closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
La rete nel cappio

Twitter ha incendiato Londra.

Non c’è rivolta, insurrezione, rivoluzione che non suscita una domanda, tanto stucchevole quanto foriera di risposte

deludenti o, elemento più inquietante, richieste di limitare l’uso dei social media e dei social network. Questa volta la domanda è stata posta in relazione alle rivolte londinesi, provocando le reazioni imbarazzate tra i gestori dei social network o prese di posizione di gruppi hacker, che hanno invitato Facebook, Twitter e il servizio Messanger di Black&Berry a non collaborare con la polizia. In caso contrario, il gruppo, che si è qualificato come «Team Poison», colpirà i siti dei social network.

Tutto ha avuto inizio con una dichiarazione di Steve Kavanagh, vicecommissario della polizia di Londra. Il funzionario della polizia non ha usato mezzi termini: le rivolte sono state organizzate usando Twitter. Come prova ha letto alcuni tweets che invitavano uomini e donne a presentarsi in questa o quella via per fare questa o quella cosa. L’indice puntato ha però sbagliato bersaglio. In un articolo apparso sull’edizione on line del quotidiano The guardian veniva citato un altro servizio di messaggistica con caratteristiche simili a quelle di Twitter. Si tratta di Messanger, servizio previsto da Black&Berry, di gran lunga preferito dai giovani londinesi perché garantisce la criptatura dei messaggi. In altri termini non possono essere letti, una volta intercettati. Inoltre, le campagne promozionali di Black&Barry lo rendono molto economico. L’articolo, apparso nella versione on-line del quotidiano inglese, è stato preso così in considerazione dalla società che ha provocato una suo comunicato ufficiale, nel quale viene affermato che Black&Barry si è messa a disposizione della polizia per individuare eventuali responsabili dei riots. Immediata la presa di posizione del gruppo hacker «Team Poison» che ha diffidato Black&Berry di collaborare con la polizia. Ed è a questo punto che è emersa la domanda fatidica: «E’ la tecnologia il responsabile delle rivolte?» A porla è stata la Bbc. Via, via la Rete si è riempita di commenti e dichiarazioni sull’uso sconsiderato della tecnologie, dei pericoli insiti nella troppa libertà dei social network. In tarda mattinata, per smuovere ulteriormente le acque, è stato reso pubblico un tweet in cui si invitava la popolazione a munirsi di scope per ripulire le strade. In questo caso, le parole di elogio sono state pressoché unanimi.

E tuttavia è una domanda che distoglie l’attenzione dai motivi alla base della rivolta e che prospetta una situazione dove i social network e i social media sono una realtà emergente. La Rete, come i telefoni cellulari, sono invece elementi costitutivi della comunicazione sociale. Sia perché sono così tanto diffusi che è inimmaginabile illustrare il modo con cui si comunica senza metterli nelle prime posti delle preferenze per tenere rapporti e relazioni con amici, ma anche di lavoro. Inoltre, hanno quella caratteristica che gli studiosi chiamano la «comunicazione da molti a molti». Scrivi un tweet è viene diffuso a tutte le persone interessate a quell’argomento, le quali, a loro volta, ne scrivono altri, alimentando l’attenzione su quel tema, che può essere futile o serio. La stessa diffusa interattività l’hanno Facebook e Messanger della Black&Berry. Cercare di limitarla significa blindare e censurare la comunicazione. A meno che i social network vanno bene quando si tratta di cacciare un tiranno (Tunisia, Egitto) e sono i colpevoli da mettere alla gogna quando sono usati da giovani che rifiutano il triste destino di Lost generation.

  • Alex

    Vorrei capire per quale motivo un articolo tanto importante è stato scritto da uno che non sa neanche che scrive Black&Barry Messanger invece di BlackBerry Messenger. E, in realtà, non sa neanche scrivere in italiano.

  • http://ilmanifestoblog mauro

    Forse conviene che segui tutta la vicenda qui in UK.fino adesso ci sono stati oltre mille arresti e il probema che con pragmaticita’tutta anglosassone le autorita’si pongono ,e quello ci processare e trovare lo spazio per tutta questa gente.In base alle legge britannica per molti di questi ragazzi finira’molto male.Dai cinque ai dieci anni sono previsti per danneggiamento alla propieta’in corso di manifestazioni,cioe’ ‘riots’.Tutti gli arresti sono avvenuti tramite telecamere e rintracciando la gente usando i black berry e i social network, al punto che il capo della polizia ha minaciato di denunciare coloro che usano i social network per organizzare o chiamare alla strada.Pochi sono stati gli arresti durante gli scontri.Gli agenti arrivano a casa,sfondano le porte e arrestano le facce conosciute.I social network sono stati consigliati dalla CIA duranet le insurrezioni in medio oriente in opuscoli distribuiti all’opposizione.Un autentica arma rivoluzionaria.Non mi risulta che esistesse internet all’epoca delle grandi rivoluzioni e trasformazioni sociali.Il manifesto dovrebbe essere un poco piu’sveglio di questi tempi anziche’assorbire un sacco di cazzate supinamente.Altrimenti levate la dicitura comunista e accontentatevi di essere un giornal radical e pure di moda.La vecchia talpa con voi e’diventata paralitica.

  • benedetto

    caro alex ti ringrazio per la segnalazione degli errori. ho una attenuante. inizialmente blackberry veniva presentato come black&berry. elemento che poi si è perso. sullo scrivere in italiano, potrei dirti che quella di questo articolo non è una prosa avvincente, ma non sempre si riesce a imprimere il giusto ritmo. Sarò più attento in futuro.

  • benedetto

    caro mauro, bah, che dire. potrei chiosare marx. e dire che ogni rivoluzione ha le sue tecnologie, così come ogni modo di produzione ha le sue macchine. Ma sarebbe cosa facile, così come sarebbe facile ricordare quel lenin che spediva telegrammi per ordinare al partito di fare questo o quello. Ma venivamo al punto. Internet e i cellulari sono elementi fondamentali della comunicazione sociale. Hanno caratteristiche particolari, che ne fanno un dispositivo comunicativo difficile da controllare. Obiettivo dei governi, delle imprese è metterli invece sotto controllo. Ci provano, talvolta ci riescono, altre volte no, perché è un controllo che, oltre che andare contro i movimenti sociali, si scontra con logiche economiche stringenti: Google e altri sanno che maggior controllo, vuol dire meno traffico e meno contatti in Rete. Per loro sono meno affari. Se un giornale prova a capire come funzionano la rete e quella strana cosa che è la convergenza tra telefonia mobile e Internet significa rinunciare ad essere comunisti, non so che dire.

  • http://ilmanifestoblog mauro

    Il mio commento non critica il tentativo di capire nuove tecnologie,ma una supposta nuova forza socialmente utilizzabile che queste nuove tecnologie hanno.Visto che si chiosa Marx(io non ci ho nemmeno pensato)varrebbe la pena ricordare che l’analisi marxista individua nella produzione il feticismo della merce come riflesso sociologico.Le merci,le tecnologie in questo caso,suscitano sempre ammirazione per lo sforzo con cui vengono prodotte dal capitalista,un omaggio alla laboriosita’del capitale.In tempi di consumismo questo aspetto e’molto piu’accentuato.
    Cellulari,internet hanno cambiato la comunicazione,dalla pubblicita’fino alla socioogia tutti ne esaltano le virtu’innovative e rivoluzionarie.Nei main stream media,quelli che rappresentano la realta’rovesciata,internet e’stato presentato come fondamentale per le rivoluzioni arabe ed e’vero(anche raines24 ha fatto un servizio su cio’)che gli americani o chi per loro,ne hanno fortemente suggerito l’uso alle opposizioni.E’chiaro che il telegramma e’un po’superato come comunicazione,ma e’da notare che dai tempi di Lenin la quantita’di informazioni che noi assorbiamo ogni giorno e’di molto superiore a quella che aveva a disposizione la media della gente cento anni fa.Ma negli ultimi trenta’anni gli spazi di discussione si sono contratti parallelamente alla democrazia.Oggi e’presente disgregazione sociale all’interno di quelle classi che piu’soffrono il nuovo ordine economico e sociale e le guerre.Sono loro che dovrebbero incontrarsi e ricostituire i luoghi di dibattito e discussione.Che te ne fai di farti un culo flaccido dieci ore al giono di fronte ad un computer se non riescei nemmeno a capire cosa succede in medio oriente e nemmeno a renderti conto di quello che dice emilio fede?Se non sai cosa e’questa crisi economica o addirittura ignori che esista?Questa e’la discussione che un giornale che ancora si dice comunista dovrebbe aprire nella mia opinione.Internet e tutte le stronzate facebook twitter etc sono STRUMENTI,ma non possono sostituire i momenti del confronto e della discussione.Li hanno utilizzatiin Egitto etc per trovarsi in piazza,ok.Ma in piazza ci si va preparati.Infatti il resto lo ha fatto la polizia con arresti di massa.Tra l’altro:io leggo il manifesto dal 1980.Posso anche darvi della talpa paralitica.Nonostante facebook and twitter sono ancora un compagno.

  • benedetto

    Lasciamo da partele chiosature di Marx o se il vecchio di Treviri scriveva di feticismo delle merci come riflesso sociologico (ne dubito) e veniamo al punto. Internet, ilcomputer, gli smarphone sono certostrumenti, ma anche macchine perché usate nei processi lavorativi. Inoltre, la comunicazione mediata da computer e cellulari non sostituisce le relazioni vis-à-vis. Entrambe sono varianti dello stessoatto di comunicare. Come provavo ascrivere, introducono una differenza. La comunicazione era sempre da uno a molti; computer e cellulari prefiguara una comunicazione da molti a a molti. Da qui l’uso nelle mobilitazioni, nelle rivolte, perché consentono di stabilire una forte interattività in una dimensione immediatamente collettiva. Certo che i gioverni o le imprese vogliono controllare tutto ciò. Bisogna vedere se ci riescono. Per il resto,trovo stucchevole la distinzione tra reale e virtuale, tra fuori e dentro lo schermo.Sono abituato a pensare in termini di articolazione, varianti dialettiche di uno stesso processo. La talpa è imbolsita? su questo hai ragione.

  • http://ilmanifestoblog mauro

    Io trovo stucchevole la mancanza di esperienza e di riflessione.I tribunali qui sono strapieni in questi giorni.La stragrande maggioranza dei rioters sono stati arrestati tramite l’uso che la polizia fa dei socialnetwork.I rioters e’gente che , come un dato fondamentale, ha sofferto la mancanza di educazione. A Croydon ultimamente hanno trovato 600 ragazzini nemmeno segnati all’anagrafe,nati clandestini e mai andati ad un asilo. Capisce? Come pensate che arrivino a formulare il collettivo,tramite gli smartphones o facebook?Si mandano il messaggio per ritrovarsi in piazza e, dopo qualche generazione di disoccupati ,distruggono e portano via tutto, dal computer alla carta igienica. Non e’che oltre alla rivolta luddista contro tutto quello che puzza di soldi e benessere sociale, lasciano poi altro. Infatti lei, che e’stuccato dalla distinzione tra reale e virtuale, dovrebbe riflettere che questa non e’una kermesse di controcultura metropolitana e internet e consimili sono ancora merci e strumenti che sostanzialmente seguono le stesse relazioni capitaliste di produzione. Nei main stream media il rovesciamento della realta’(quella cosa di cui voi del Manifesto ultimamente avete perso un po la connessione,vedi come trattate la Palestina) avviene anche grazie ad internet ,cioe’ al computer e alle nuove tecnologie d’informazione. Ogni movimento sociale ha la sua carta d’identita’nella critica alla cultura dominante. Nel processo capitalista contemporanea quello che e’ nuovo e’lo sfruttamento del lavoro immateriale, cognitivo od intellettuale come lo si voglia chiamare. La disoccupazione colpisce senza distinzione figure qualificate nella gerarchia sociale come professionisti o scienziati e in questo scenario il computer di casa, la connessione ad internet e prodotti derivati, possono essere antagonisti come repubblica tv e radio padana. Ne deriva che il problema e’la propieta’dei mezzi di informazione da parte delle grosse corporation mediatiche attaccate a gruppi finanziari, politici e militari. In questa prospettiva sperare che google e consimili siano sensibili al calo del traffico se l’utenza si sente osservata, mi ricorda la favoletta del mercato che si corregge da solo, una vision no-global-tutebianche-negriana. Per ultimo per Marx il feticismo della merce nasceva dalla competizione del mercato in grado di nascondere i reali rapporti di produzione: la concezione del tasso di profitto come sola misura della produzione del capitale mistificava l’origine del plusvalore come prodotto del lavoro sociale. Il che conduce la gente a pensare che le loro relazioni sociali sono in qualche mistico modo governate da oggetti fisici, quegli stessi prodotti dal modo di produzione capitalista(Il Capitale,volume 1,Le merci come prodotto del capitale). “Sono abituato a pensare in termini di articolazione, varianti dialettiche di uno stesso processo”.Si rilegga Marx se proprio lo vuole chiosare. Povera talpa, ci vorrebbe un trapianto di neuroni per combattere la sua paralisi degenerativa.

  • benedetto

    Evidentemente lei ha letto solo il piccolo articolo sui social network, che ha ben poco a che fare con i temi che affronta. Se vuole scrivere sui riot, scriva sui riot e non confonda un argomento emerso durante le rivolte, e messo in rilievo nel testo che a lei provoca tanto fastidio, con l’insieme delle motivazioni, della realtà scoiale, dei rapporti di esclusione e sfruttamento che sono alla base dei riots. Se volevo fare ciò, avrei scritto di altre cose, che mi interessano e molto. Ma mi aveva colpito la reazione, da neuroni in corto circuito che sentono parlare di social network e che porta pavlovianamente a dire: la realtà è un altra. Lei propone può lettura dei riot che può essere riassumibile in una scansione lineare così riassumibile: disoccupazione, emarginazione sociale e reazione rabbiosa. Coglie degli elementi, ma non il tutto.
    Se vogliamo discutere su come è cambiato il mercato dellavoro, come il neoliberismo ha distrutto costituzioni materiali, diritti sociali sono disponibile. Ma non confondiamo i piani. Il mio punto di vista, semplificato al massimo, l’ho proposto ieri su il manifesto, senza scrivere sui social network. Parta da lì, se vuol sapere cosa penso.

  • http://www.crpitalia.eu/sibiliahome.html Lucio

    Sono “ospite” di Londra da più di 20 anni. Nei tumulti e assalti di Londra e delle altre città inglesi non c’è stata critica sociale. Non sono state assalite istituzioni come i municipi, tribunali, etc. Non ci sono stati proclami né tesi né rivendicazioni di gruppi che ambiscono ad un ruolo politico. Ci sono stati assalti da parte di bande giovanili a negozi di elettronica, abbigliamento, etc., saccheggi di merce, soprattutto quella ambita da giovani (ipod, schermi al plasma, jeans), incendi di magazzini, massacri di cittadini che difendevano le loro proprietà. Comportamenti criminali dunque.
    Che possono essere visti come il prodotto di una miscela di fattori perversi. 1. Fattori di fondo: la spinta consumistica esasperata delle società moderne, l’esposizione dei giovani ad esempi di comportamenti violenti nei media e nei video-giochi (lucrosi), con la normalizzazione della violenza e della giustizia fai-da-te, ma anche esempi di avidità estrema e di comportamenti illeciti e predatori dal mondo della finanza (v. managers delle banche) e dalla proprietà dei media (v. Murdoch). 2. Fattori contingenti: politiche tory che sospingono verso la povertà, l’esclusione, la disoccupazione e la disperazione fasce sempre più ampie della popolazione più debole, con tagli ai servizi sociali e all’istruzione, etc., aumentando oltre il sopportabile sentimenti di ingiustizia e di vendetta. 3. Fattori precipitanti: chiusura degli “youth clubs”, i centri giovanili, che ha lasciato “a spasso” migliaia di giovani, esposti così al sistematico “stop and search” dei poliziotti, ed infine l’uccisione ingiustificata di un uomo da parte della polizia.
    Non è la prima volta che azioni criminali e stupide vengono messe in atto come risposta (non politica) a politiche irresponsabili e criminali. La vera novità è che le nuove tecnologie comunicative, così come in nordafrica e medioriente, hanno consentito a gruppi di individui anche estranei ma con le stesse affiliazioni, idee e sentimenti di organizzarsi rapidamente e procedere ad azioni che colgono di sorpresa l’autorità. Le comunità virtuali, nel caso inglese, sono diventate facile strumento delle bande giovanili e – credo – di pochi violenti che le controllano, per il mix di fattori che ho riassunto.