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Tremonti doppia truffa: né 5×1000 né giornali

Zac, tagliati i 50 milioni all’editoria nel decreto milleproroghe. Per fortuna si salvano dalle forbici di «babbo letale» Tremonti almeno le radio-tv locali. Che nella bozza uscita da palazzo Chigi perdevano anche loro 45 milioni di euro e invece in quella definitiva vengono graziate dai tagli del governo.

A conti fatti, dunque, la punizione divina tremontiana ricade solo sui 92 giornali in cooperativa, non profit e di partito. 50 milioni che l’Economia ha deciso – senza nessuna ragione finanziaria – di destinare al 5×1000 massacrato dal governo.

Tremonti riesce così in una specie di truffa al quadrato: da un lato non eroga tutti i soldi dovuti per il 5×1000 (bene che vada è un inspiegabile 3,75 per mille) dall’altro si rimangia quanto aveva giurato proprio lui (non sembrava un sosia) in parlamento non più tardi di qualche settimana fa a proposito di editoria.

Preso da un furore illogico, ha voluto cancellare perfino un po’ di soldi che aveva trovato lui stesso (non sembrava un sosia), portando il fondo editoria da 60 milioni appunto a 50. Fiche che si muovono in un tavolo da poker isterico contro un gruppo preciso e limitato di testate che va avanti da due anni tra governo e parlamento.

Un braccio di ferro che spazia su ogni provvedimento economico: finanziaria, milleproroghe, perfino la legge sul nucleare, regolamenti attuativi, corte dei conti, Quirinale, quattro commissioni del parlamento. Incurante della forma e del merito, il Tremonti diurno cancella quanto scritto e detto dal Tremonti notturno, costringendo aziende e giornalisti a fare un corso di sopravvivenza in diritto ed economia.

E’ possibile – e ci auguriamo sarà così – che anche stavolta il ministro torni a casa con le pive nel sacco. Non è un caso che Silvio Berlusconi subito dopo l’approvazione del decreto milleproroghe nel consiglio dei ministri si sia preso personalmente in conferenza stampa l’impegno di chiudere una partita così meschina dal punto finanziario ma così rilevante dal punto di vista costituzionale e politico. Non è un caso che ieri il suo portavoce e sottosegretario all’editoria, Paolo Bonaiuti, abbia annunciato la convocazione per il 10 gennaio (prima dell’apertura delle camere) l’immediata convocazione di un tavolo di confronto con ordine dei giornalisti, Fnsi, associazioni di categoria e stampa parlamentare per risolvere la «querelle» già al senato durante la conversione del decreto con un emendamento ad hoc. Per far capire meglio l’antifona, palazzo Chigi fa sapere che «sarà fissato in quei giorni anche l’incontro promesso dal presidente del consiglio con le associazioni dei giornalisti nella conferenza stampa di fine anno».

Tornando al milleproroghe, il decreto è arrivato ieri in senato (scelta che prelude a un controllo ferreo da parte dell’esecutivo) e non è ancora stato trasmesso alla commissione competente. Tradizionalmente viene assegnato alla commissione Affari costituzionali, dove però Pdl e Lega non hanno più la maggioranza. L’esame dovrebbe cominciare comunque dopo la pausa per le feste e cioè dal 12 gennaio. Secondo alcune indiscrezioni però il decreto potrebbe essere smistato in commissione Bilancio, dove Tremonti ha i numeri per decidere se e cosa fare.

Segno più evidente di una maggioranza allo sfascio e che si complica la vita da sé in una faida interna che arriva fino ai piccoli provvedimenti non ci potrebbe essere.

Fuori dal parlamento intanto la resistenza non molla un centimetro. Non c’è natale, capodanno o festa che tenga. Ancora ieri pomeriggio il «comitato per la libertà e il diritto all’informazione» ha fatto il punto sul da farsi in una conferenza stampa alla camera. Fnsi, Cgil, Stamparomana, Articolo21, Mediacoop, testate interessate ma anche associazioni del cinema e della cultura, parlamentari come Vincenzo Vita (Pd) e Francesco Barbato (Idv) concordano ormai sull’analisi della situazione e sul da farsi. «Lo scippo con destrezza» di Tremonti (la definizione è di Franco Siddi, segretario Fnsi) non riguarda solo l’editoria.

«In tutti i provvedimenti di natura economica si consuma una gravissima sottovalutazione del valore della cultura, della conoscenza e dello spettacolo – si legge nel comunicato congiunto delle decine di sigle del comitato – questa situazione di incertezza su ogni singolo provvedimento non può più continuare.
Da oltre dieci anni il parlamento e i vari governi non sono riusciti a mettere un punto fermo e varare una riforma del settore.
Il risultato di questo fallimento della politica è il mantenimento degli sprechi, di assurdi privilegi, l’opacità nell’erogazione di risorse pubbliche e l’affossamento di risorse importanti e di un valore culturale inestimabile che, con mille sacrifici, continuano a raccontare la società italiana in tutte le sue sfumature.
L’informazione italiana è malata. Lo dicono tutti gli indicatori economici e lo denunciano diverse agenzie e istituzioni anche internazionali».

La fase difensiva perciò è necessaria ma non più sufficiente. «Sfidiamo Tremonti sul rigore», annuncia Roberto Natale (Fnsi). Il comitato è riunito in permanenza «finché non sarà trovata una soluzione definitiva» e proporrà «di propria iniziativa entro gennaio alle istituzioni, alle forze politiche e sindacali, alla stampa e all’opinione pubblica una proposta di riforma equa e trasparente che garantisca certezze alle aziende interessate, qualità, indipendenza e pluralismo nell’informazione e risparmi allo stato».

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 31 dicembre 2010