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Bar Condicio

Tsipras, che culo!

Tsipras, chi sarà mai costui? Non se lo chiede certo l’elettore fidelizzato di Sel o l’attento lettore del Manifesto, ma il cittadino medio certamente sì. Questo oscuro carneade greco che dà il nome al rassemblement della sinistra non ha bucato nell’informazione generalista. L’italiano medio, anche quando ne dovesse conoscere il nome, ignora che faccia abbia. E come lui persino molti addetti ai lavori. E allora ben venga l’intelligente provocazione di Paola Bacchiddu, che ha dato visibilità alla Lista Tsipras. Faccio mie le parole di un bravo giornalista del Tg1 che scrive libri e tiene corsi: “ La foto di Paola Bacchiddu è una provocazione intelligente, è la Femen italiana, utilizza non il proprio corpo, ma l’autoironia contro la logica perversa della comunicazione, per ribaltarla, rompendo l’oscuramento mediatico. Una volta accesi i riflettori, a meno di venti giorni dal voto, accanto alla probabile carrellata di altri rossi candidati in costume, la sfida riguarda l’informazione: parlerà dei temi della Lista Tsipras, oppure chiuderà in fretta la finestra che Paola Bacchiddu ha spalancato?”. Ecco, il punto è questo, la Bacchiddu ha squarciato il velo, ora, però, bisogna insistere sui temi per non far calare di nuovo l’oscurità sulla Lista Tsipras. Un modesto consiglio: lavoro, lavoro, lavoro. Non è un tema, è ‘il’ tema della sinistra. E il contesto sembra favorevole, il decreto Poletti sembra scritto apposta per offrire alla sinistra materiale per la campagna elettorale. Come dire, che culo.

  • Carmen

    Ancora una volta le donne usano il proprio corpo per protestare (vedi Russe a seno nudo contro Putin) o per favorire in campagna elettorale un partito quasi sconosciuto, lamentandosi poi della pubblicità maschlista che le “usa” come oggetti. Questa ipocrisia sta cominciando a stufarmi. Perchè non protestare con la bocca o promuovere un partito con foto dalla cintola in su?

  • tvastensionisti

    Ma perché ascoltare e stimare un greco, il quale partito si sta spaccando per l’euro, quando in Italia c’è un progetto migliore del M5S creato dei cittadini ITALIANI? Non vi capisco veramente. Volete una lista creata dall’alto? Guardate le ragazze italiane: belle senza spogliarsi e coraggiose. Una candidata sindaco che fa tutto lei: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=571836449597361&set=pcb.571836539597352&type=1&theater

  • Riccardo

    Mi sento in dovere, per il rispetto che porto a tutte le donne, e da allievo di Marx e Gramsci, di rispondere a Carmen, per manifestargli tutta la mia vicinanza nella battaglia del femminismo e condividere il suo intervento.
    Occorre distinguere il femminismo come emancipazione della donna parte integrante del genere umano, come uguale all’uomo e come dotata degli stessi diritti e doveri e il femminismo che insiste sulla differenza ontologica di genere, in un oblio totale della sacrosanta istanza dell’emancipazione della donna come parte integrante del genere umano. Questo seconda distinzione del femminismo emerge nell’orizzonte di senso di un capitalismo dominante che si fa esso stesso portatore di una battaglia femminista, dove però il femminismo non è mai quello dell’emancipazione della donna come processo unitario di emancipazione del genere umano. Il femminismo, intriso oggi di capitalismo, è individualista, mira a rivendicare i diritti individuali della donna, rimuovendo il problema dell’emancipazione umana, quindi disancorando la questione del femminismo come parte di emancipazione del genere umano. Karl Marx nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 sosteneva che il grado di emancipazione di una società si vede dal grado di emancipazione del genere femminile. Oggi non vi è alcuna emancipazione del genere femminile. Il paradosso del nostro tempo, in cui domina soltanto un femminismo di tipo capitalistico, che nulla ha più a che vedere con il femminismo emancipativo del genere umano, è caratterizzato dal fatto che il solo tipo di emancipazione consentito per la donna sembra essere (complice il pensiero unico dominante) quello che fa della donna un essere seducente, quello che fa della donna un oggetto che deve emanciparsi, rendersi sessualmente libera e disponibile, tale da gestire liberamente il proprio corpo, sempre nella direzione della reificazione, che fa della donna un oggetto seducente. Questo tipo di femminismo è assolutamente interno ai meccanismi del capitalismo. E’ funzionale alla trasformazione della donna in una merce liberamente circolante sul mercato, non alla trasformazione della donna in un individuo libero e uguale rispetto all’uomo, con cui essa costituisce l’unità del genere umano. La donna oggi si smarca dalla società paternalistica, non per essere emancipata, ma per precipitare nella de-emancipazione capitalistica: la donna come merce acquistabile sul mercato.
    La donna è vittima di un’illusione: che la libertà della donna stia nell’emancipazione in senso capitalistico, cioè nel poter accedere liberamente al self-service generalizzato di tipo capitalistico. Il capitalismo odierno tende a frammentare il genere umano, che è unitario e si riproduce tramite la differenza uomo-donna, che sono parti di un tutto unitario, il genere umano. Il capitalismo deve continuamente negare e frammentare e negare l’unità del genere umano, contrapponendo uomini e donne, eterosessuali e omosessuali, stranieri e autoctoni, di modo che l’umanità non possa mai prendere coscienza della propria unitarietà e lottare in vista della propria emancipazione. Per questo oggi il femminismo non è più il femminismo emancipativo del genere umano, ma il femminismo differenzialista ed individualista che mira a produrre una forma di individualismo dei diritti individuali in una totale rimozione del problema della comunità e della società. L’emancipazione femminile deve essere una emancipazione sociale, parte del processo di emancipazione del genere umano, così come l’avevano intesa Marx e Gramsci al loro tempo.
    Adesso invito tutti a riflettere sulla Lista Tsipras, su che istanze stia portando avanti, se quelle di Marx e Gramsci o quelle del capitalismo. Il comunismo, per costoro, è il capitalismo stesso, che non si è liberato dalle sue strutture che gli impediscono lo sviluppo infinito e illimitato. Il comunismo così inteso è il capitalismo, la liberazione del desiderio. Divisione della società, differenze di genere. Un piano inclinato nel quale l’umanità sta precipitando. Il femminismo della Lista Tsipras è il femminismo de-emancipativo del capitalismo. E della donna, la Lista Tsipras fa l’uso che il capitalismo fa della donna. La Lista Tsipras è interamente partecipe del pensiero unico del capitalismo.

  • Riccardo

    Cara Carmen, condivido il tuo intervento. E mi permetto di inserire una mia riflessione, che spero aiuterà tutte le donne a dare una risposta alla domanda che tu poni giustamente. Occorre riportare chiarezza sull’emancipazione della donna, togliendo le illusioni del femminismo capitalista. Un articolo, quello di Alicandro, indegno e ipocrita, che non può che suscitare riprovazione e sdegno tra le femministe. Lasciamo ad Alicandro il suo femminismo capitalista.

  • FedFranBo

    Perché protestare con la bocca non squarcia l’oscurantismo mediatico, evidentemente.
    Perché al tempo dei social network ci si deve inventare qualcosa di più, e Bacchiddu l’ha fatto. Ha gridato a gran voce: <>
    A me pare geniale.

  • tru3dom

    Quello che mi sconcerta è che Bacchiddu ha dimostrato diverse cose molto importanti e deprimenti:
    1- È vero che fa più notizia una donna svestita più di una alternativa politica
    2- Gli spazi per parlare di Lista Tsipras ci sono, ma non si vogliono concedere
    3- Più ancora della donna svestita (c’è molto ma molto di meno pudico in rete) ha fatto notizia la polemica se sia giusto sfruttare il proprio corpo per perseguire i propri fini, con tutti, dai moralizzatori ai macchiavellici, dai ‘lo fate pure voi’ ai ‘lo avete fatto anche voi’
    4- L’informazione oggi è a livelli infimi, gesti eclatanti come questo o come quello dei 5* sono gli unici che possono distogliere, per un attimo, la telecamera puntata sul potente di turno

    Chiedono di promuovere la lista con le parole, ma se non c’è nessuno che le comunica quelle parole, esse restano confinate in una realtà troppo locale. E la foto di Bacchiddu (volente o nolente) a me sembra più una denuncia forte contro l’informazione più che propaganda elettorale.Si è parlato più del dito (la liceità dell’operazione) che della luna (il motivo dell’operazione). Infatti e purtroppo, passati due giorni, torna il “rasserenante silenzio”. Purtroppo l’informazione è in crisi perché non fa informazione, a me piacerebbe avere talk show non di politici (che dovrebbero fare i politici) ma di giornalisti (e facciamoli lavorare!) preparati ed onesti sui fatti che possano illustrare,denunciare,criticare TUTTI i partiti, fornendo nell’insieme una visione più esterna e più critica verso il sistema. In un momento in cui l’informazione è tutto, trovo paradossale la crisi dei mezzi di informazione

  • Riccardo

    Spero che tu ti accorga di seguire pari pari la logica del capitalismo. Non potevi dare risposta migliore per confermare quanto sostenuto da Carmen e da me.

  • Piera

    Che culo! Tsipras, “Che culo, 80Ⲉ !

  • Piera

    E vero,un culo femminile è un ottimo segnale che non sfugge certamente e chissà perché nessun uomo è riuscito a fare la stessa operazione col suo pene o col suo culo. Me lo chiedo. E’ “strano” che solo la donna ha pensato di esporsi coraggiosamente. Forse la donna ha già il callo per queste cose. E non è una considerazione positiva.

  • Piera

    Il neoliberismo e prima ancora la logica capitalistica del consumismo e del mercato, la cultura cattolica, riflettiamo, hanno ridotto da un lato tutto o quasi tutto a merce e dall’altro hanno castrato la donna, rubandole la libertà di vivere la propria sessualità e il diritto costituzionale per quanto concerne il lavoro, la famiglia, la libertà di avere figli o meno. C’è inoltre in modo ampio una mercificazione della nostra vita, un processo di riduzione emotiva, sentimentale. Quando la donna viene venduta in concreto o vitualmente, quando ciò che pensiamo e ciò che abbiamo fatto vengono, sia pure indirettamente venduti sul web, ciò che è nostro e intimo muore. E’ tutto un vorticare di uomini e donne che si mostrano e straparlano e scrivono libri su se stessi e con se stessi. Renzi è un grande articolo che si vende e tutti i suoi colleghi pure. E anche la politica si vende per ogni dove. Riguardo a Carmen, se la sua operazione sia accettabile o no, ebbene no. Il suo corpo, il suo culo hanno bucato quel filtro tra immagine virtuale e vita reale e hanno raggiunto il pubblico. Ma Tsipras ? E’ un’associazione trasportata dal suo culo ?

  • Anto

    Fischia il vento e soffia la bufera…qualcuno ancora tra i giovani coetanei ricorda…usa…usa a sproposito questo verso.
    Ma quello che dobbiamo dirci è quello che segue.
    Certo il fascino del “fischia il vento” colpisce tutti coloro che abbiano creduto e credano in un ideale (e non mi vengano a dire che non ne esistono, gli ideali esistono sinchè esiste chi ci crede e io ci credo quindi esiste…applicazione pratica del cogito ergo sum di liceale memoria).
    Quello che non può essere dimenticato è quello che segue:
    “Scarpe rotte eppur bisogna andar a conquistare la rossa primavera”.
    Lo sappiamo già che poco dalle elezioni otterremo, non voglio essere portatore di sventura, ma penso che avremo meno di quanto preventiviamo, però comunque bisogna andare. Le scarpe la sinistra italiana ( e non solo quella italiana, potremmo dire quella europea e quella occidentale ) ce le ha ben che rotte da molto tempo e forse si stanno rompendo ogni giorni di più, ma quello che ci hanno lasciato i nostri padri ed i nostri nonni è che comunque bisogna camminare nella direzione dell’orizzonte e non l’orizzonte del colore più splendente, ma sempre di quello… sempre di quello rosso.
    Anche a me affascina col potere della dialettica talora l’attuale Segretario del Partito Democratico, anche a me crea un palpito quando dice che non saremo mai abbastanza inseriti nel benessere sinché in Africa rapiscono le dodicenni e le rivendono a 12 dollari l’una…ma il mio orizzonte è quello rosso, quello in cui tutti siamo uguali, quello in cui “apro le ali perché so volare”.

    Quindi fischia il vento, ma soprattutto scarpe rotte eppur bisogna andar..