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losangelista

Toronto: La confessione di Bruce Springsteen

I documentari musicali sono una costante del festival a Toronto; solo nell’ultimo paio d’anni  ricordiamo I’m Your Man su Leonard Coen e It Might Get Loud – l’ode alla chitarra elettrica di Davis Guggenheim con Jack White, The Edge e Jimmy Page. Quest’anno il rocker di turno e’ il Boss di cui parla The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town. Come suggerisce il titolo, il film di Thom Zimny e’ il “behind-the-scenes” della registrazione dello storico disco seguito a Born to Run che aveva lanciato il bardo blue-collar di Asbury Park e la sua E Street band nella stratosfera del rock. Un’opera di documentazione filologica grazie ad un apparente esaustivo archivio audiovisivo girato durante le studio session in un video d’annata sgranato a scolorito. Quello che manca in definizione e’ pero piu’ che compensato dallo sguardo candido sul processo artistico e quella che puo’ solo essere descritta come ossessione creativa che consuma un ventisettenne Springsteen che, dopo il megasuccesso di Born to Run attraversava una crisi dovuta al contenzioso divosrzio legale col suo primo manager e  produttore. Darkness segnava insomma un momento critico di ripresa creativa e allo stesso tempo doveva costituire un passo oltre gli anthem giovanili che gli avevano regalato il primo grande successo. Sullo schermo, accompagnati dal commento e dai ricordi del Bruce odierno, c’e’ la vulcanica creativita’ e la lotta di un artista che cerca di distillare – come dice nel commento – una sua voce adulta, un processo che lo portera’ ad essere l’autore delle ballate proletarie costruite come piccoli road-movie che ne hanno caratterizzato l’opera. L’impressione dell’anima cinematica delle  sue canzoni costruite come microsceneggaiature e’ daltronde confermata dallo stesso Springsteen che  parla ripetutamente di  “sound pictures”, di immagini sonore, come concetto guida del suo modo di  comporre. Stevie Van Zant e gli altri concorrono da comprimari attivi alle registrazioni che si potrassero in studio per imprecisate settimane, mentre la n band cercava di scarnificare un nuovo sound fino  all’osso, rendendolo piu’ duro e piu’ “narrativo” al contempo; come dice lo stesso Boss, un momento che lo vede collegarsi sia al punk che al country. Session che videro uno Sprignsteen al massimo delle facolta’ creative comporre una settantina di canzone da cui vennero scelte appena una dozzina per il disco. Fra i momenti piu’ memorabili di questo confessionale radiografico dell’artista al lavoro ci sono la rievocazione di come una delle composizioni scartate venne passata a Patti Smith per diventare col suo contributo Because the Night e un sequenza di improvvisazione/cazzeggio al piano di Bruce e Van Zant. Un film che dribbla il rischio dell’agiografia retrospettiva e che,  pur presumibilmente nata da un progetto commerciale preciso (almeno a giudicare dal numero di discografici Sony presenti in citta’), e’ un documento affascinante.

  • nella

    inesauribile creatività, proprietà di accumunarci tutti in un solo blood brother o sister, modestia e simpatia, comunicativa e vigore…..a quando un altro personagggio di questo tipo?