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Street Politics

Turchia: il tifo in piazza

Tensions Grow As Demonstrations Against The Government Continue In Istanbul

di Benjamin Petrini

Il movimento di protesta al governo islamista moderato di Recep Tayyip Erdoğan – iniziato ad Istanbul per la difesa dell’eredità storica della piazza Taksim ed estesosi poi a tutta la Turchia negli ultimi giorni – annovera una moltitudine di forze politiche e sociali. Basti pensare che alle poche centinaia di gruppi di studenti, intellettuali e organizzazioni non-governative, i quali hanno condotto manifestazioni quasi continue dal primo maggio in avanti, si sono uniti l’intero spettro delle forze politiche di opposizione al governo, convinti di poter cavalcare la protesta e scalfire il forte consenso di cui gode il partito governativo di Erdoğan, Giustizia e Sviluppo (AKP). Ciò nonostante, che le manifestazioni di questi giorni non siano il frutto di una opposizione unitaria e programmatica al governo, ma di una più strisciante insoddisfazione e rabbia sociale, è testimoniata dalle crescenti e per molti versi incontrollabili manifestazioni di protesta nelle principali piazze turche, ormai teatro di sistematici e sanguinosi scontri con la polizia.

Tra le componenti più accese e coinvolte nelle violenze, vi sono gli Ultras – i gruppi del tifo organizzato delle compagini calcistiche turche, i quali si sono uniti alle proteste nel momento in cui la repressione ha subito un’impennata. La politicizzazione e il ruolo del tifo organizzato nelle proteste anti-governative non sono nuove: durante la Primavera araba, in Egitto, le tifoserie hanno giocato un ruolo importante nella caduta di Mubarak; e soprattutto, rappresentano un elemento di forte instabilità per il nuovo ordine egiziano.

Attraverso comunicati comparsi sui social network il 31 maggio, i maggiori gruppi delle tre principali – e acerrime nemiche – squadre di Istanbul (Galatasaray, Beşiktaş e Fenerbahçe)hanno aderito ad una tregua storica con l’intento di presentarsi in piazza e nelle strade come un blocco unitario, di solidarizzare con il movimento di protesta e di unire le forze nel fronteggiare le forze di sicurezza. Con ogni probabilità, infatti, gli Ultras hanno avuto parte attiva negli scontri con la polizia che si sono succeduti nei giorni seguenti. Alcune fonti sostengono addirittura che tifosi del Galatasaray hanno “liberato” una cinquantina di tifosi del Fenerbahçe, finiti nelle mani della polizia.

Calore, passione e feroci rivalità a volte sfociate in tragedie sono i tratti caratterizzanti il tifo in Turchia. La tifoseria più marcatamente politicizzata è senza dubbio quella del gruppo Çarşı della squadra del Beşiktaş, di cui Elif Batuman ha ritratto un elegante profilo nel 2011 per The New Yorker. Di matrice anarchica, il Çarşı condivide con gli altri gruppi la vocazione anti-statalista e soprattutto di avversione alle forze di pubblica sicurezza. Recentemente, in occasione dell’ultima partita casalinga del Beşiktaş l’undici maggio scorso, il Çarşı si è scontrato a più riprese con la polizia, la quale ha fatto ampio uso di lacrimogeni.

Tornando alle manifestazioni di questi giorni, il tifo organizzato è stato facilmente riconoscibile per le vie di Istanbul: alieni alle forze politiche tradizionali, i tifosi hanno indossato sciarpe e magliette delle rispettive squadre e marciato fianco a fianco. L’unione tra i gruppi del tifo organizzato delle squadre di Istanbul – che alcune fonti locali definiscono “storica” e “unica” in trent’anni e passa di storia del tifo – è stata repentinamente seguita da altri gruppi di squadre turche, tra le quali il Bursaspor e il Trabzonspor. Il primo giugno, la terza città turca, Smirne, è stata anch’essa teatro di violenti scontri: anche qui, le tifoserie di Karşıyaka e del Göztepe, accanite rivali, hanno fatto forza comune contro la polizia.

Articolo apparso sul quotidiano Il Manifesto