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Bar Condicio

Travaglio tra pazzi e subumani (che caduta di stile)

“Nel manicomio organizzato che per comodità chiamiamo politica, la follia passa inosservata perché i matti, come è noto, non la notano. E chi dovrebbe notarla, cioè i medici e i paramedici che ogni giorno stilano le loro cartelle cliniche credendosi giornalisti, è troppo contagiato dalle loro turbe perché si sente parte della stessa specie subumana”. Marco Travaglio.

E’ giornalismo questo sparare nel mucchio con frasi offensive che manco nei peggiori bar? Politici e giornalisti sono matti e subumani. La schifezza del genere umano insomma. Detto da un giornalista politico non è male. E non c’è alcun paradosso, nessuna discrasia, perché chi scrive è Marco Travaglio, allievo di Montanelli (per fortuna non l’unico), simbolo della libertà d’espressione, nemico giurato di Berlusconi e da un po’ anche del Pd e di Renzi. E, a dirla tutta, anche della sinistra. Un poco meno, ma solo un poco, della destra. Per non parlar del centro. Insomma, molti nemici molto onore, come diceva un personaggio tristemente passato alla storia. Ma amico di Grillo, un vate del Vaffanculo. Si son trovati. Come si dice? Dio prima li fa e poi li accoppia. Un connubio mediatico politico che ha permesso a Travaglio di sopravvivere alla caduta del suo principale antagonista, l’ex Cavaliere. Questo illustre fustigatore della politica e dei suoi vizi (a senso unico) ricorda un po’ Alberto Sordi nel marchese del Grillo quando dice ‘Io so’ io e voi non siete un cazzo’. Chapeau. E’ proprio così. Travaglio non è solo un giornalista molto apprezzato, con un suo pubblico, è un simbolo. E’ il ‘maitre à penser’ degli incazzati, della pancia. Non si discute. Si ama. Anche quando scrive cose banali e scontate (sparare ad alzo zero sui politici è sempre stato facilissmo, oggi ancora di più) mascherate dall’ironia. Perché il leader non si critica. Si segue. A noi! Anzi, a voi, noi cerchiamo di meglio. Il manganello mediatico non ci piace proprio.

Ps. Sono giornalista. Ero al vertice come portavoce. Non credo di essere pazzo, semmai un po’ folle. Non accetto di essere definito subumano, neanche come uno tra mille di una categoria. Cin