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Tra stadio e realtà. Il tifo nell’era biometrica.

[Un sincero grazie a Daniele P. per averci consigliato fonti e link]

Mentre la città accaldata comincia a svuotarsi, a pochi giorni dall’inizio della stagione calcistica, da Roma arrivano delle novità importanti in materia di ordine pubblico e quella che chiamano sbrigativamente sicurezza. Ieri pomeriggio si è diffusa in un battibaleno la notizia che il nuovo pacchetto di misure di videosorveglianza per la prossima stagione calcistica avrebbe previsto il rilevamento delle impronte digitali dei tifosi romani: una novità introdotta dalla Prefettura romana e che avrebbe riguardato solo lo Stadio Olimpico, da molti assunto a “laboratorio” per i nuovi dispositivi di controllo. A poche ore da questo lancio Ansa, la Prefettura ha precisato che «il meccanismo di rilevamento biometrico per l’accesso allo Stadio Olimpico predisposto dal Coni non prevede alcun rilevamento delle impronte digitali», lasciando quindi intendere che tutto si risolverà nella classica schedatura all’ingresso del tornello attraverso le telecamere e un software che, come riportato stamane dal Corriere della Sera, sarà gestito dagli «operatori di una società che ha collaborato con il Coni e che ha sviluppato il software di controllo dei dati biometrici di chi accederà allo stadio».

Stamattina la AS Roma, per bocca del suo responsabile della biglietteria Carlo Feliziani intervenuto sulla radio ufficiale del club, ha affermato che «non cambia nulla rispetto allo scorso anno» e che «i controlli biometrici sono per le misure antiterrorismo». In questa maniera Feliziani ammette che i tifosi della Roma non sono stati informati lo scorso anno che sarebbero stati filmati e tracciati, e che l’unico stadio “sensibile al terrorismo in Italia” è quello romano (che è guarda caso l’unico stadio di serie A gestito dal Coni). Evidentemente a lui avranno anche detto che ad esempio Torino, Napoli, Milano o Firenze non sono “in pericolo”. Senza contare, naturalmente, i tanti tifosi giallorossi che già durante la fine dello scorso campionato avevano iniziato a sottoscrivere gli abbonamenti per la stagione ventura a scatola chiusa, speranzosi non solo (e non tanto) che la questione-barriere avesse potuto trovare un epilogo migliore di quello confermato ieri, ma anche che non ci sarebbe stato un inasprimento delle misure di controllo per accedere all’Olimpico. Quindi tutto apposto? No, per niente, perché il problema rimane. A dire il vero dell’introduzione della biometria per l’entrata ai cancelli dello stadio si parlava già la scorsa estate e oggi le cronache dei nostri giornali parlano di una “trattativa con il garante della privacy durata un anno”. Lo stesso garante che sui controlli a distanza nei luoghi di lavoro (jobs act dixit) ha dovuto piegarsi ai voleri del governo non sembra la persona più affidabile per “garantire garanzia” in materia.

Torniamo però alle precisazioni della Prefettura di ieri che passano la palla al Coni. Secondo quanto appreso oggi dai nostri quotidiani, il servizio sarà affidato a una società esterna che tratterà i dati per conto della Questura e li cancellerà dopo 7 giorni. Ma quale è la società che si occuperà di gestire questo vero e proprio database? Ad oggi non lo sappiamo, ma ci sono degli elementi su cui possiamo provare a riflettere.

Nel comunicato diramato ieri dalla Prefettura di Roma, a seguito della riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica dedicata “all’esame delle misure adottate per consentire lo svolgimento in piena sicurezza della stagione calcistica 2016–2017”, si legge che a proposito dell’ “Accordo di programma per la migliore fruibilità dello Stadio Olimpico agli spettatori” (9 febbraio scorso, si può leggere QUI), «il CONI Servizi ha condiviso con il Comitato le iniziative sviluppate in questi mesi per migliorare sensibilmente le dotazioni tecnologiche dell’impianto, dall’installazione di nuove telecamere di videosorveglianza al potenziamento dell’illuminazione dello Stadio e del Parco del Foro Italico» (QUI). Cos’è il Coni Servizi si può leggere nell’omonima pagina web (QUI); quello che ci preme evidenziare è che lo scorso 24 giugno questa partecipata del Ministero dell’Economia e braccio operativo del Coni ha indetto un bando per la Ricerca partner commerciale per la categoria merceologica “Soluzioni di videosorveglianza per impianti sportivi o manifestazioni sportive e strumenti di supporto alla sicurezza in occasione di manifestazioni sportive”, con scadenza 6 luglio per la presentazione delle candidature e 30 giorni entro cui prendere in considerazione le proposte pervenute. È possibile sapere quale delle proposte pervenute è risultata idonea alle esigenze della Coni Servizi? È possibile sapere se nell’incontro di ieri i rappresentanti di Roma e Lazio sono stati messi al corrente di tutto o se questi passaggi erano stati fatti precedentemente, ad esempio intorno al 24 giugno (giorno dell’indizione del bando) o ancora prima (ad esempio a ridosso dell’inizio della campagna abbonamenti)? Sono semplici domande, sono ipotesi di ragionamento, che non hanno velleità di rivelare verità o sentenziare sull’operato della società calcistica, sia chiaro. Ma è anche un modo per provare a riflettere a voce alta, in un momento di forte esasperazione di una tifoseria vessata in lungo in largo da misure e pretesti che ogni volta sembrano necessari, improrogabili, indispensabili affinché si possano “riportare le famiglie allo stadio”. Quelle stesse famiglie che l’anno scorso hanno scelto il divano di casa, il pub o la radiolina anni 80 pur di evitare la liturgia domenicale dei mille controlli in mille file diverse. Ma probabile che tra i tanti interessi messi in campo non ci siano questi ultimi bensì l’ennesimo business legato al controllo e alla sicurezza che vede nei privati i principali partner dei governi (Frontex dixit).

A noi non sembra comunque un modo di procedere corretto, ma si sa “il laboratorio stadio” non prevede un codice di condotta onorevole. Al momento queste sono le sole informazioni che sappiamo, non ci è dato sapere altro eppure è un argomento di un’importanza profonda, un precedente importante in materia di ordine pubblico negli stadi. Misure che neanche negli aeroporti vengono adottate. Qualcuno dice che attraverso questo sistema si possono individuare terroristi che provano ad entrare negli stadi, sovvertendo il fatto che – volto o no – esistono 3 filtraggi e 3 perquisizioni prima di accedervi – oltre al fatto che la Questura afferma che “serve per individuare i violenti” o spesso semplicemente gli indesiderati o chi non ha un comportamento “consono al contesto”.

Una cosa però vogliamo dirla. Implicitamente tutti questi personaggi che oggi parlano con naturalezza di controlli biometrici e del fatto che non sposti nulla allora dovrebbero almeno avere il candido pudore di ammettere che questi 10/15 anni di videosorveglianza, tessere del tifoso, biglietti nominali, tornelli e quant’altro hanno fallito. E questo navigare a vista facendo a gara a chi la spara più grossa ne è la conferma.