closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

TORONTO: Argo – la fantasia e il potere

Uno dei flussi che attraversano questo festival sono i film prodotti e diretti da attori, con prime prove da registi di nomi come  Dustin Hoffman, Billy Bob Thornton, sintomo indubbio anche della crescente ascedenza degli attori nelle geometrie produttive di Hollywood. Del gruppo e’ anche Ben Affleck anche se lui aveva dato gia’ ampia prova di un talento autoriale con The Town. Al festival quest’anno ha portato Argo, che inizia con una ricapitolazione della tribolata storia iraniana nel secolo americano: petro-colonizzazione, elezione di Mossadeq, la nazionalizzazione degli interessi petroliferi angloamericani, il golpe attrezzato dalla CIA  per installare Reza Pahlevi e il regno di terrore istaurato dalla sua Savak fino alla rivoluzione khomeiniana e le convulsioni islamiste. Il dolly d’apertura carrella sui cancelli dell’ambasciata americana assediata dai Pasdaran poco dopo la caduta dello Shah nel 1979. La folla inferocita sfonda e prende in ostaggio i diplomatici che rimarranno prigionieiri per un anno e mezzo – non prima pero’ che un gruppo di sei americani riescano ad eludere la cattura rifugiandosi nella residenza dell’ambasciatore canadese.  A Langley gli analisti della CIA fanno autocritica per la mancata analisi di intelligence e autocritica politica (“cosa ci apsettavamo siamo stati noi  a sovveritre i loro governi per primi”), forse un po’ troppo per essere credibile, ma abbastanza per chiarire la lettura smaliziata di Mr. Affleck e bialnciare forse la celebrazione patriotica che segue. Si pensa a come  estrarre i sei fuggiaschi sotto il naso delle guardie rivoluzinarie e passa quella piu’ balzana: fingerli una troupe canadese di un film di fantascienza  a sfondo mediorientale per  farli uscire dal paese. Storia scarsamente verosimile che rimanderebbe al genere spionistico demenziale che ha prodotto film piu’ (Confessioni di una Mente Pericolosa) o meno (Gli Uomini che Fissavano le Capre) felici, con la particolarita’ pero’ di essere vera.  L’agente CIA Tony Mendez   (Affleck) fu effettivamente incaricato di questa bizzarra operazione della CIA per salvare i 6, attribuendo poi il tutto ai servizi canadesi provocando la revoca delle credenziali diplomatiche del Canada in Iran per otto anni. La ricostruzine della cronaca iraniana dell’epoca e’ filologica e assai efficacemente diretta da Affleck come particolarmente colorito e’ il ritratto della Hollywood che all’epoca venne coinvolta. Per rendere verosimile il tutto la CIA finanzio’ la  preproduzione fasulla di un ipoteteico film intitolato appunto Argo, promuovendolo  a mezzo stampa  e arruolando cast, produttori e effettisti. E’ la componente comica, satira affettuosa del business popolato di personaggi come  il mago del make-up John Chambers (John Goodman), il produttore scalcinato Alan Arkin e l’agente letterario (Richard Kind) le scene fra questi ultimi due maestri caratteristi da sole valgono l’ammissione. Un film di un operazione in cui la CIA usa la finzione hollywoodiana per ottenere risultati concreti sul campo, interessante da contemplare anche alla luce delle recenti “declassificazioni” che hanno rivelato un folto fascicolo FBI su Ray Bradbury, sorvegliato dal governo maccartista, sospettoso di una vena potenzialmente antiamericana nelle fiction ‘troppo distopiche’ dell’autore. Il rapporto del potere con la fabbrica dell’immaginario sulla West Coast dopotutto e’ una relazione pericolosa sin dagli albori e tuttora, soprattutto in era post 11 settembre quando sono diventati normali gli inviti del governo e perfino incontri fra “consulenti” federali  e produttori, per caldeggiare “contenuti positivi”. Affleck celebra un istanza di contaminazione “benevola” fra i due mondi, omaggiando la propria industria  e mettendo in prospettiva le effettive interferenze geopolitiche americane dell’epoca. A questo proposito il film invita  invevitabili paralleli  con l’attuale “crisi” iraniana, del tutto artefatta completa di guerra cibernetica gia’ in pieno e segreto svolgimento (vedi stuxnet). Tanto per ribadire che comunque viviamo ancora nella stessa storia,  ieri, il giorno della prima, il Canada ha annunciato una nuova chiusura della propria ambasciata  a Tehran a causa di condizioni di isufficenti garanzie di siurezza e l’espulsione di tutti i diplomtici iraniani.