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losangelista

Trombatura automatica


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La ricerca delle ragioni strutturali della Grande Recessione, di cause che vadano oltre la scatenante speculazione finanziaria, porta sempre piu’ spesso a parlare di lavoro e innovazione, riportando il discorso su temi fondamentali dell’evoluzione industriale come l’automazione. In un mmemnto di svalutazione globale del lavoro come questo torna di attualita’ il lavoro svolto dalle macchine in termini abbastanza simili a quando induceva i luddisti a spaccare i primi telai automatici nelle filerie inglesi. Basta moltiplicare l’impatto per molte migliaia ed osservare ad esempio come alcune aziende americane abbiano riportato in patria che operazioni precedentemnte delocalizzate nel terzo mondo, ma solo grazie all’automazione  che garantisce che i posti di lavoro comunque non rientrino piu’. D’altra parte la crisi ha permesso alle aziende di spingere al massimo la produttivita’ – leggi la spremuta sempre maggiore di una forza lavoro sempre minore a vantaggio degli utili, un vero regalo al liberismo mondiale. Non c’e’ da soprendersi se continua la retorica messianica sulla robotica. La scorsas settimana si e’ tenuta a Chicago Automate 2013, la maggiore fiera  delle macchine che possono eliminare le rogne associate ad una forza lavoro volitiva e problematica come qualla umana. I robot non sono piu’ limitatai al high tech o al’industria m si apprestano ad esssere sempre piu’ presnti nell’industria di servizio e nell’ agricoltura – come il raccoglitore automatico di fragole messo a punto in Giappone, destinato prso ad avere varianti per la vendemmia dell;uva e la raccolta di pomodori. Cosi’ si potrano finalmente “risolvere” i problemi di Rosarno e Nardo’ con tutte le rumorose seccature che comportano. Alle radici “industriali” della crisi globale del capitalismo, si rifa’ anche l’ipotesi di Robert J Gordon, economista di prestigio e professore della Northwestern University. Secondo Gordon nonstiamo semplicemente vivendo le conseguenze di una speculazione finanziaria abberrante e il trasferimento del debito bancario sui bilanci nazionali, ma assistendo piuttosto ai raggounti  “limiti di eta’” della crescita capitalista. Contrariamente alla dottrina della perpetua espansione dei mercati e cioe’ della crescita senza fine dei consumi globali come inesauribile motore economico, Gordon articola l’ipotesi “eretica” di un sistema che ha raggiunto limiti oltre i quali sara’ impossibile andare senza una nuova rivoluzione tecnologica. Gordon riconduce l’idea di “crescita” alla rivoluzione industriale, prima della quale il concetto stesso di espansione economica era sconosciuto. L’impulso produttivo che deriva allora dalle macchine a vapore e la meccanizzazione rende possibile le fabbriche in cui si crea il plusvalore –  la premessa del capitalismo moderno.  La seconda rivoluzione industriale, nel secolo successivo,  moltipilica la crescita con l’automazione, la motorizzazione, l’elettricita’, introduce i trasporti e  i progressi “sociali” nell’igiene e nella comunicazione: l’infrastruttura dei consumi di massa che da allora alimentano la crescita suddetta. Gli ultimi decenni di crescita infine sono stati sostenuti dalla rivoluzione digitale il cui ciclo pero’ volge al termine, la terza rivoluzione industriale e’ in “deficit di innovazione”   e la sua portata e stata molto esagerata – per questo l’espansione dell’ultimo periodo e’ stata in realta’ in larga parte frutto della delocalizzazione del lavoro operata dalle corporation e una crescita falsata dalla finanza, che una volta scoppiata la bolla speculativa,  ha rivelato il nulla che c’e’ dietro. Un’ipotesi attaccata da quasi tutti, come capita spesso per le verita’ scomode.

L’ultimo video dei “cani” robotici sviluppati dalla Boston Dynamics per applicazioni militari (via Singularity Hub)

 LucaCelada