closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Rovesci d'Arte

Tutti orfani di Monet e Renoir. Sciopero al musée d’Orsay

Nessuno può vedere il “Bal au Moulin de la Galette” di Renoir, anche Monet o Degas sono “oscurati” allo sguardo. E così Vincent Van Gogh.

In Francia, il museo d’Orsay, uno dei più importanti del paese grazie alla sua ricca collezione dei capolavori dell’Impressionismo,  è chiuso da sei giorni. Motivo, uno sciopero duro di una  parte del personale che denuncia una carenza di organico. I lavoratori – in primo luogo  sorveglianti di sala – si sono riuniti in un’assemblea generale per decidere come proseguire la loro battaglia. E non demordono. Lo scorso 12 ottobre, infatti, il museo ha inaugurato nuovi spazi espositivi (2000 mq di superficie in più) mentre le gallerie dell’Impressionismo hanno subito un lifting di classe. I sindacati sono già stati ricevuti presso il ministero della cultura: la richiesta è di venti posti di lavoro per poter accogliere adeguatamente  i visitatori negli spazi supplementari e ritrutturati. “Abbiamo bisogno di nuovi assunti . Il museo deve mettere a bilancio una serie di contratti a tempo indeterminato”, ha affermato Bernard Jopek, segretario federale della Fipmc. I nuovi spazi appena inaugurati, al momento, sono rimasti dunque senza spettatori e con le sale deserte. Negli ultimi due anni, il Musée d’Orsay ha dovuto tagliare 34 posti di lavoro per attenersi al restringimento dei fondi alla cultura decisi dal governo Sarkozy. Dall’amministrazione, però, fanno sapere che l’emorragia si è concentrata soprattutto nei loro uffici e accusano le richieste dei sindacati di peccare per eccesso di “utopia”. Ma dall’altra parte, nessuno molla la presa.  E il braccio di ferro si è spostato all’interno dell’istituzione stessa.