closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Tremonti svela il bluff: più tasse per 15 miliardi

Tremonti svela il bluff della delega fiscale: subito i 15 miliardi di tagli alle detrazioni Irpef previsti nella “clausola di salvaguardia” della bozza fantasma. La manovra intanto massacra scuola, sanità e regioni. Professori e ricercatori perderanno 8mila euro. Niente fondi per il Sud e super-bolli in banca. Tra le modifiche dell’ultimo minuto un regalo «bipartisan» ai concessionari autostradali

Un Romano Prodi redivivo detta la linea: «Governo, opposizione e Bankitalia insieme per l’emergenza». Peccato che i tempi sono cambiati e non esistono più nessuno dei tre. Nel Palazzo, la reazione al «terrorismo finanziario» è identica a quello di piombo di trent’anni fa: con l’emergenza si sta tutti insieme. A prescindere dai contenuti. Che in questo caso sono più tasse per chi già le paga e meno servizi per tutti.

Messo alle strette, il governo ammette il bluff sulla presunta riforma fiscale e annuncia che anticiperà nella manovra la «clausola di salvaguardia» da 14,7 miliardi contenuta nella delega fantasma scritta da Tremonti. In concreto, già dal prossimo anno ci sarà un taglio del 15% di tutte le detrazioni esistenti (sanità, asilo, colf, assicurazioni, ristrutturazioni). Invece dei tagli lineari ai ministeri stavolta si tagliano gli sgravi ma la sostanza non cambia. Si spara nel mucchio per prendere soldi dov’è più facile, cioè sul lavoro dipendente.

Nelle ultime ore di trattativa nella maggioranza, Pdl e Lega concordano solo 5 modifiche alla manovra. Oltre alle tasse, riguardano un taglio minore alla rivalutazione delle pensioni basse, un aumento più scaglionato del maxi-bollo sui titoli e qualche modifica al patto di stabilità. Ultimo ma non ultimo, un bel regalo bipartisan alle concessionarie autostradali. Nel decreto era previsto un codicillo che avrebbe gravato per oltre 1 miliardo sulla spalle di Benetton e soci (quasi tutte aziende del Nord o parastatali). Nei giorni scorsi il viceministro Castelli è stato pubblicamente scudisciato dall’Aiscat: ai padroni delle corsie è bastato minacciare il blocco degli investimenti nella BreBeMi e la Pedemontana che il Carroccio ha subito innestato la retromarcia ammorbidendo la norma.

E’ «un massacro sociale annunciato», commenta Nichi Vendola di Sel. Perché i dati di sistema ormai sono noti pure ai sassi: occupazione femminile al 46% (in Ue è al 60%) e disoccupazione giovanile al 29%. Precariato, bassi salari e bassa produttività sono piaghe endemiche tanto a Nord quanto a Sud. Eppure la manovra segue le orme di sempre: più tasse, meno servizi. E a pagare sono sempre gli stessi. Basta scorrere il decreto per toccare con mano la macelleria sociale che ci aspetta.

Altro che meno tasse: fisco +1%

La pressione fiscale aumenterà come minimo dell’1% (fonte Confindustria). In un paese che è già (ultimi dati Ocse del 2009) al terzo posto per il fisco (43,5%) dopo Danimarca e Svezia. Da allora la situazione è sicuramente peggiorata. La delega fiscale fantasma scritta da Tremonti quasi sicuramente decadrà. Peccato perché lì e solo lì c’era l’armonizzazione delle rendite finanziarie al 20%, una norma di equità che il Pd proverà a inserire nella trattativa.

Il grosso delle maggiori entrate verrà dai giochi (7 mld) e dal superbollo sul deposito titoli (quintuplicherà fino a 150 euro l’anno e 380 per i depositi sopra i 50mila euro). Rincari che però il governo vuole rimodulare. Solo 490 milioni invece verranno dal mini aumento dell’Irap su istituti di credito e assicurazioni. In proporzione la manovra la pagano infinitamente di più correntisti e bancari che banchieri e speculatori.

Piano per il Sud? Sotto il Po il nulla

I fondi Fas saranno ulteriormente tagliati dal 2013. In più viene decurtato di 3,6 mld il «fondo per l’economia reale» di Palazzo Chigi dedicato in gran parte al Mezzogiorno. Sulle infrastrutture inoltre si fa un gioco delle tre carte che avvantaggia solo il Nord. Tremonti cancella il «fondo per le opere strategiche» e ne crea uno nuovo («fondo infrastrutture stradali e ferroviarie»). Perché? Perché così cade il vincolo dell’85% degli investimenti al Sud. Non a caso in quel fondo le uniche opere finanziate (peraltro solo con 250 milioni, fonte Cipe- Cgil) sono il traforo del Brennero, il valico Genova-Milano e la Treviglio-Brescia.

A scuola stipendi magrissimi

«Un intervento così odioso verso settori noti per le basse retribuzioni non si era mai visto», commentano in Flc-Cgil. La manovra congela gli organici delle scuole fino al 2014 e contiene norme anti-Tar contro i ricorsi dei precari. In più, oltre al blocco delle assunzioni blocca anche gli stipendi. Così un professore di liceo avrà perso in 5 anni (2010-2014) quasi 8mila euro, un preside circa 16mila, un ricercatore 7.500, il personale tecnico e amministrativo 6.400. Ma è un calcolo per difetto: perché i rinnovi contrattuali rivalutano anche altre voci dello stipendio che restano ferme, così come gli scatti di anzianità. Un blocco che in futuro dimagrirà anche le pensioni.

Per far vedere che ci tiene, Tremonti assicura che il fondo di finanziamento (Ffo) delle università non si tocca. Certo, glissa sul fatto che dal 2012 è già stato decurtato di 300 milioni con le precedenti manovre.

Casse vuote negli enti locali

Solo oggi, a cose fatte, Tremonti incontrerà gli enti locali. In 5 anni (2010-2014) i tagli complessivi a regioni, comuni e province ammonteranno a 33 miliardi. Anche qui molta propaganda: il premio agli enti «virtuosi» sul patto di stabilità è poco più che una mancia (circa 200 milioni).

Sanità, ecco il super-ticket

In 5 anni (2010-2014) il settore ha subito tagli per 17 miliardi in personale e ed erogazioni. Dal 2012 è previsto un super-ticket fino a 10 euro sulle medicine (una norma che vale oltre 800 milioni) e sono quasi inevitabili inediti ticket sui ricoveri ospedalieri da inserire nella finanziaria autunnale.

dal manifesto del 13 luglio 2011