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Poltergeist

Tra motivo, “motive” e motivetto

I primi 10 secondi della %a di Beethoven – partitura per i primi 8 strumenti.

I primi 10 secondi della V sinfonia  di Beethoven – partitura che include solo i primi 8 strumenti.

Probabilmente la differenza profonda tra la musica leggera e quella che chiamiamo musica classica sta nel modo in cui si servono dei motivi. Il motivo, quella serie di note che compongono una struttura facilmente comprensibile, distinta e, per quanto possibile, memorabile, si mostra con estrema chiarezza in una canzone: in effetti, una canzone è il modo più semplice ed efficace di esprimere un motivo, senza confusioni né ombre, senza complicazioni né distrazioni. La musica classica, invece di mostrare un motivo, tende a rappresentare cosa un motivo sia veramente, usa cioè quante più sfumature possibile, quante più ombre, distrazioni, divagazioni sterniane per eviscerare il senso profondo di quella serie di note. Così come, dunque, ci si appassiona a una canzone, un pezzo di musica classica invece lo si ama. La canzone ispira tutta una serie di emozioni primarie, semplici, forti, ed è per questo che è proprio durante l’adolescenza, quando si è preda di sentimenti estremi, che le canzoni diventano una delle cose più importanti, e influenti, nella nostra vita, ed è per questo che la musica classica ha abbracciato sempre più il motivo puro e semplice – invece della sua elaborazione – durante il romanticismo e poi nel tardo ottocento, quando il pensiero e l’azione in Europa erano incarnati dai giovani, dai turbolenti che hanno poi portato a moti insurrezionali, rivoluzioni e grandi guerre.

Partitura di un'intera canzone del musical "The Man of La Mancha"

Partitura di un’intera canzone del musical “The Man of La Mancha”

La differenza tra un film d’autore e un telefilm è probabilmente la stessa che corre tra la musica classica e la canzone. Il film d’autore indaga, divaga, elabora un tema; il telefilm espone un motivo puro e semplice – e spesso lo ripete senza annoiare, e spesso i telefilm espongono uno stesso motivo senza annoiare il pubblico. E così continuiamo ad ascoltare canzoni anche dopo decenni dalla nascita del pop – che ha una semplicissima struttura in 4/4, l’uso di pochissimi strumenti e la restrizione a una lunghezza tra i 3 e i 6 minuti – e continuiamo ad ascoltare avidamente una canzonetta per centinaia di volte, ci sediamo a guardare un procedural qualsiasi che somiglia a tanti altri procedural, affascinati, rapiti da un semplice motivetto di poche note. È comprensibile allora che i telefilm diano dipendenza (è un fenomeno che gli psicologi stanno studiando da qualche anno quello dell’ossessione per le serie televisive), mentre i film d’autore no. Da un film d’autore sentiamo il bisogno di distaccarci e di elaborare autonomamente la complessa trama che ci è stata presentata e a volte riflettere a lungo per scoprire quale fosse il motivo o il tema celato sotto una tale struttura. Questo non accade con i telefilm, che invece sbandierano tanto apertamente il tema che non sentiamo il bisogno di allontanarci e riflettere: è tutto lì, davanti ai nostri occhi e non dobbiamo fare altro che star fermi e lasciare che il motivetto ci faccia compagnia.

  • luca celada

    The “Hook”…..

  • Nefeli Misuraca

    Eheh, sì.