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losangelista

TORONTO 4: Hyde Park on Hudson – gli abiti del presidente

E’ l’estate del 1939, nuvole di guerra di addensano sull’Europa e l”America stenta ancora a uscire  dalla morsa delle depressione; entrambe le cupe realta’  sembrano molto lontane da Hyde Park on Hudson, l’idillica residenza di Franklin Roosevelt nella bucolica Hudson Valley di New York. Il film racconta i prodoromi di una visita reale – la prima dei sovrani inglesi in  terra americana – nella villa del presidente del new deal. FDR costretto sulla sedia a  rotelle, all’automobile o nelle braccia di un inserviente per spostarsi, ha le sembianze di Bill Murray in una performnce che ha buone probabilita’ di prenotare, assieme a Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix di The Master, una nomination al prossimo oscar,  data la propensione dell’academy a favorire ruoli storici. La stampa che segue il presidente nel ritiro di campagna si attiene rigorosamente alla direttiva che vieta di ritrarre il capo dello stato altro che seduto, per non rivelare pubblicamente la menomazione ereditata dalla poliomielite. Ma il film di Roger Michell, in questo dietro le quinte, restituisce un FDR attorniato da una menagerie femminile composta dalla madre imperiosa,   Eleanor, la moglie antesignanamente progressista e lesbica, la segretaria, una cugina di quarto grado e una esponente della buona societa’ newyorchese, queste tre ultime tutte  amanti a turno di un uomo che nell’interpretazione di Murray e’ alternatamente accudito e conteso dalle sue donne fra la compiacenza sia di alleati che nemici politici e la sottesa complicita’ della stampa (solo J Edgar Hoover giunse a ipotizzare il ricatto – e solo per le “propensioni innaturali” di Eleanor). Spregiudicatezza di una nazione moderna diamine, come constatano al loro arrivo, abbastanza scandalizzati,  il re e la regina, Sono Elisabetta e  Giorgio VI  (lo stesso sovrano balbuziente interpretato da Colin Firth ne Il Discorso del Re, savolta e’ Samuel West). Il film di Michell e’  la controparte di quel film in quanto agiografia del contemporaneo presidente americano che, in mezzo alle manovre che sfiorano la farsa da boudoir,  finisce per rivelarsi all’altezza della storia rassicurando il giovane re venuto a chiedere l’intervento in guerra dell’alleato e vincendo nel giro di un paio di anni le resistenze degli isolazionisti (nella semplificazione  del film, anche grazie al provvidenziale hot dog che fa ingerire al re davanti ai fotografi). Ha tempo anche per consolare re Giorgio riguardo il difetto di dizione (ormai la balbuzie piu’ celebre del ventesimo secolo) “la gente non vuole conoscere le nostre debolezze” spiega.  Per lui fu  cosi’,  e non solo a proposito delle gambe;  lo stesso per quell’altro iconico presidente-lotario, John Kennedy. Vallo spiegare e Bill Clinton che per molto meno dei predecessori ha rischiato l’impeachment…