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Quinto Stato

Traduttori e autori riammessi alla fiera dell’editoria Più Libri Più Liberi

libri liberi

Hanno fatto rete. E hanno vinto. Chi sono i traduttori che si auto-organizzano, creano nuove forme di mutualismo e fanno coalizione con il sindacato? Perché il loro modello è preferibile all’ideologia dell’autore che domina nell’università, nell’industria culturale e nella società

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Hanno fatto rete, hanno realizzato un tweetstorm colpendo a ripetizione l’account della fiera, hanno sensibilizzato con mail, lettere, telefonate i colleghi, i simili e i lontani.

E hanno vinto.

Sono i traduttori, gli illustratori, gli autori che hanno ottenuto dalla fiera della piccola e media editoria Più Libri, Più Liberi di Roma (dal 4 all’8 dicembre) il riconoscimento di ope­ra­tori pro­fes­sio­nali con diritto all’accredito.

La storia l’ho raccontata qui: Sei un autore? A Roma vali meno di un biglietto

Il loro ruolo è quello di “assi por­tanti della filiera del libro”. E potranno accre­di­tarsi come “visi­ta­tori pro­fes­sio­nali”, alla sola con­di­zione di aver tra­dotto un libro negli ultimi 5 anni (o tra­durlo al momento)

Traduttori, epifania del quinto stato

Questa storia romana, terminata con un successo, è un piccolo concentrato di questioni. In primo piano ci sono i traduttori. Quelli del network Biblit, professionisti che da anni si coordinano in rete, discutono e – come in questo caso – intervengono, prendono parola. Un esempio di politica in rete che, talvolta, riesce a incidere. Si tratta di una realtà informale, molto presente,che manifesta una grande capacità di aggregazione e protesta collettiva.

Poi ci sono i traduttori e le traduttrici di Strade, un sindacato affiliato a Slc-Cgil, che rappresenta da anni un’epifania della politica del quinto stato.

Di loro abbiamo già parlato nei nostri libri La furia dei cervelli e Il Quinto Stato. E poi in inchieste, interviste e altri approfondimenti. Strade ha creato la convenzione socio-sanitaria “Elisabetta Sandri” per lavoratrici e lavoratori indipendenti i cui diritti sociale fondamentali non sono riconosciuti dallo Stato sociale. Diritti come la malattia, la tutela contro infortuni, la previdenza, o la maternità.

Siglando un patto con la società di mutuo soccorso Insieme Salute, previo versamento di 246 euro annui, Strade ha mostrato la strada per la creazione di un nuovo mutualismo in chiave universalistica, e non sostitutivo del Welfare. Se lo Stato non pensa a te, basta lamentarsi. Bisogna auto-organizzarsi a partire dalle esigenze della propria vita e di quella dei propri simili. La parola è: solidarietà.

Sempre partire da sé e procedere in coalizione

Insieme alle altre sigle dei traduttori, dei redattori come Rerepre, dei dialoghisti cinematografici, Strade ha spinto il sindacato Slc-Cgil a introdurre nel “contratto ponte” sui grafici ed editoriali la garan­zia dell’assistenza sani­ta­ria inte­gra­tiva e il com­penso minimo. Pro­prio come i dipen­denti e i parasubordinati. E’ uno dei primi casi in Italia in cui i lavoratori indipendenti riescono a introdurre in un contratto nazionale elementi significativi per migliorare la loro condizione.

Un risultato ottenuto non con il piagnisteo, ma con l’auto-organizzazione e un nuovo metodo nell’interlocuzione con il sindacato. i soggetti organizzati del lavoro indipendente/precario/autonomo/intermittente iniziano a capire come presentarsi e a ottenere diritti in un mondo che non li contempla. Il percorso è in salita, ma una cosa è certa: la politica si fa partendo da sé, dalle proprie condizioni, creando coalizioni dal basso, anche con il sindacato.

L’ideologia dell’autore

Poi c’è un terzo aspetto di cui eFFe parla in questo articolo: Che cos’è un autore. Sulla vicenda più Libri più liberi. Quello degli autori, appunto.

eFFe va al sodo: non è un caso che siano stati i traduttori, nel quinto stato i più organizzati e politici nel segmento del lavoro editoriale. Gli autori – intesi sia come scrittori, sia come poeti da una silloge ogni 10 anni o come i fisici teorici – non si sono fatti troppo sentire. Anzi, forse non se ne sono nemmeno accorti di questa vicenda.

Il loro problema è quello tradizionale per l’intellettuale-letterato italiano: la scrittura non è un mestiere come il fabbro o il tornitore. E’ un’attività esoterica e magica, auratica, che sta nella torre eburnea e ha bisogno di una santificazione sociale in quanto opera eccezionale.

Quasi che fosse l’opera di Dio, non quella materiale dell’esercizio di un intelletto, di uno stile, di una sintesi culturale complessa. Insomma di un lavoro che si fa insieme ad altri, per altri, in un’industria, su un mercato, dentro una società, nel conflitto tra i discorsi, gli stili. Alla ricerca di un’egemonia, oppure replicando una subalternità.

Della critica a questa ideologia ci sono pagine illuminanti scritte per tutto il secondo Dopoguerra, in particolare contro il crocianesimo dominante nelle università. Lo stesso che permane nelle università e soprattutto nell’industria editoriale e nelle pagine culturali dei quotidiani. E’ l’ideologia dell’autore.

L’azione dei traduttori (e come loro molti altri soggetti organizzati in nodi) può incrinare questa ideologia. Non in direzione di una riscoperta di un orgoglio del mestiere (per carità, c’è anche questo), ma verso la creazione di una coscienza allargata di ciò che noi siamo insieme. Al di là della divisione del lavoro, della gerarchia, o dei ruoli imposti dalla produzione. Non c’è un individuo eccezionale, ma un’attività costante che compone un’opera comune.