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losangelista

TORONTO FESTIVAL

“Toronto e’ una citta’ che ha passione naturale per il cinema, e’ stato evidente fin dal primo anno in cui abbiamo inziato il festival e da allora e’ stato sempre un piacere portare i film a questo pubblico”. Parla Piers Handling direttore del festival che, nella metropoli dell’Ontario, quest’anno celebra un anniversario e l’affermazione, in 35 anni di attivita’,  come uno dei tre immancabili festival mondiali con Cannes e Venezia. Appuntamento sempre piu’ imprescindibile quindi per distributori e “buyers” in cerca di novita’, vetrina e trampolino di lancio nordamericano per film indie, commerciali e quelli che sfruttano la posizione strategica alla vigilia dell’award season per lanciare campagne oscar. Il merito maggiore del festival e’ comunque quello di essere riuscito a stabilire per davvero  una festa corale del cinema, una kermesse attorno a cui si stringe  con entusiasmo la citta’ esuberante e multietnica, che si incolonna festante in code che fanno il giro dell’isolato per la possibilita’ di un biglietto. Una festa del cinema  vera, al di a della retorica e degli slogan che circondano altrri festival, che perdipiu’ e’ del tutto libera da cerimoniali politici e istituzionali e ancora caratterizzta da una innocenza diremo tutta canadese che ne fa l’opposto diametrico di manifestzioni mondane e snob come Sundance. Una boccata d’aria fresca insomma che quest’anno nella corsa alle esclusive, inevitabile in un calendario internazionale sempre piu’ affollato di manifestzioni, ha portato a casa un buon numero di prime mondiali. Fra queste 127 Hours di Danny Boyle, che gia’ qui due anni fa aveva presentato il suo Slumdog Millionaire. E’ la storia vera di un escursionista (interepretato da James Franco) rimasto intrappolato in un crepaccio nel deserto che per salvarsi  deve prendere una decisione inimmaginabile. Tom Hooper, un altro regista inglese habitue’ di Toronto, e’ presente con  The King’s Speech con Colin Firth, Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter, le cui proiezioni qui hanno confermato le prime reazioni provenute  la scorsa settimana da Telluride: film e protaginisti sono gia’ favoriti da oscar. Robert Redford ha mostrato ieri  il suo Conspirator e la programmazione l’11 settembre non e’ stata casuale per un film che racconta i processi sommari e la deriva autoritaria seguita ad una altra “emergenza nazionale” americana, l’assassinio di Abraham Lincoln. Altra attesa anteprima quella di Hereafter l’ultimo lavoro di Clint Eastwood, una meditazione sulla mortalita’ e specificamente sull’aldila dall’ottantenne, infaticabile regista.  Piu’ nuovi documetari di  Werner Herzog ed Errol Morris e uno su Bruce Springsteen che verra’ pubblicamente intervistato da Edward Norton.