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losangelista

Trump: Cleveland come Istanbul

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Il discorso di Donald Trump è cominciato come una prova generale di annuncio di legge marziale. “Gli Americani che stanno vedendo questo discorso”, ha esordito, “hanno testimoniato di recente scene di inaudita violenza sulle nostre strade e caos nelle nostre comunità. Ho un messaggio per tutti voi: il crimine e la violenza che oggi affligge la nostra nazione, presto – e voglio dire molto presto – finirà. Il 20 gennaio 2017, la sicurezza verrà ripristinata”. Non era un discorso a reti unificate di Recep Erdogan, o del presidente-sacerdote di Purge Election Year, ma quello del candidato ufficiale del partito repubblicano, anche se sembrava implicitamente presagire una epurazione “turca”. Trump non si è soffermato sulle misure che intende applicare per fermare l’onda dilagante di terrorismo, profughi ed immigrati criminali che nella sua visione distopica stanno sommergendo l’America. Invece ha ripetutamente evocato gli attentati ai poliziotti di Dallas e Baton Rouge a riprova del baratro che minaccia il paese. Fino ad ora, sorprendentemente, è prevalsa in Usa una inusitata moderazione bipartisan rispetto a quei fatti. Ma la reazione violenta finora rimandata è infine arrivata nelle parole di Trump: “ho un messaggio per ogni ultimo individuo che intende minacciare la pace sulle nostre strade e la sicurezza della polizia. Subito dopo il mio giuramento l’anno prossimo, ordine e legge saranno ripristinati in questo paese!”