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losangelista

Toronto Film Festival 1: il ritorno di Alexander Payne

Alexander Payne e George Clooney

“Benevenuti al George Clooney film festival” e’ stata la battuta di Alexander Payne sul palcio dell’Elgin Theater per presentare il suo Descendants al pubblico del festival di Toronto. Il riferimento alla presenza apparentemente ubiqua di Clooney, appena reduce da Venezia e Telluride e qui sia col proprio rutilante Ides of March che con il “pacato” film di Payne di cui e’ protagonista. Payne da canto suo rompe un silenzio di autore che durava  da Sideways, da allora il regista e’ stato attivo perlopiu’ come produttore di progetti “indie” di qualita’ come Savages, King of California, la commedia post-apatowiana di quest’anno Cedar Rapids e la serie tragicomica  per il cable Showtime  (“Hung”)  su un professore di educazione fisica sottocupato che sbarca il lunario come gigolo a  Detroit. “La gente dice Hawaii, e pensa al paradiso. Cosa credono,  che non abbiamo gli stessi guai di tutti? Che siamo immuni alla vita?” cosi’ ci apostrofa nel film Matt King il protagonista  di Descendants, Clooney apunto. Cornice della storia e’ una Hawaii ordinaria, del tutto sprovvista di glamour o suggestione da cartolina, sovrastata da cieli grigi e acquazzoni  che inzuppano una periferia replicante pur coi suoi giardini rigogliosi (“non avevao mai visto un film in cui Honolulu fosse trattata da grande citta’ americana qual’e’” ha spiegato Payne in conferenza stampa). E’ qui  che si muove King, avvocato immobiliare incaricato di liquidare i terreni di famiglia e alle prese con le figlie: bambina recalcitrante e teenager in crisi, e la moglie,  in coma in seguito ad un incidente nautico.  La rivelazione postuma di un tradimento coniugale getta in ulteriore scompiglio la sua vita pericolante a rischio decostruzione. Payne e’ stato raffinato satirista politico e di costume in opere come Citizen Ruth,  sul movimento antiabortista, e Election,  sulle ambizioni studentesche di una High School americana. Nei suoi film migliori, Sideways ma anche e soprattutto About Schmidt,  il regista  fotografa un quotidiano che sconfina nell’assurdo ai margini, disegnando ritratti “in miniatura” di piccole vite alla deriva in una normalita’ patetica ma che a sprazzi, nei momenti di disequilibrio, rivelano i loro misteri buffi. Qui Payne trasforma le isole paradisiache in cornice prosaica  per una storia intima e minimalista sullo sfondo di paesaggi  suggestivi ma intenzionalmente svuotati della bellezza iconografica – un’operazione che giova anche al personaggio di  Clooney che da quella che diremmo la migliore interpretazione della sua carriera di attore.

  • William

    Grazie dell’articolo su “The Descendants”. Fa il paio con quello su I”Ides of March”, in qualche modo. Una piccola correzione parossistica: “Hung” e’ su HBO.

  • http://lucacelada.com Luca Celada

    Hai assolutamente ragione, cosi’ imparo a guardare i numeri sul telecomando.

    LC