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Napoli centrale

Torna RadioSiani, frequenza anticamorra

Riprendono le trasmissioni della Radio intitolata a Giancarlo Siani, il giornalista del quotidiano Il Mattino ucciso in un agguato di camorra il 23 settembre 1985. Un’avventura singolare, quella di Radiosiani nata 24 mesi fa ad Ercolano, nell’abitazione confiscata al boss Giovanni Birra, tra pareti schermate, bagni d’oro zecchino e rubinetteria numerata. Oggi, nel giorno del secondo compleanno della frequenza per la legalità, il gruppo di giovanissimi volontari torna presentando un nuovo palinsesto e una nuova direzione, quella di Amalia De Simone. Come prima mossa del nuovo corso la giornalista, autrice tra l’altro di molte inchieste per la Rai, ha già chiesto al Tribunale di Napoli di poter seguire e mandare in onda i più importanti processi di camorra del territorio. “Avevo tentato di dissuaderli dall’affidarmi la direzione del progetto – spiega la De Simone che ha conosciuto il gruppo durante un servizio girato per Linea Notte – ma alla fine mi sono lasciata coinvolgere dal loro entusiasmo perché mi hanno fatto capire che questo non è un impegno eroico, ma civile”. L’emittente per il momento viaggia solo sul web (www.radiosiani.com), ma potrebbe presto sbarcare in etere con l’aiuto del consorzio Sole e della fondazione Polis presieduta da Paolo Siani. Il fratello del giornalista vittima della camorra ieri ha inviato un lunga lettera di incitamento ai ragazzi dove alla fine scrive: “Spero che le vostre parole contribuiscano al riscatto del nostro territorio”. Di sicuro l’iniziativa è una sfida a quella criminalità organizzata che li circonda. Basti pensare che Radiosiani ha per dirimpettaio proprio il boss Giovanni Birra, e che gli affiliati del clan frequentano regolarmente i bar e i locali di quel corso Resina da dove i giovani lanciano le loro battaglie per la legalità. “Abbiamo dato a questi ragazzi un’opportunità, ma è stato il loro coraggio, la loro passione politica a fare il resto” racconta Nino Daniele, l’ex sindaco di Ercolano che due anni fa ha voluto riqualificare così, con una speranza di cambiamento, il bene confiscato. Anche questa una scelta non scontata. Molti amministratori preferiscono infatti lasciare in disuso gli immobili e le terre delle famiglie camorristiche perché destinarli a un uso civico è considerata una sfida, uno sgarro nei confronti delle cosche. Tanto più che proprio il clan Birra usava un’emittente radiofonica pirata, per inviare messaggi di morte o intimidatori agli affiliati, e che poi è stata chiusa grazie al lavoro del giudice Raffaele Cantone e del pm Pierpaolo Filippelli. “Spesso è dura – racconta Giuseppe Scognamiglio uno dei fondatori impegnati nel progetto – andiamo avanti senza finanziamenti e senza l’adeguamento dei locali, ma non ci arrendiamo perché crediamo che Radiosiani possa essere un esempio e che la giustizia possa vincere contro le mafie”. Il gruppo ha anche avviato un’attività di volontariato nella cittadina vesuviana con laboratori di musica e artigianato, nonché un doposcuola per tentare di aggregare i ragazzi, allontanandoli nello stesso tempo dalla strada e dalla lunga mano della camorra. “Perché le idee non si fermano con la paura non deve essere solo il nostro slogan, ma anche uno stile di vita”, parola di Giuseppe.

VIDEOINTERVENTO di AMALIA DE SIMONE, direttore di Radiosiani:

http://www.youtube.com/watch?v=OWN_E8z6PVw

Qui il link del sito per ascoltare la radio anticamorra:

www.radiosiani.com