri assassine uccidono in prevalenza bambini (65% dei casi).

  • Barnart

    Le stragi familiari sono compiute quasi esclusivamente dai maschi e si concludono sempre nello stesso modo: l’autore ne paga le conseguenze. Nella metà dei casi si suicida, quando non lo fa non ha scampo. E’ la via maschile alla violenza, cruenta, aperta, innegabile, modalità con la quale l’autore si compromette irrimediabilmente. Paga senza pietà e senza eccezioni. La ricerca delle dinamiche familiari che ve li conducono non ha mai rappresentato motivo di esclusione o riduzione delle pene. Mai.
    E neppure di attenuazione del giudizio morole. Assassini.
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    Non è così nel caso delle donne, i cui atti trovano immediata motivazione casuale già nei titoli dei giornali (depressione, reazione a violenze maschili) e poi direttamente nei tribunali. L’infanticidio materno è virtualmente impunito, così come il contestuale suicidio femminile è inesistente. Le donne che uccidono sono donne malate, ma non si suicidano.
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    La via femminile alla violenza raramente porta a fatti cruenti, perché – giustamente – la donna è anzitutto autoprotettiva e perciò non si espone, non nei delitti come in altri ambiti (i lavori pericolosi sono feudo maschile – 700/800 morti l’anno contro 15/20 donne). Alla bisogna fa agire l’uomo. E’ poi una violenza immateriale, estesa nella durata, elusiva di ogni atto compromettente. Invisibile, negata, impunita.
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    L’abuso paterno sulle figlie è visibile, quello materno sui figli non lo è. Non lo vedono neppure i colpiti. Non lo sanno, non lo denunceranno.
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    Se quell’uomo si fosse limitato a suicidarsi sarebbe stato un anonimo tra i tanti. Ha trascinato con sé il figlio nel nulla, probabilmente per vendetta. Sì.
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    Nella città da cui scrivo una donna ha chiamato il marito con urgenza dal lavoro e quando questo ha aperto la porta di casa si è sparata alla testa.
    L’uomo ora è sotto processo in quanto colpevole di quel suicidio.
    Si è mai immaginato il simmetrico? Si è mai visto il reciproco?
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    C’è uno strabismo da curare nel giudizio sui fatti, sulle cause, sulle modalità, sulle pene. Un gravissimo strabismo antimaschile e antipaterno.
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    R. Barnart

  • Sandro Desantis

    http://violenza-donne.blogspot.com/2010/12/usa-nonna-lancia-nipotina-di-2-anni-dal.html
    1° dicembre 2010 – La donna che vedete in foto si chiama Carmela Dela Rosa, ha 50 anni ed ha finita in carcere ieri con l’accusa di aver ucciso la nipotina di appena 2 anni e mezzo lanciandola dal quinto piano della parcheggio di un centro commerciale a Fairfax, in Virginia.
    L’omicidio – sembra esclusa l’ipotesi di un incidente – è avvenuto al termine di una giornata di shopping: la Dela Rosa si era recata al Tysons Corner Center insieme al marito, la figlia e la nipotina, Angelyn Ogdoc.
    All’improvviso, mentre l’intera famiglia stava attraversando il ponte che collega il centro commerciale al parcheggio, la Dela Rosa ha afferrato la bimba e l’ha lanciata di sotto.
    A confermare la dinamica ricostruita dagli inquirenti ci saranno i video delle telecamere a circuito chiuso installate nell’area, ora al vaglio delle autorità.
    Carmela Dela Rosa è stata rinchiusa nell’Adult Detention Center della contea di Fairfax in attesa dell’udienza preliminare, fissata per il 4 gennaio.
    La bimba, dopo un volo di circa 15 metri, è precipitata su un marciapiede e la corsa in ospedale è stata inutile: è deceduta poche ore dopo.
    Il motivo di tale gesto non è ancora stato spiegato: la donna, arrestata, non ha fornito alcuna spiegazione, mentre gli altri membri della famiglia hanno rivelato che fino a quel momento non c’erano state liti o discussioni.

  • Valentina

    I padri dalla doppia faccia, lavoratori infaticabili e per bene all’esterno, ma totalmente assenti e violenti in casa causano danni difficili da rimediare. Anche quando non arrivano a uccidere fisicamente portano dentro le mura domestiche disagi profondi.

  • Rita

    già.. io ricordo un articolo di Lidia Ravera, quando accadde che una giovane madre uccidesse la figlia neonata dopo aver aggredito il marito.

    http://www.lidiaravera.it/compassione/

    compassione e pietas verso questa donna, di contro sembrava quasi render conto al marito perchè era fuggito e non aveva intuito il disagio interiore. Come se a quell’uomo non fosse bastato il dolore per la perdita della bambina. Eppure non era lui l’assassino, lui era l’uomo normale, lei quella cui non bastava quella vita per cui si tenta di giustificare e comprendere il gesto orrendo di spezzare una vita.

    La vittima trasformata in correo, responsabile, la colpevole soccorso con parole di compassione e comprensione pietosa.

    Qui accade il contrario: ancorchè quest’uomo abbia spezzato anche la sua di vita viene crocifisso senza pietà e linciato anche dopo morto. Il colpevole resta colpevole e non solo, si sputa anche sulla sua vita precedente, senza nemmeno conoscerlo. La vittima resta vittima.

    Stranezze sicuramente, ma forse meritano una riflessione più approfondita sulle rappresentazioni e sulle dissertazioni mediatiche di queste tragedie

  • Paolo1984

    consiglio di leggere il racconto di Stephen King Un bel matrimonio contenuto in Notte buia niente stelle. A volte è veramente difficile capire chi hai vicino

  • Paolo

    Sono d’accordo con i commentatori: questo articolo è vergognosamente femminista. Smetterò di leggere il manifesto se insiste su questa linea, appggiando non i lavoratori ma il femminismo che vuole farli sbattere fuori di casa loro e farsi mantenete

  • Barbara

    Noto che ogni volta che un articolo critica la ferocia degli uomini che uccidono moglie e figli si scatenano una miriade di commenti di uomini che, nascondendosi dietro la scusa dell’offesa al genere, iniziano a lamentarsi che anche le donne uccidono, anzi, sono molto più cattive, affermando (furbi!) che la violenza delle donne ‘non sia individuabile, neanche i violentati se ne accorgono’-il che di per sè è ridicolo, perchè la violenza resta tale e porta dolore indipendentemente da presunti studi che ci dicono come dovremmo reagire. O è violenza, o non lo è…o meglio non c’è, ma dire che p invisibile è comodo per colpevolizzare.
    Mai che questi commentatori si pronuncino sull’assassino o sullo stupratore, mai una critica, mai una presa di distanza (come le persone normali fanno): c’è sempre la scusante, la giustificazione, la colpevolizzazione della donna, viva o ammazzata che sia.
    I fatti sono che i media giustificano gli uomini assassini e violentatori con storie come la depressione e il vecchio stornello della provocazione. Nel caso di donne criminali abbiamo mesi di articoli e plastici in televisione. La depressione post partum in ogni caso è una patologia grave e va curata per prevenire eventuali crimini…mai che senta qualcuno di questi ‘puntualizzatori’ proporre soluzioni per evitare la violenza sulle donne, notoriamente derivante da una cultura che non ci vede come persone ma come stereotipi che dovrebbero vivere in funzione del maschio.
    Una persona contraria alla violenza la condanna sempre, non si limita a replicare ‘eh ma anche il genere femminile…’ e questo la dice lunga sul motivo per cui il nostro resti un paese sessista.

  • cloe

    c ari commentatori a raffica che vi siete succeduti astaffetta per postare notizie prive di fonte e di dati certi: nessuno delle vostre argomentazioni è pertiniente all’articolo, che lascia poco spazio alle interpetazione: Un padre per vendetta ammazza il proprio figlio a martellate. A voi cari commentatori che addirittura citate come fonte un romanziere ( lo stesso che ha scritto di Rose Madder tra l’altro)su madri americane assassine che niente hanno a che vedere con questo caso voglio dire due cose: le chiacchiere se le porta il vento e il femminismo non è una parolaccia, è un movimento per i diritti civili creato molti anni fa da esseri umani per i quali c’è voluto un concilio per stabilire se avessero l’anima, da esseri umani e per esseri umani che fino al 1919 erano soggetti al diritto maritale, che fino al 1946 non avevano diritto al voto e fino al 1948 non potevano trasmettere la cittadinanza ai propri figli e taccio su tutte le altre “mancanze”. Questi esseri umani ora sono stufi di stare ad ascoltare accuse senza fondamento. E io personalmente sono orgogliosa di dirmi femminista e sono stufa di leggere i vostri delirii.

  • Lobelia

    Siamo in un periodo storico tristissimo, in cui i privilegiati di riuniscono in associazioni e partiti politici per difendere i propri privilegi. Così è nata la Lega Nord. Così sono nati e Tea Parties americani e così è nato anche il movimento neomaschilista, i cui militanti corrono, organizzati (sì, proprio organizzati e sappiamo anche con quali modalità) a commentare in massa qualsiasi articolo che sia anche solo vagamente in difesa della donna.
    È un atteggiamento vergognoso, frutto del conservatorismo e di una destra ultracattolica che non vuole perdere l’antico e comodo assetto.
    È più che offensivo che vengano qui ad usare un atteggiamento ricattatorio contro il femminismo, un movimento di liberazione della donna necessario perché non solo la donna non è ancora stata effettivamente liberata ma è ancora più in pericolo proprio a causa dei reazionari armati di fanatismo conservatore e sparsi in giro per il web.
    Sinistra è femminismo, quindi che ben venga che il Manifesto porti avanti la propria linea difensiva verso le minoranze oppresse e le classi deboli, con buona pace per gli Uomini-Beta, gli Uomini 3000, i Maschi Selvatici, i Maschi 100×100 e tutti gli altri maschi spaventati all’idea che le donne un giorno potrebbero condividere la metà del potere.

    I veri dati della ricerca americana di cui sopra sono riportati qui: http://noviolenzasulledonne.blogspot.com/2012/02/gli-uomini-che-uccidono-mogli-e-figli.html dove si vedrà la differenza tra donne che uccidono i figli ed uomini che uccidono i figli.
    Le donne non uccidono i figli per vendetta, con buona pace per il mito di Medea che ci ha rovinato l’esistenza.
    Le donne uccidono figli di gravidanze che non hanno desiderato, oppure uccidono figli che non si sentono in grado di accudire e questo è il frutto della depressione post-partum e della solitudine in cui sono lasciate le puerpere.
    La depressione post partum è una malattia psichiatrica esistente, reale, inclusa nel DSM IV e sconosciuta agli uomini, che non possono partorire, non hanno lo stesso equilibrio ormonale femminile e non possono avere la minima idea di come si viva nei panni di una donna e di quali disagi e malattie si possano provare.
    I maschilisti li si vedono a combattere per i diritti del padre ma poi sono quelli che criticano il congedo post paternità.
    Già, loro di cambiare pannolini e somministrare pappe e biberon non ne vogliono sapere. Se leggete i loro siti per loro la paternità equivale ad essere semplicemente colui che detta legge in casa, pena l’essere chiamati col termine (per loro dispregiativo) di “mammo”, una cosa che gli fa orrore.
    Quindi niente fatica per l’allevamento del bambino ma semplice rivendicazione del dominio su di essa.
    Cosa se ne ricava? Che se non è dominio, allora è sterminio.

    La maggioranza delle stragi familiari è ad opera maschile. Se non basta aprire i quotidiani, qui c’è un riassunto:
    http://qn.quotidiano.net/2004/09/16/5357878-Delitti-in-famiglia.shtml
    L’uomo uccide per motivazioni subculturali: il suo ruolo di dominatore è messo in dubbio dalla donna che si ribella.

    La pedofilia materna è numericamente irrilevante rispetto a quella paterna, che arriva al 50% dei casi, seguita da patrigni, parenti, vicini di casa (dati Censis in cui si parla di matrigne ma non di madri):
    http://www.onap-profiling.org/?p=873

    Sarebbe ora che l’armata dei misogini la smettesse di correre compatta a commentare articoli in difesa delle donne allo scopo di capovolgere la realtà e di trasmettere a chi legge un’idea sbagliata.

    E poi esistono anche le lavoratrici ma questi leghisti antifemministi non le considerano. Pensano che lottare per il lavoro femminile sia femminista ma al tempo stesso contestano gli alimenti divorzili.
    Insomma, non lasciano speranza alle donne, che secondo loro non devono mantenersi ma non devono neppure essere mantenute in assenza di lavoro.
    Se la donna lavora, ruba il lavoro all’uomo, se non lavora, si fa mantenere.
    Questi sono argomenti misogini, propri di individui che odiano profondamente il “diverso da sé” e la donna nella fattispecie.
    Non una parola sulle donne che nella vita sono lasciate all’incombenza di accudire il prossimo, senza ricevere un soldo nella maggior parte dei casi.
    Questa è una schiavitù.

    Che speranza ci lasciate?
    Dobbiamo forse aspettare di essere tutte uccise per farvi un favore?
    Che la smettano pure di leggere il Manifesto. Io, che non mi ci ero mai abbonata prima, mi ci abbonerò.

  • Michele

    Questo articolo è stato preso d’assalto dai soliti noti maschilisti che ripetono le stesse quattro idiozie a commento di qualsiasi scritto sulla violenza. Ormai fate copia e incolla.

  • maria

    Ciao Luisa. Grazie di questo articolo. Magari per interpretare i commenti di antifemministi che ti stanno sommergendo ti serve un dizionario maschilistese-italiano e italiano-maschilistese. Lo puoi trovare qui: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/02/20/lessico-di-maschilisti-falsabusisti-padri-separati-come-riconoscerli/

    Ciao e ancora grazie!

  • Mary

    SE SI PARLA DI TIZIO, E’ PERFETTAMENTE INUTILE CHE CHI HA LA CODA DI PAGLIA TIRI IN BALLO CAIO PER GIUSTIFICARE QUALCOSA (CHE PROBABILMENTE FAREBBE LUI STESSO).
    Ed è persino inutile starne a discutere perché si sa benissimo che chi sta a fare paragoni e a mettere “però” e “ma” nelle frasi e uno che cerca malamente di giustificare chi ha massacrato il figlio a martellate perché ci vede dietro del sessismo, ha forti problemi mentali a causa dei quali non dovrebbe svolgere alcun tipo di funzione educativa. Ben venga quindi che gli tolgano i figli. Punto.

  • Roby

    Uomini frustrati,deboli e incapaci di essere competitivi nel mondo da loro stessi creato, uomini che crollano sotto il peso di una società, creata dagli stessi uomini, in cui una donna libera e competitiva non era stata concepita e quindi diventa elemento inaccettabile e “indigeribile”. Come si può non essere dalla parte delle donne? donne discriminate nel lavoro, nella vita di tutti i giorni usate come oggetto e come tale gettate. Noi uomini, quelli veri,che si considerano persone tali e quali alle donne, che insieme alle nostre compagne,mogli,amiche e parenti vogliamo creare un mondo migliore per entrambi siamo davvero stufi di vedere mezzuomini frustrati che aggrediscono le donne con la scusa del femminismo e che infangano gli uomini come me. Volete darmi del femminista? per me è un onore, sono e sarò sempre dalla parte di chi subisce una qualsiasi discriminazione e le donne ne subiscono ben più di una dalla notte dei tempi!

  • Stefano

    In studio Fabio Nestola (FE.N.BI.), Vincenzo Mastronardi (Criminologo)
    “UNA SCIA DI SANGUE — Omicidio e suicidio fra genitori separati: analisi del fenomeno emergente” di L. Ubaldi, F. Nestola, Y. Abo Loha
    Presentato al XXIV CONGRESSO NAZIONALE DELLA SOCIETA’ ITALIANA di CRIMINOLOGIA Como, 14-16 ottobre 2010, è stato pubblicato oggi su Psychomedia il lavoro di Loretta UBALDI, Fabio NESTOLA, Yasmin ABO LOHA intitolato: “UNA SCIA DI SANGUE — Omicidio e suicidio fra genitori separati: analisi del fenomeno emergente”.

    http://youtu.be/dBpASJFpZmQ

    Ne presentiamo qui la prima pagina.

    PREMESSA

    I vari Istituti di ricerca, statali e privati, rivelano una messe di particolari sulla vita degli italiani: ci dicono dove e per quanto tempo andiamo in vacanza, quante ore trascorriamo alla guida, quanto spendiamo per alimentazione, abbigliamento, sport, cultura e spettacoli, come aumenta il bullismo adolescenziale, come oscilla il ricorso alla chirurgia plastica; e poi quanti decessi avvenivano prima e quanti dopo l’introduzione del casco obbligatorio, quanti prima e dopo le cinture di sicurezza obbligatorie, quanti prima e dopo la patente a punti, quanti incidenti si concentrano nel sabato sera ed in quali fasce orarie, quanti delitti a scopo di rapina, quanti per mano di immigrati, quanti decessi dovuti al doping, all’anoressia, agli stupefacenti, al fumo, all’alcool, alla dieta fai-da-te …

    I più diversi aspetti della vita quotidiana vengono osservati, sezionati, analizzati e catalogati per fornire un quadro statistico il più dettagliato possibile; il tutto suddiviso per anno, per semestre, per mese, e poi ancora per regioni, province, città e piccoli centri, per sesso e per fascia d’età, di reddito, di scolarizzazione…

    Nelle statistiche tanto minuziose e capillari continua però a mancare la voce relativa ai fatti di sangue legati alle separazioni.

    Perché? Dimenticanza fortuita o volontà precisa?

    La versione dei media in occasione di ogni fatto di sangue fra separati è sempre quella del gesto isolato di un folle. Non viene mai fatta un’analisi del fenomeno nel suo insieme, anche se è ovvio che quando i cosiddetti “gesti isolati” si ripetono a migliaia, qualcosa nel Sistema non funziona come dovrebbe.

    Nessun organo di informazione ricondurrebbe al gesto isolato di un pazzo la gravità di centinaia di morti come conseguenza dell’uso di anabolizzanti nel culturismo e nello sport agonistico in generale; non vengono etichettati come gesti della follia, anzi proprio presso certi studi medici, certe palestre e certe farmacie si cercano e si trovano le pulsioni del fenomeno dilagante.

    Non viene frettolosamente archiviato come pazzo neanche il debitore disperato che uccide l’usuraio causa della sua rovina; la collettività prende atto della gravità del problema e nasce un numero verde anti-usura, vengono stanziati fondi per salvare le attività ostaggio degli “strozzini”, il disagio viene contestualizzato e si studiano le contromisure a livello governativo.

    Nessuno ha mai sottovalutato le stragi del sabato sera al ritorno dalle discoteche, non sono malati di mente i ragazzi che muoiono in auto, infatti proprio le discoteche sono oggetto di provvedimenti legislativi per tentare di arginare il fenomeno negativo (orari di chiusura definiti per legge, limite al livello dei decibel, stop anticipato alla vendita di alcolici, controlli per la diffusione di stupefacenti, etc.).

    Ogni volta che un fenomeno di massa produce degli effetti critici, le cause si individuano e le soluzioni si cercano, sempre, all’interno del contesto nel quale tale fenomeno prende vita e si sviluppa.

    Ciò che accade per qualsiasi altro fenomeno sociale non accade invece per la fallimentare gestione del conflitto di coppia, che ha come unica soluzione la ricorsività del conflitto giuridico, per sua natura tendente a salire di livello.

    Quando la gente muore uscendo dalle discoteche si cercano i motivi nelle discoteche; quando la gente muore uscendo dalle palestre si cercano i motivi nelle palestre, quando invece la gente muore uscendo dai tribunali i motivi si cercano nei disturbi mentali della gente.

    Appare ormai necessario iniziare ad osservare l’influenza dell’orientamento giurisprudenziale prevalente.

    Nessuna fonte ufficiale, né tantomeno gli organi di informazione, hanno mai effettuato una analisi criminogenetica, documentando i collegamenti fra la ricorsività del conflitto, i provvedimenti limitativi nella frequentazione con i figli e la disperazione che porta a togliersi la vita.

    L’area della Rivista ove è presente l’articolo è quella dedicata al Disagio familiare, Separazioni e Affido dei Minori, e che è coordinata dal dr. Gaetano GIORDANO

  • Carla Iemolo

    Perché il 93% dei suicidi post-separazione sono uomini? Non per via di una debolezza intrinseca dell’uomo (come vorrebbero insinuare le femministe), ma per via delle ingiustizie sessiste.

    Nei casi normali il 74% delle separazioni sono chieste da donne, che solo nel 4% dei casi pagano assegni di mantenimento, mentre nell’87% dei casi ottengono della casa coniugale in nome dei figli. Secondo una prassi giuridica mai votata democraticamente, la donna ha “diritto” al mantenimento del tenore della vita goduto durante il matrimonio. A spese dell’uomo, che magari anziano o malato o addirittura handicappato, finisce per strada.

    Nei casi anormali, spietati avvocati aiutano le donne a divorziare con false accuse di violenza domestica e addirittura di pedofilia, devastando ed alienando i bambini ed arrivando a negare che tutto questo è un abuso sull’infanzia. Un Pubblico Ministero ha dichiarato che per un uomo «è più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile»

    Gran parte delle “tragedie della follia” sono reazioni a questo fenomeno.

    Eliminare le ingiustizie basate su una pacifica classivifazione sessista della realta’ significa eliminare le tragedie per il bene di tutti: donne, uomini e bambini.

  • Valentina

    questo articolo mette giustamente il dito sugli immancabili commenti, riportati dai quotidiani, sulla figura di un padre amorevole e buono ma “distrutto” dalla separazione dalla moglie. E forse bisognerebbe continuare su questa linea e domandarsi come riconoscere la violenza dietro la schermata della persona rispettabile e “buona come il pane”. Le uniche eccezioni di questa dinamica sono date dall’alterizzazione dell’uomo violento: se si tratta di uno straniero o di un drogato, come l’uomo che gettò il figlio nel Tevere, le reazioni cambiano significativamente di registro. In quel caso l’uomo deve essere punito/torturato/rimpatriato/ucciso e le sue azioni sono sicuramente dovute a una particolare cultura (ex: Islam) o a una devianza specifica (la droga). Se invece cominciassimo proprio dalla cultura comune, dominante e ancora ampiamente rappresentata in Italia, dei ruoli di genere rigidamente stratificati?

    Non dispiaccia ai soliti noti, commentatori incalliti di episodi sanguinari, sempre pronti a bannare come sessismo la realtà della violenza sulle donne e la famiglia, forse è ora che il congedo paternità obbligatorio passi per davvero. Perchè la paternità è un diritto ma anche un dovere, come lo è sempre stato la maternità. E forse le mani nella merda (dei pannolini) aiuterebbero certuni a predere conoscenza delle condizioni reali delle incombenze domestiche.

  • Giovanni P.

    Ad un certo punto, nella scala dell’evoluzione, si è avuta una ramificazione: da un lato l’Homo sapiens, dall’altro l’Homunculus homunculus. Ha acquisito anche lui la stazione eretta, il pollice opponibile e gli è cresciuto il volume del cranio. Peccato che quello del cervello si sia bloccato più o meno un milione di anni fa. Oggi l’unica utilizzazione possibile di questa specie degenere è quella di esibirli negli spettacoli da circo al posto degli altri animali. Vi assicuro che non soffrono. Anzi si divertono molto a lanciare grida altissime additando le donne tra il pubblico. L’altro loro grande divertimento è quello di battere sulla tastiera di un computer e trollare in ogni blog o pagina di FB che parli di donne (no, tranquille non sanno leggere, hanno solo imparato a riconoscere i segni di “DONN” e “FEMM”. In quanto a scrivere, battono a caso e, prima o poi esce qualche parola di senso compiuto). Pare che per questa attività abbandonino il dormire, il nutrirsi e, naturalmente, ogni attività sessuale che non sia quella masturbatoria…
    A Luisa e le altre ragazze, vi ammiro molto quando cercate di discutere e far ragionare questi omunculi, ma è fiato sprecato. Non capiscono il linguaggio umano. Limitiamoci a prenderli in giro.
    Saluti carissime.

  • Elisa

    E comunque uno che tiene una boccetta di etere a casa è un tossico

  • Michele

    Ma poi giustificare l’omicidio parlando di separazioni e casa. Uomini da quattro soldi, parodie di uomini.
    Per tutti i secoli in cui le donne erano beatamente mandate a fan.lo quando non servivano più, e abbondavano i figli non riconosciuti da padri “distratti”, dovremmo avere i libri di storia, quanto meno di storia sociale, zeppi di stragi compiute da donne in cerca di “giustizia”, chissà perchè non è andata così, chissà perchè le donne separate, quelle che pagano gli alimenti ai mariti che guadagnano meno di loro, non premeditano e non compiono stragi.

  • francesca

    e naturalmente le critiche all’articolo vengono da uomini… è una conferma, triste conferma

  • Capitan America

    @Giovanni: ma quante ne hai rimorchiate con questo “metodo”? Ma falla finita che tanto vai in bianco!

  • Paolo1984

    “A voi cari commentatori che addirittura citate come fonte un romanziere ( lo stesso che ha scritto di Rose Madder tra l’altro)” Stephen King

    c’è un equivoco, io non sono un neomaschilista, Stephen King ha sempre parlato con grande sensibilità di violenza sulle donne..ho citato la novella in questione perchè parla di una donna che dopo trent’anni di matrimonio si rende conto della vera natura del marito che sembrava tanto mite e affettuoso

  • Barnart

    1- Se dico che tra 100 anni ci saranno ancora furti, non perciò verrò sospettato di essere amico dei ladri. Se dico che tra 100 ci saranno ancora omicidi, non per questo mi si accuserà di collusione con gli assassini e non se ne ricaverà che li sto giustificando. Se dico che tra 200 la mafia sarà ancora viva e vegeta, non mi si accuserà di essere mafioso. Se invece dico che tra 150 anni ci saranno ancora mariti che uccidono mogli, subito verrò liquidato come “difensore degli uxoricidi” e “sostenitore del femminicidio”. E questa affermazione – tolta dal contesto – verrà utilizzata contro di me direttamente e contro tutti gli uomini a “dimostrazione” che siamo tutti collusi con gli assassini. Questa è la lealtà che – per esperienza – ci attende.

    2- Questa è la condizione attuale: il male prodotto dagli uomini è originario, autofondato, quello praticato dalle donne è reattivo o causato da psicopatologie.
    Gli uomini devono pagare (e infatti pagano) le donne vanno assolte (e infatti è così). Per smentire questa verità Lobelia grida concitata …esattamente la stessa tesi. Ma non se ne rende conto.

    3- Usare il comportamento di esigue minoranze per criminalizzazione interi gruppi (etnie, popoli etc.)è una delle tecniche di propaganda dell’odio e del razzismo, come sanno tutti coloro che frequetano questo blog. Tecnica goebblesiana che qui tu aborriscono. La si può però usare contro gli uomini, usando i crimini di una minoranza di impotenti che esplodono, per criminalizzare l’intero genere maschile ed esigerne la subordinazione psicologica, il riconoscimento della propria inferiorià morale. Gli effetti si vedono: qui ad es. Giovanni e Michele riconoscono di appartenere alla razza inferiore, targata M.

    4- “Sì, la violenza antifemminile ci riguarda tutti” dicono i maschi “buoni”. Tutti gli uomini sono chiamati a rispondere dei crimini attuali di pochi (e di quelli del passato e dell’altrove). Tutti dunque sono colpevoli. Ma dire questo svela la natura manipolatrice dell’operazione. Allora si giura che “gli innegabili crimini maschili” non vengono ricordati per criminalizzare, ma solo per “ricordare la verità”, perciò gli uomini non devono sentirsi criminalizzati. E’ vero che “la violenza maschile coinvolge tutti gli uomini” ma tu, io, lui non dobbiamo sentirci coinvolti dalla rimemorazione. Dobbiamo sentirci coinvolti, ma non dobbiamo sentirci coinvolti.

    5- Di quei delitti anche tu sei mandante e beneficiario per questo stai sul banco degli imputati, ma non devi sentirti sul banco degli imputati. Le intenzioni delle accusatrici sono buone, non ti stanno criminalizzando. Dimenticano però sempre di rimemorare all’amante nell’ascensore e allo sposo presso l’altare, la stessa innegabile somma degli “innegabili crimini maschili”, come se sapessero che quell’ innocente e ingenuo ricordare, quel candido “rimemorare” è la tomba di ogni relazione.

    Il sacello di ogni rapporto.

    R. Barnart