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Islamismo

Tunisia, salafiti contro Persepolis

Domenica 9 ottobre trecento salafiti hanno tentato di dare l’assalto e incendiare i locali della tv privata tunisina Nessma. Le minacce erano arrivata alla tv  “berlusconiana” dopo che aveva trasmesso il film Persepolis  tratto dal fumetto di Marjane Satrapi sulla rivoluzione islamica in Iran. Film premiato a Cannes nel 2007.  Secondo i salafiti questo film è contrario alle loro convinzioni religiose. Non è la prima volta che gli islamisti tunisini si scatenano contro film considerati blasfemi, prima era toccato a Laicité inchallah della regista tunisina Nadia el Fani.

A Sousse invece 200 salafiti hanno attaccato l’università perché non era stata ammessa una studentessa con il niqab (il velo che copre completamente il viso).

Questi attacchi sono avvenuti a quindici giorni dalle elezioni per la costituente e prima del voto probabilmente assisteremo ad altre manifestazioni del genere. I salafiti hanno dato un assaggio di quello che potrebbe essere un regime islamista in Tunisia.

  • danilo recchioni baiocchi

    Questo articolo della stampa
    http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/scherma/lstp/424276/
    su casi di boicottaggio di atleti israeliani da parte di atleti tunisini, egiziani e iraniani è emblematico del clima che in realtà si sta creando dopo le rivoluzioni arabe. Sono solo segnali, ma sono significativi del fatto che la svolta che stanno prendendo va verso il rafforzamento dell’islamismo e delle sue istanze. Non si tratta di massacri bestiali da parte di soldati, come quello del Cairo, ma di comportamenti di sportivi, cioè di persone che praticano un’attività nata per unire i popoli. E per questo, quindi, ancora più preoccupanti.
    Per questo sono pessimista sulle elezioni in Tunisia e poi su quelle in Egitto. Perchè una volta persa la bussola di un potere dispotico e corrotto, ma coerente con il principio di sottomissione prevalente nelle società islamiche, bisogna cercarla in qualcos’altro di solido, e l’islam ha un corpo di norme e precetti e una visione che lo rendono molto solido. Le istanze moderniste, progressiste, e quant’altro ad una popolazione di maggioranza islamica appaiono facilmente inconsistenti perchè non radicate nella fede, abominevoli perchè frutti avvelenati dello straniero. Per i cristiani in occidente le istanze laiciste sono al più posizioni di compagni (pardon, fratelli) che sbagliano, perchè laicità e libertà vengono direttamente dall’insegnamento cristiano; per gli islamisti sono pura blasfemia e bestemmia, perchè diretta contraddizione del Corano e della Sunna.
    Come se ne esce? O si instaurano nuove dittature con cui si dovrà convivere in qualche modo; oppure (ma mi rendo conto che ci vorrà molto tempo) i tunisini riscoprono le loro autentiche radici a partire dal loro concittadino più illustre, Agostino vescovo di Ippona.

  • Valter Di Nunzio

    @ giuliana. Do per scontato che la maggior parte dei lettori sappiano che i gruppi salafiti che protestano, anche in modo eclatante, NON SONO la maggioranza degli islamisti che invece si riconosce in En-nadha e nel processo elettorale in corso.
    Lascio a lei e agli altri lettori la riflessione sul rifiuto dell’Università a iscrivere una studente che indossa il niquab. La sicurezza? La RICONOSCIBILITà? La possibilità che qualcun altro/altra possa fare gli esami al suo posto? Molto più probabilmente è quel tipo di provocazioni laiciste destinate a provocare delle reazioni a catena, sulle quali stendere poi il la filastrocca delle indignate proteste contro la violazione dei diritti umani, del diritto naturale etc. etc. E’ la crudele maschera del laicismo, libertario con gli individui astratti e forcaiolo con le persone concrete: il suo simbolo è e sarà sempre la ghigliottina.

  • paolo

    Siamo sicuri che la causa sia il film?
    Il Manifesto mi piace così com’è da quando sono abbonato, a dire il vero anche da molto prima, è un piacere leggerlo al computer, ma è più bello toccarlo, maneggiarlo. A seconda del tempo che ho leggo prima le brutte notizie delle prime pagine, poi mi perdo nelle pagine culturali che a me, essendo molto ignorante, mi affascinano e mi fanno pensare a quante belle cose potrei fare approfondendo gli argomenti degli articoli ad interessarmi anche fisicamente di quelli di loro che lo permetterebbero, se avessi il tempo. Poi mi piacciono molto le STORIE. Io leggo gli articoli senza MAI leggere il nome di chi li ha scritti, del Manifesto conosco controvoglia il nome di 4 o al massimo 5 giornalisti.

  • alvise

    Dopo i fatti tragici del Cairo forse dobbiamo ammettere che c’è stata troppa fiducia in occidente nei confronti della forza verso il “cambiamento” dei sistemi politici in Nord Africa.
    E al tempo stesso poca considerazione in merito a quanto gli aspetti della religione islamica influiscono sull’immaginario collettivo di quei popoli.
    Ammettiamolo una buona volta : la cultura atea non basta a spiegarli e quindi a dirci come interpretarli.

    Se continuiamo a rincorrere e commentare i singoli episodi : il velo, le elezioni in Arabia S.; la patente negata alle donne; le proibizioni (dall’alcol alla libertà di convertirsi ad altre fedi…); …. non arriveremo mai a nulla.

  • giuliana

    @ danilo mi risulta che di solito gli israeliani giocano con gli europei, anche questo è un po’ strano o no?
    giuliana

  • giuliana

    @valter il suo linguaggio rispetta la violenza con cui vengono trattati questi temi: il niqab nega innanzitutto la dignità della donna
    giuliana

  • giuliana

    @ alvise: e allora?
    giuliana

  • danilo recchioni baiocchi

    @giuliana
    E con chi altri potrebbero giocare? Gli unici paesi della regione che l’hanno riconosciuto sono Egitto (Africa) e Giordania. Comunque anche la Turchia è considerata “sportivamente” europea. I boicottaggi avvengono in occasione di Olimpiadi e campionati mondiali. E, secondo me, sono una bruttissima cosa, perchè in tante occasioni lo sport è stato un canale per cominciare ad instaurare relazioni, se non pacifiche, almeno di convivenza. Certo che non si risolve tutto con le partite di ping pong, ma se non si inizia quando ci sono le occasioni…

  • alvise

    @giuliana
    allora a mio avviso bisogna cominciare a affrontare le questioni che distinguono le religioni e possibilmente trovare gli aspetti condivisi e ripartire da quelli.
    Ovviamente emergeranno anche quelli che ci dividono, ma è bene che si sappiano e se ne abbia coscienza.
    Saranno utili anche agli “atei” , i quali non potranno nel tempo evitare di prendere posizione.(senza per questo doversi convertire)

  • Valter Di Nunzio

    @ tutti. Prendo atto che la maggior parte dei lettori considerano giusto rifiutare l’iscrizione all’Università ad una ragazza che porta il niqab. Viva la Libertà! Viva la Democrazia!

  • carlo

    Se i fondamentalisti assaltano la tv tunisina, che dire dell’associazione che riunisce gli avvocati di Rawalpindi ?

    Un famoso giudice del tribunale di Lahore e migliaia di pakistani sono scesi nelle piazze – ovvero una fetta consistente di quel Paese e non sto parlando solo di poveri sprovveduti analfabeti – ha lanciato la sfida al sistema giudiziario e al governo pakistano.

    A loro avviso sono colpevoli di aver condannato a morte Mumtaz Qadri, la guardia del corpo e assassino reo-confesso del governatore del Punjab Salman Taseer, ucciso il 2 gennaio per aver difeso la cristiana Asia Bibi e chiesto modifiche alle leggi sulla blasfemia.

    La potente associazione degli avvocati minaccia lo sciopero se non viene rimosso il magistrato che ha emesso la condanna. Una catena umana “contro il governo” che non protegge “l’eroe dell’islam” (cioè l’assassino del ministro) da Rawalpindi – dove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza a carico di Qadri – arriverà fino a Karachi, nel sud del Pakistan, e chiederà le dimissioni dell’esecutivo.
    I membri dell’Associazione degli avvocati di Rawalpindi hanno avanzato un ultimatum al governo: se entro cinque giorni non verrà trasferito il giudice Syed Pervez Ali Shah – autore della sentenza di condanna a morte – verrà indetto lo sciopero nazionale dei legali.
    Cara sig.ra Giuliana : se in Pakistan passa questa linea, non pensa anche lei che avrà un seguito anche in altri Paesi ?

  • giuliana

    @danilo israele ha sempre giocato con l’europa e nessuno si è mai meravigliato, non ha mai giocato con gli arabi, quindi non mi scandalizzo
    g-

  • giuliana

    @alvise io parlo di islam politico non è mia intenzione mettere d’accordo le varie religioni
    g-

  • giuliana

    @valter se la democrazia è il rispetto dei diritti delle donne, questo non si garantisce con il niqab che ne cancella la visibilità
    g-

  • alvise

    @giuliana
    ma l’islam politico non si è mai disgiunto da quello religioso.
    L’idea che si possa fare una separazione tra i due momenti è parte del pensiero occidentale-europeo, non dell’altro.

    Una conferma la può avere osservando che solo nel mondo mussulmano esiste la Conferenza Islamica, Organizzazione che riunisce tutti i Paesi a prevalenza religiosa musulmana, indipendentemente se si tratti di democrazie parlamentari alla maniera turca o dittature come il Regno Saudita.
    Anche Aden e la Somalia, rette decenni fa da un governi filo-russo, cioè atei per definizione, ne facevano parte di diritto.

    Non mi pare esista qualcosa di paragonabile per nessuna altra Fede.
    Tutto ciò testimonia e conferma l’idea iniziale di questo mio post : è la Fede nell’islam e nel suo Profeta che prevale sulle forme di governo e quindi della politica. Qualsiasi esse siano.
    E’ a mio avviso , una pia illusione distinguerle, come lei preferirebbe.

  • giuliana

    @alvise è vero: l’islam non ha ancora percorso la strada della secolarizzazione per distinguere la religione dalla politica, tuttavia esistono dei partiti religiosi che strumentalizzano la religione per conquistare il potere e spesso con la violenza. Così come ci sono partiti islamisti ci sono anche partiti che sostengono la laicità dello stato, un dibattito molto acceso è in corso in tunisia in vista delle elezioni.
    g-

  • alvise

    @giuliana
    grazie del suo post 16.
    Mi consenta tuttavia ridefinire il suo post 13.
    Lei non “parla” di un islam politico, ma delle posizioni politiche di qualche partito che opera nel contesto arabo e tunisino in particolare.
    Lei “non parla” di quanto politicamente sta accadendo in altri contesti musulmani (ad esempio il Pakistan, dove vivono 170 mln di persone), ma di cosa accade in Tunisia ( 10,5 mln)

  • lina

    Persepolis è un fumetto firmato da una donna, come pure il film boicottato.
    Una delle cifre per capire se le rivolte del Nord Africa avranno successo o meno, sarà vedere quante donne, dopo le elezioni preferiranno portare il niqab in Egitto, Marocco, Tunisia…o esigere i loro diritti.
    Capire cioè se davvero il mondo arabo femminile preferisce tornare al patriarcato ed essere considerate oggetti sessuali degli uomini, quasi delle bamboline insomma.
    Non meraviglia infatti che questa sia l’idea che prevale tra le più accese fondamentaliste. Pare che siano tra le maggiori acquirenti di biancheria intima, decisamente sexy e provocante.

  • giuliana

    @alvise in questo caso l’argomento era la tunisia
    g-

  • ERNESTO

    non esiste un islam politico nella mentalità araba. Esiste l’islam e basta. mai riuscito, e riconfermo il mai, a discutere di politica, temi sociali, culturali o quant altro senza che i loro pensieri o movimenti siano ridotti dagli ostacoli che l islam impone. parlo di persone benestanti, apparentemente molto aperte, imitatori della vita occidentale.
    Quando entri nel vivo delle questioni essenziali della liberta di culto, libertà delle donne, rispetto al diverso, cominciano a perdere la testa e diventare intolleranti e pericolose anche le persone più miti.
    Nessun stato arabo è costituzionalmente laico. Ci sono stati dove c è molto permessivismo, ma rimani constntemente fuorilegge.

  • giuliana

    @ernesto non so se si tratta di ignoranza del mondo arabo e islamico o di prevenzione, nel mondo arabo esistono laici e religiosi, credenti tolleranti e fondamentalisti. La differenza tra cristiani e musulmani è che l’islam non ha ancora affrontato un processo di secolarizzazione
    giuliana

  • carlo

    @replica al post 21
    E’ vero, l’islam non ha mai affrontato un processo di secolarizzazione e quando al suo interno sono nate altre interpretazioni , vedi gli sciiti, non le ha mai risolte.
    Ancor oggi un saudita odia più un iraniano sciita che un cristiano.
    Quale possa essere in questo scontro il contributo di forze totalmente estranee come gli atei europei o comunque dei non-musulmani, mi pare un atto di pura presunzione politica e culturale.
    Se non ci limitassimo a ragionare su ciò che desideriamo, ma sulla storia dell’islam nei secoli, vedremmo che ogni qualvolta un processo di cambiamento teologico è stato avanzato, la risposta è stata l’omicidio “dell’apostata”.
    Proprio quello che stanno facendo, ancora una volta, i vari gruppi fondamentalisti.

  • Valter Di Nunzio

    Da musulmano ignorante e arretrato perchè ignaro dei progressi dell’Occidente degli ultimi 3 secoli, mi permetto di osservare alcune particolarità lessicali diffuse negli interventi. Cito qualche esempio: “non hanno ANCORA affrontato un processo di secolarizzazione”; “perchè laicità e libertà vengono DIRETTAMENTE dall’insegnamento cristiano”; “il niqab nega innanzitutto la DIGNITA’ della donna”. Tutto ciò è sintomatico di una idea-pregiudizio che gli “altri” debbano ANCORA capire ciò che l’Occidente ha DIRETTAMENTE acquisito dalla Sua Storia a UNICO percorso lineare, acquisendo così la DIGNITA’ per sedere allo stesso tavolo. Mo sembra, umilmente, che questo paradigma non funzioni, o almeno non più, per due motivi. Il primo, “sistemico”, è che nel mondo ci sono vari altri modelli “vincenti”: c’è la Cina che ha il “socialismo di mercato” come religione di stato, la limitazione delle nascite e PCC come istituzione totale; la Russia che è governata da una oligarchia che ha un ferreo controllo dei media e della sfera finanziaria, erogando i “diritti” in musura variabile (vedi per esempio la questione cecena); la Turchia che sta evolvendo in senso islamista, pur conservando e rafforzando le carattristiche democratiche e di diritto.
    Il secondo motivo, “locale”, è che l’ottocentesco punto di vista “eurocentrico” porta i lettori ad un paradosso: condividere la decisione di un piccolo barone-satrapo dell’Università di Tunisi, cresciuto all’ombra della dittatura laica e dell’attuale governo tuni sino targato BCE-FMI, che impedisce l’iscrizione all’Università a una ragazza con il niqab in nome di valori estranei al suo popolo e consentendo ai gruppetti salafiti una facile pubblicità delle loro idee distorte. Credo che veramente sia grande il disordine sotto il cielo, mentre la situazione non è eccellente anche se qualche spiraglio si intravvede la’ fuori, nel mondo multipolare.

  • danilo recchioni baiocchi

    @ giuliana
    Provi a considerare questo: il processo di secolarizzazione il cristianesimo lo ha affrontato e lo affronta a partire dal “date a Cesare etc.”, pronunciato dallo stesso Gesù. Cioè, la distinzione fra politica e religione è stata fondata (e voluta) dallo stesso Gesù. Per i cristiani non c’è quindi nessun problema a parlare di laicità e di separazione fra le due sfere. Tutto sta a limitare bene i campi, e questo può essere oggetto di discussione, ma il principio è chiarissimo.
    Per i musulmani Maometto è il sigillo dei profeti, ma è lo stesso Maometto che ha fondato uno Stato manu militari ed ha legittimato il suo potere religiosamente. Per i musulmani parlare di separazione fra potere politico e religione vuol dire mettere in discussione Maometto, e quindi la fede stessa.
    Sinceramente, le sembra una strada praticabile? Esponendosi a quali rischi? E coinvolgendo quante persone? E quando avranno percorso un pezzetto di strada, a quel punto noi dove saremo? Dobbiamo aspettarli o tornare indietro a far loro compagnia? Questo percorso di secolarizzazione lo vedranno i nostri figli, i nostri nipoti o chi verrà ancora dopo? Non le sembra di parlare di un nuovo “sol dell’avvenire”?

  • marco

    @giuliana. Cosa vuoi dire con: “l’islam non ha ancora affrontato un processo di secolarizzazione”? Intendi che invece il cristianesimo questo processo l’ha affrontato? Io piuttosto direi che in occidente è stata la società ad avere affrontato un processo di laicizzazione a scapito del cristianesimo o, detto in altri termini, un processo di scristianizzazione. Personalmente non aspetto (e spero) che l’islam si laicizzi, ma che anche per i musulmani la religione perda di importanza come è accaduto da noi…

  • lina

    gent.sig.ra Giuliana
    un processo di secolarizzazione di grandi masse ha avuto successo in Europa per una serie di eventi storici che non sono mai capitati nel mondo arabo.
    Ma la sostanziale differenza è che non esiste una gerarchia ecclesiastica nei confronti della quale agire culturalmente e politicamente. Non esiste qualcosa paragonabile a un Concilio. A noi manca un referente !

    Se quel mondo si è teologicamente fermato al Medio Evo è perchè venivano emesse opposte sentenze giuridiche e fatwe a seconda se uno stava in Marocco o a Bagdad. Si decise allora di congelare tutto e fare riferimento solo al passato.
    Ogni innovazione, in qualunque campo, era malvista.
    Ecco perchè dubito dell’idea che un processo di secolarizzazione sia un atto sufficiente. Necessario lo è di sicuro, ma senza una revisione teologica condivisa da grandi masse incolte… dubito possa avvenire.
    Non dimentichiamo che ciò che preme di più ad un musulmano è la Umma, l’unità dei credenti. Tutto viene ricondotto all’Uno.
    Uno come Dio, Uno come principio scientifico, Uno come visione delle cose ( o bianco o nero ; giusto-sbagliato…; uomo-donna ….) non vi sono vie di mezzo.
    Ecco perchè sono proprio gli studenti di materie scientifiche quelli che sottoposti a studi “occidentali” vanno in crisi e molti diventano fondamentalisti. (Ricorda il capo di quelli dell 11/9 ? Non studiava ingegneria ad Amburgo ?)
    Se sono proprio questi uomini a mal sopportare la secolarizzazione, perchè insistere ?

  • anton giulio lotti

    Per quanto mi riaguarda concordo con la decisione della atleta tunisina e della federazione tunisina, l’embargo contro israele va fatta in tutte le occasioni commerciali economiche e anche sportive.
    E’ attraverso queste manifestazioni che l’isolamento va fatto pagare di più a chi opprime un popolo in modo crudele e scientifico.

  • stefano

    @tutti Salve, io sto vivendo in marocco, un paese musulmano, e mi stupisce ancora quanta ignoranza ci sia in occidente, anche negli ambienti di sinistra, di com’è davvero la società e la vita quotidiana nel mondo arabo. Alcuni paraocchi costruiti ad arte, per cui i musulmani sarebbero naturalmente inferiori perché musulmani, a cui la unica via di salvezza è data dall’imitazione dell’occidente cristiano/laico, è ancora il telone di fondo di ogni discorso, sia si parli della caduta di un dittatore, sia della libertà di espressione, sia dell’emancipazione femminile. Io non mi azzardo a interpretare né spiegare niente perché è da poco che vivo qui, però spero che piano piano saremo capaci di superare i pregiudizi e confrontarci serenamente e veramente alla pari con persone che hanno altre religioni usanze storie e costumi, però che non per questo meritano meno rispetto. Un saluto

  • eugenio lorenzano

    Cara Giuliana e cari amici e compagni lettori. Credo che abbiamo toccato il tasto più dolente della nostra discussione ovvero l’ipocrita partecipazione e silenzio degli sportivi europei a competizioni con compagini ed atleti israeliani . Ricordo negli anni ’70 ed ‘ 80 una delle armi più affilate del mondo civile contro il Sud-Africa e la rhodesia dell’apertheid fu l’isolamento sportivo pressocchè totale (fa eccezione il pilota di F. 1 Jody Scheckter e qualche atleta con doppio passaporto come il “nostro” Marcello Fiasconaro).- Credo che il monito più pressante contro la tracotanza degli ultimi governi israeliani sia proprio quella di isolare completamente un paese che ben 32 volte non ha rispettato le direttive delle risoluzioni dell’assemblea o del consiglio di sicurezza dell’ONU (un organismo super partes). Geograficamente Israele è situato in Asia e non in Europa e quindi è doppiamente subdolo ciò che le federazioni sportive europee permettono e fanno. Senza nessun risentimento di antisemitismo….anzi io sono filoebraico e proprio per questo sono per un unico stato binazionale in Terrasanta dove ci si senta tutti veramente fratelli: israeliani, palestinesi, beduini, armeni e circassi; Ebrei, musulmani, cristiani , drusi, Bahjisti ed atei.

  • Galaverna

    A proposito di donne e Islam politico: questa (letta su Limes) è piuttosto bella…
    http://temi.repubblica.it/limes/egitto-salafita-il-male-di-avere-donne-in-politica/27962

  • Marcello

    Ma se tutti i paesi di questa terra decisero per legge di VIETARE ogni forma di esternazione della religione una volta buona per tutte… che pace !

    La religione è un fatto puramente personale basato su idée, credenze e quant’altro, ogniuno se la deve tenere per se punto e basta.

  • cama

    @giuliana 17 ottobre
    l’islam che cosa è? e il cristianesimo che cosa è? sono persone o è l’insieme della letteratura prodotta su una dottrina religiosa? sono codici di relazione interpersonale o sono “tipologie” che vanno a caratterizzare i comportamenti di coloro che aderiscono a l’una o all’altra religione? sono caratteri, attributi, psicologie, sindromi medicalizzabili, o sono discorsi? «La differenza tra cristiani e musulmani è che l’islam non ha ancora affrontato un processo di secolarizzazione», che cosa significa “l’islam” in questo caso, e chi sono questi cristiani e questi musulmani?
    interrogare un discorso può avere più senso che interrogare una astrazione.

  • giuliana

    @valter i salafiti che vogliono far entrare le donne con il niqab (velo integrale) e quelli che danno l’assalto al cinema o alla tv sono gli stessi
    g-

  • giuliana

    @danilo la costituzione di Medina negoziata dal profeta nell’anno 1 dell’egira con tutte le componenti sociali, ebrei, musulmani, non faceva nessun riferimento a una religione di stato
    g-

  • giuliana

    @ sono in tunisia ho passato mesi in vari paesi musulamani e ho rapporti con moltissime persone, molte delle mie amiche algerine, tunisine e anche marocchine sono più femministe di me. Scrivono e dicono cose molto interessanti da cui ho imparato molto, tra di noi non c’è nessuna differenza e non possiamo fare altro che lottare insieme per i nostri diritti, di qua e di la del mediterraneo, di qua e di la dell’oceano
    g-

  • alvise

    Tutti i ragionamenti che leggo dal post 29 in poi sono solo scongiuri.
    Nessuno che consideri i fatti. Il più significativo di questi, che a mio avviso è anche una replica ai loro scongiuri è che molti copti egiziani si stanno preparando a una via di fuga, cioè a lasciare il Paese, qualora i Fratelli musulmani dovessero come è prevedibile diventare il maggior partito di Governo.
    Questo è l’islam “politico” con cui dobbiamo fare i conti.

  • danilo recchioni baiocchi

    @ Giuliana post34
    La Costituione di Medina fu scritta nel primo anno dopo l’Egira e rimase lettera morta. Gli Ebrei di Medina misero in chiaro che non intendevano convertirsi all’islam e, chiunque voglia un pochino informarsi, sa come andò a finire: di tre tribù ebraiche, due furono esiliate e della terza furono sterminati gli uomini e donne e bambini furono ridotti in schiavitù.A questo periodo risalgono anche le sure antigiudaiche. E mi fermo qui perchè i particolari di quello che avvenne realmente sono facilmente reperibili.
    La Costituzione di Medina fu quindi per Maometto un puro espediente politico per farsi accettare come capo della città. Le sue reali intenzioni le ha mostrate successivamente.
    Dovrebbe essere informata anche lei su questi avvenimenti, stiamo parlando degli anni ’20 del VII secolo. Oppure sta cercando di mistificare la storia.
    Davvero pensa di presentare ancora Maometto come esempio di tolleranza e laicità? Ma se non lo fanno neanche i musulmani!

  • Valter Di Nunzio

    @ carlo post 22. Vede sig. Carlo, la realtà assomiglia molto di più ad un albero con molte radici e molti rami che ad un fascio di rette parallele. Per esempio lei forse non sa che fra pochi giorni centinaia di migliaia di iraniani sciiti saranno alla Mecca per l’Hajj, una delle date che scandisce la vita di tutti i musulmani, proprio nel cuore dell’Islam sunnita, pregheranno insieme a tutti gli altri e torneranno a casa, inshallah, come tutti gli altri. Questo esempio è per suggerirle che le cose a volte sono un pò più complesse e che la complessità non è solo un fastidio.
    @ lina post 26 Sono lieto che lei consideri la storia dell’Occidente laico come una sorta di eccezione e non come uno sviluppo naturale e perciò deterministico. Oggi lei vive una società totalmente secolarizzata, dove la religione è un fatto totalmente privato ma anche ininfluente sulla vita. Accetti che non necessariamente questo sia un bene e per di più necessario, se miliardi di persone vivono diversamente: ci sarà pure da queste parti qualcosa che non và che gli altri hanno il diritto di non copiare e non desiderare?
    @ giuliana so abbastanza bene chi sono i salafiti e lo sanno anche i tunisini. Infatti non sono loro ad aver stravinto le elezioni ma è En-nadha, che pensa cose diverse essendo un partito comunque islamista. Le stesse elezioni sono state sonoramente perse invece da chi ha scelto il laicismo a tutti i costi e “quel” tipo di politica. Mi limito a considerare che oggi chi insulta gli islamisti è la gente di Hachmi Hamdi, una specie di Berlusconi in sedicesimo che però ha vinto le elezioni in una circoscrizione simbolo della rivoluzione dei gelsomini. Anche En-nadha dovrà governare una realtà complessa, io però mi auguro che ci riescano, inshallah.