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Street Politics

Trump e il dilemma dei Fratelli musulmani

mb

Giuseppe Acconcia

Secondo il magazine Politico, il 31 gennaio scorso la Cia ha pubblicato un documento in riferimento alla definizione della Fratellanza musulmana che dovrà essere accordata dall’amministrazione Trump. Secondo il documento della Cia, la Fratellanza musulmana “ha ripudiato la violenza in via ufficiale e si oppone ad al-Qaeda e Isis”. Tuttavia, una minoranza di membri della Fratellanza “sono impegnati in atti violenti, spesso in risposta a dure repressioni di regime, percepite occupazioni straniere, o guerre civili”.

Poiché ci sono esponenti della Fratellanza musulmana impegnati in governi di molti paesi del Medio Oriente e Nord Africa, prosegue il report, “definire i Fratelli musulmani come terroristi potrebbe destabilizzare la politica interna di questi paesi, nutrire narrative estremiste, e alimentare la rabbia dei musulmani nel mondo”. Inoltre, “la definizione da parte degli Usa potrebbe indebolire le posizioni della Fratellanza contro la violenza e fornire ulteriori elementi alla propaganda di Isis”, aggiunge il report Cia.

Secondo un articolo del New York Times, una definizione dei Fratelli musulmani come terroristi “svilirebbe ancora una volta molti musulmani praticanti”. Secondo l’avvocato Arjun Singh Sethi, una decisione in questo senso renderebbe più semplice per le corti Usa arresto e detenzione di musulmani e arabi con accuse di terrorismo. “Questa legge può essere facilmente sfruttata e manipolata per ottenere successi politici”, prosegue l’avvocato sul Washington Post.

Alcuni esponenti della Fratellanza musulmana, tra cui Ibrahim Mounir e Mohamed Sudan, hanno confermato che qualsiasi sarà la decisione delle autorità Usa, il gruppo continuerà la sua politica di pace e non-violenza. In campagna elettorale, il presidente Usa Donald Trump aveva assicurato che in caso di vittoria avrebbe etichettato la Fratellanza musulmana come gruppo terroristico.