closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Ceci n'est pas un blog

Tutta colpa di chi non paga

Ieri su Repubblica Roma è stata pubblicata una lettera sulle condizioni disastrose del trasporto pubblico a Roma. Una lettera che trovo paradigmatica rispetto a quel che accade e rispetto a come gli utenti, il cittadino, “laggente” ragiona.
Si parte da un punto condivisibile, drammatico come testimoniano alcuni autisti Atac che lavorano sulle linee che partono dalle periferie per raggiungere il centro. Meno vetture significa un affollamento insopportabile. Non ci vuole una scienza per capire che se diminuisci le corse porti il sistema verso il collasso. Del resto ci spiegano che Atac è in crisi, in deficit e quindi bisogna risparmiare. Risparmiare è il mantra del secolo contemporaneo, quello delle politiche ultraliberiste, quello che vuol risparmiare sottraendo a chi ha meno. E qual è la reazione del cittadino? Dell’utente? O anche di chi fa informazione a livello locale? Accanirsi contro chi non paga il biglietto, come fa l’autore di questa lettera. Chiedere controllo, chiedere che vengano puniti questi “ladri!” che rendono il servizio pubblico insopportabile. Ed è un sentimento piuttosto diffuso.

Partiamo da un presupposto: quando prendo un mezzo pubblico faccio il biglietto. Allo stesso tempo non vedo come mio nemico o avversario chi non lo paga. Chiunque abbia viaggiato un minimo, sa perfettamente che dappertutto c’è chi non paga. C’è chi salta il tornello, chi ti si accoda mentre ne passi uno di quelli blindati o entra dalle uscite. Succede a Parigi, Barcellona, Berlino, etc. Tutte città in cui il servizio pubblico funziona e funziona davvero, il che smentisce chi individua nel “trasgressore” la causa del disservizio. Non serve una scienza per capirlo.

Quel che mi premeva sottolineare è la trasformazione della rabbia delle persone e la loro incapacità di individuare chi è il responsabile del loro malessere. Come in ogni campo la frustrazione porta i frustrati ad accanirsi contro il più povero (il fastidio per la presenza di migranti e il fastidio se gli stessi non pagano il biglietto) o contro il lavoratore, in questo caso l’autista, che a prescindere dal comportamento individuale, si trova a pagare per le colpe dell’azienda per cui lavora. Un po’ come se io che giro con uno scooter Honda, aggredissi il primo operaio della Honda perché il mio scooter ha un difetto di fabbricazione. C’è voluta la campagna mediatica razzista sui fatti di Corcolle per far emergere che nella città di Roma viene aggredito un autista, un controllore o comunque un lavoratore Atac ogni 2 giorni. E quasi sempre da autoctoni. Aggiungiamo che i media locali, mainstream e non, rinforzano questi contenuti e questo astio cavalcando le medesime battaglie e dandogli quella rilevanza che non dovrebbero avere. Ad esempio da un paio d’anni a questa parte quello che veniva chiamato trasgressore o portoghese ora viene etichettato come “evasore” che rimanda a tutto un altro immaginario.

Eppure negli anni gli utenti del servizio pubblico hanno avuto modo e motivi per chiedere conto alle amministrazioni cittadine o ai manager di quell’azienda dei disservizi. Atac è stata travolta da numerosi scandali: dalla parentopoli di Alemanno, alle privatizzazioni di alcune linee fino ai biglietti falsi messi in circolo, inchieste di cui si sono perse le tracce. Motivo per cui sarebbe stato il minimo augurarsi uno sciopero del biglietto, una voglia di presentarsi sotto la sede Atac a protestare. Niente. I tentativi di creare una rete di protesta attraverso giuste campagne come “atac nun te pago” non hanno raccolto in consensi sperati. Meglio prendere a pugni l’autista di turno o fotografarlo mentre si comporta in maniera “scorretta”. Nessuno che chieda che vengano assunti nuovi autisti (l’azienda ne ha meno di quanti ne dovrebbe avere), a chi viene affidata la manutenzione delle vetture visto lo stato penoso in cui circolano (parliamo di un appalto di oltre un milione d’euro) e l’acquisto di nuove vetture, che ci sia una reale trasparenza sui cantieri metro, sistematicamente in ritardo e con aumento dei costi indecente.

Ah gli indignados anti-evasori vorrei ricordare che esistono realtà metropolitane in cui il trasporto pubblico è completamente gratuito. Certo non in grandi città come Roma ma ad esempio tanto in Sud America quanto in Europa esistono esperienze del genere. Tallin ha 425mila abitanti e un trasporto completamente gratuito. Lo stesso in alcune città del Belgio o della Francia. Lo sottolineo onde evitare chi risponderebbe “se non paghi il biglietto, non ci sono i soldi per il trasporto pubblico”. Evito poi di ricordare le mille forme di esenzione dal biglietto che esistono in diverse grandi città d’Europa che farebbero impallidire i nostri indignati cronisti da reportage metropolitano.
Quindi rimane più facile puntare il dito sul vicino che non paga il biglietto. Sull’autista “fannullone” o che sta al telefono. Più facile indignarsi e accanirsi con chi sta un gradino sotto di te e che magari non ha davvero i soldi per il biglietto dell’autobus. Guardare in alto, verso chi decide e guida la piramide costa fatica. Meglio l’indignazione tanto al chilo possibilmente fomentata dalla stessa stampa locale che invece di fare inchiesta si fa travolgere dal voyeurismo social che non serve a niente ma intanto acchiappaclic sui rispettivi siti.
Ps
Io non sono un giornalista ma invito questi seri professionisti ad andare a controllare chi ha vinto gli appalti delle manutenzione dei mezzi pubblici, dei contratti di alcuni intoccabili dirigenti, della gestione di un lavoro che ha 5 forme contrattuali differenti per lo stesso impiego (autista) e infine la famosa inchiesta dei biglietti falsi messi in circolo dall’azienda stessa.